DETERGENTI PROFUMATI E INQUINAMENTO INVISIBILE DENTRO CASA.
QUANDO LE PULIZIE POSSONO MODIFICARE LA QUALITÀ DELL’ARIA
Le fragranze possono trasformare la chimica dell’aria. Alcuni composti profumati, reagendo con l’ozono presente nell’aria, possono favorire la formazione di particelle ultrafini, di dimensioni nanometriche.
È quanto emerge da una ricerca guidata da Brandon Boor della Purdue University, negli Stati Uniti, presentata al congresso annuale 2026 dell’American Chemical Society (ACS), a Chicago, durante il simposio dedicato agli ambienti interni sani e al rapporto tra microbioma e chimica.
UNA CASA IN MINIATURA PER STUDIARE L’ARIA DOMESTICA
Dal 2020 la Purdue University utilizza Purdue Zero Energy Design Guidance for Engineers (zEDGE), una piccola casa-laboratorio progettata per studiare in condizioni controllate ciò che accade nell’aria di un’abitazione. Sensori e strumenti permettono di rilevare in tempo reale le emissioni prodotte dalle normali attività domestiche.
Gli esperimenti hanno riguardato diversi ambienti, dalla cucina al bagno, fino ai pavimenti, utilizzando detergenti liquidi profumati, spray per superfici e salviette disinfettanti con estratti botanici.
IL PROFUMO NON È SOLTANTO UNA QUESTIONE DI ODORE
Il fenomeno può verificarsi in pochi minuti. Alcuni composti organici volatili presenti nelle fragranze reagiscono con gli ossidanti dell’aria, in particolare con l’ozono, favorendo la formazione di particelle ultrafini.
Tra le sostanze coinvolte ci sono terpeni e terpenoidi, presenti in molti aromi: pinene, associato al pino; limonene, caratteristico degli agrumi; timolo, presente nel timo; e linalolo, associato alla lavanda. A contatto con l’ozono possono innescare processi che portano alla formazione di particelle estremamente piccole.
MILIARDI DI NANOPARTICELLE IN POCHI MINUTI
Secondo i risultati presentati, la pulizia con prodotti profumati, sia convenzionali sia a base di ingredienti vegetali, può determinare in pochi minuti concentrazioni elevate di particelle ultrafini. Le particelle osservate hanno dimensioni indicativamente comprese tra 1 e 30 nanometri e, proprio per la loro estrema piccolezza, possono essere inalate e depositarsi nell’apparato respiratorio in soli 20 minuti di esposizione.
In determinate condizioni, le concentrazioni generate durante la pulizia possono raggiungere livelli paragonabili o superiori a quelli osservabili vicino a strade con traffico intenso.
ANCHE “NATURALE” NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE PRIVO DI EMISSIONI
Il problema non dipende semplicemente dall’origine della fragranza, ma dalla chimica dei composti immessi nell’aria e dalle reazioni che possono avvenire nell’ambiente. Anche una fragranza di origine vegetale a base di oli essenziali naturali può quindi partecipare ai processi che portano alla formazione di particelle ultrafini.
COME RIDURRE L’ESPOSIZIONE DURANTE LE PULIZIE
Per limitare l’esposizione, i ricercatori suggeriscono di:
• preferire prodotti senza profumo o con profumazione ridotta;
• evitare di usare contemporaneamente numerosi prodotti profumati;
• ventilare gli ambienti, aprendo le finestre o usando le ventole di aspirazione;
• evitare di associare le pulizie a dispositivi che possono generare ozono, poiché quest’ultimo può favorire le reazioni responsabili della formazione delle particelle, come le lampade raggi UVC lontani.
NON SOLO DETERGENTI: CERE PROFUMATE E PRODOTTI PER CAPELLI
Gli studi della Purdue University hanno riguardato anche altri prodotti d’uso quotidiano. In precedenti ricerche, il gruppo aveva osservato le emissioni di terpeni durante l’uso di prodotti profumati a base di cera: anche le candele senza fiamma possono emettere nanoparticelle quando la cera profumata viene riscaldata.
Anche alcuni prodotti per capelli contengono metil-silossani ciclici volatili, che possono rimanere nell’aria durante e dopo l’uso. Le stime riportate indicano che, in una singola sessione di cura dei capelli in casa, l’inalazione cumulativa può essere nell’ordine di 1-17 milligrammi.
UN INQUINAMENTO CHE NON VEDIAMO
Detergenti, cere profumate e prodotti per la cura della persona fanno parte della vita quotidiana, ma il loro utilizzo può modificare la composizione chimica dell’aria nelle abitazioni. È un inquinamento difficile da percepire perché non si vede: né polvere, né foschia, né fumo. Comprendere come le sostanze emesse dai prodotti domestici interagiscono tra loro e con l’aria è quindi importante per migliorare il monitoraggio e il controllo della qualità dell’aria interna e contribuire alla progettazione di ambienti indoor più salubri.
Donatella Stocchi,Terapista della riabilitazione






0 commenti