Ott 12, 2026 | Battaglie | 0 commenti

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EVENTI, COMUNI E REGIONI NON SONO BANCOMAT

I Comuni e le Regioni sia a Nord che a Sud dello Stivale non sono bancomat: affermazione scontata ma spesso dimenticata.
La spesa pubblica, in particolare quando riferita ad aspetti effimeri, dovrebbe sempre essere contenuta. Non eliminata, per carità, ma molto contenuta all’interno di precisi parametri dettati innanzitutto dal buon senso.

 

 

GLI SPETTACOLI NON SIANO VOLANO DI CLIENTELE E FAVORITISMI

 

Il rischio molto forte, in particolare in alcuni contesti, è che il denaro dei contribuenti venga speso per fini clientelari e per garantire ad alcuni soggetti interessati fonti di reddito finalizzate al proprio sostentamento.
Pratica diffusa, sebbene scorretta, che ovviamente viene alimentata da chi ha specifici interessi sia diretti che indiretti.
Ciò è vero in particolare quando le feste e gli spettacoli non hanno una continuità nel corso degli anni e quindi non creano alcun indotto ma rappresentano momenti sporadici privi di un reale radicamento al territorio e alla comunità di riferimento.
Spesso dietro al denaro erogato ad associazioni, cooperative e imprese ci sono delle vere e proprie “partite di giro” utili a garantire reciproci tornaconti.

 

IL DENARO DEI CITTADINI È SACRO

 

Gli amministratori pubblici, su cui esercita il controllo contabile la Corte dei Conti, dovrebbero maneggiare il denaro dei cittadini con molto riguardo e attenzione.
Gli Enti locali da un lato piangono miseria, dall’altro spendono e spandono per pagare scomode “cambiali” elettorali. Sullo sfondo gli esiti elettorali che determinano equilibri perversi all’interno delle giunte e dei consigli regionali e comunali.
A nulla sembra valere la crescente pressione fiscale locale che dovrebbe servire a mettere mano ad aspetti ritenuti più confacenti alle reali esigenze della cittadinanza. Invece le entrate vengono “bruciate” per garantire un posto al sole a questo o a quello, all’amico e all’amico dell’amico. È in questi delicati momenti che le opposizioni dovrebbero esercitare il proprio mandato fino in fondo senza temere di essere considerate pedanti o rompiscatole.
A patto che chi svolge il ruolo di controllore istituzionale (la minoranza) non sia ricattabile.
A quel punto le dinamiche che si innescano sono contorte e malate a tutto danno della comunità di riferimento.
Da qui il fatto che spesso il malcontento di molti trova sfogo sui social, cassa di risonanza utile per sollevare alcune vicende non certo per affrontarle e risolverle.

 

 

LAMENTELE E SPERPERO NON HANNO MAI FINE

 

Da un lato ci si lamenta dall’altro si sperpera.
È il copione che sempre va in scena quando si parla di distribuzione di risorse pubbliche.
Gli Enti locali, attraverso i propri rappresentanti, lamentano tagli e mancanza di trasferimenti.
Insomma piangono, poi, però elargiscono quattrini per feste, festini e per alimentare un consenso di piccolo cabotaggio che senza programmazione concreta è destinato a scemare, a spegnersi rapidamente. Occorre invece basarsi su corretti criteri di spesa, posto che una corretta gestione amministrativa si concretizza anche attraverso la gestione delle uscite, non solo delle entrate.
I cittadini, in particolare durante periodi storici come quello attuale caratterizzato da crisi economica e austerità, devono maggiormente porre attenzione ai comportamenti adottati dai propri amministratori: comitati, associazioni e movimenti devono agire sinergicamente con maggiore forza e impulso per pungolare i “padroni del vapore” a spendere con più attenzione.
Ogni euro che viene indirizzato verso pseudo-eventi artistici e culturali è sottratto a questioni di più concreta importanza e alla stessa vera arte e cultura.

Sindaci e Presidenti di giunte regionali, pomposamente detti governatori, prima di allargare i cordoni della borsa dovrebbero compiere un’attenta analisi delle priorità dei propri territori: buona pratica che come resta pura teoria inapplicata.

Pippo Della Corte

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