giovedì 9 Febbraio 2023

Ai bambini problematici manca veramente l’educazione?

sabato 24 Marzo 2018 19:58
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Intervistato da Repubblica, il pedagogista Daniele Novara torna a parlare di un problema che sempre più sta emergendo in ambito scolastico: la rinuncia all’educazione. Il suo punto di vista nasce dall’osservare l’evidente crescita esponenziale di bambini problematici che frequentano la scuola: problematiche collegate al deficit di attenzione, iperattività e aggressività; dislessia, disgrafia, discalculia. Senza parlare di patologie ben più gravi legate al forte aumento delle sindromi autistiche.

Secondo il noto pedagogista, la scuola reagisce rinviando il problema al mittente, con l’immediata giustapposizione di assistenza e, nei casi più gravi, con l’ancora più grave scelta della medicalizzazione. Il suo grido di allarme è che si stia sostituendo la psichiatria all’educazione: “Confondere un bambino molto vivace con un bambino affetto da Disturbo della condotta o da ADHD (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) è un grave errore – dichiara Novara – È fondamentale fare chiarezza sulla sostanziale differenza tra le difficoltà che un bambino o un ragazzo può incontrare a causa dell’immaturità del suo sviluppo e una patologia vera e propria. La mia impressione è che nel dubbio si scelga la via della certificazione, quasi per non correre rischi, quasi per non lasciare i genitori senza una risposta”. Come per mettere le mani avanti, insomma. E delegare il problema a qualcun altro. Sottolinea inoltre la necessità di una scuola diversa, di un restyling educativo, del rispetto delle diverse tempistiche di apprendimento dei ragazzi e soprattutto delle insidie che si nascondono dietro queste certificazioni ed etichette, principalmente per quanto riguarda l’autostima di bambini e ragazzi. Novara dà inoltre alcuni consigli a genitori e insegnanti, invitando a resistere prima di ricorrere alle diagnosi: “La terapia va lasciata ai casi specifici e particolari, l’educazione è la prima vera cura”. Spiega: “Molti insegnanti pretendono di avere in classe dei bambini ‘sedati’, che parlino come adulti, che non abbiano più uno straccio di pensiero magico, che non siano più vivaci, disordinati. La scorciatoia imboccata, la più semplice e immediata, consiste nel consegnare figli e alunni nelle mani di medici, psichiatri, neuropsichiatri, psicologi, pediatri, logopedisti, etc.”.

Ora, è certamente vero, come afferma Novara, che “il cervello dei bambini è quanto di più plastico e trasformabile l’uomo abbia a disposizione per adattarsi all’ambiente e alle sue richieste” e che “i bambini hanno la possibilità di farcela se messi nelle condizioni di poter esprimere le loro potenzialità e compensare le competenze ancora non sviluppate”, purtuttavia è fondamentale non abbassare la guardia e ridimensionare delle difficoltà evidenti del mondo infantile. Perché non fare lo sforzo di cercare le cause di tale situazione sempre più drammatica? Il ruolo degli insegnanti, come quello dei genitori e dei medici che assistono la crescita dei più piccoli, non si può fermare unicamente alla cura degli effetti di una criticità. Perché dunque questo timore quasi riverenziale di interrogarsi sul perché dell’aumento imprevisto di questi casi di patologie infantili? Una risposta indiretta, forse, potrà venire dalle conclusioni della Commissione Parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, tra le quali fanno spicco quelle concernenti la sorveglianza sanitaria e la profilassi vaccinale ed una particolare attenzione all’anamnesi pre-vaccinale. A buon intenditor…

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