mercoledì 25 Gennaio 2023

cartella-clinicaIo, malato oncologico, ho dovuto aspettare 4 mesi per la cartella clinica.

Gennaro è sfiduciato. Delle istituzioni, della sanità… si sente abbandonato ed ha ragione.

La sua rabbia è più che legittima, merita di essere ascoltata, così la raccogliamo in un’intervista.

 

Gennaro, so per esperienza cosa vuol dire scoprire di avere un tumore.
L’ho passato in famiglia, con mio padre. La gente che ti dice “ha un brutto male…”, le ricadute a ogni chemioterapia…

Già, è così, quando ai problemi di salute si accumulano anche i ritardi della burocrazia è veramente dura.

Quando inizia la sua “odissea”?

E’ il 02/03/2010 quando richiedo per la prima volta all’INT “Pascale” di Napoli la mia cartella clinica. Mi serviva per poter contattare altri specialisti, per potermi curare senza dover sottopormi ad altre inutili e costose analisi ed accertamenti. Iniziano le brutte sorprese: per la cartella occorrono 4 mesi.


Quattro mesi. Un tempo lungo… ancor più se si ha un tumore in corso!


Già. Ma non finisce lì. Tutt’altro: quando dopo quattro mesi mi presento per il ritiro, credendo di conoscere i tempi di evasione – era fine luglio -, mi riferiscono che per il momento sono attivi sulle richieste di gennaio. Insomma… devo avere pazienza. Noi cittadini dobbiamo sempre avere pazienza.


Immagino il suo disappunto. E’ incredibile…


Che dire? Ovvio che protesto! Mi lamento con l’ospedale per l’esagerata lungaggine, ma mi confortano: forse sapendo di essere in difetto mi rassicurano che, nel caso avessi la necessità di entrarne urgentemente in possesso, avrebbero accelerato l’emissione.


Agosto si sa, gli uffici vanno a rilento, e così, Gennaro a settembre torna a bussare per ottenere ciò che dovrebbe essere suo di diritto.


Sì, il 14 settembre c.a. ritorno. Questa volta la cartella non è ancora fotocopiata.

Mi indigno con l’impiegato del ritiro dicendo che io non resisterei a subire le proteste dell’utenza senza agire e che si facesse acquistare uno scanner e una stampante dal suo direttore per velocizzare il suo lavoro e offrire un buon servizio ai degenti.
Per tutta risposta mi fornisce l’interno del direttore e mi chiede di contattarlo per esporre le mie proteste. Il direttore si attiva immediatamente, e mi dice di attendere una sua chiamata di delucidazioni. Dopo tre quarti d’ora d’attesa squilla il telefono. Pare che entro pochi giorni, potrò recarmi finalmente alla cartella clinica. Mi dà per certa la data del 24.


Un nuovo viaggio della speranza… l’ennesimo, nei meandri della sanità italiana. Tutto risolto, questa volta? Ormai sono passati 6 mesi!


Macché. Sembra che mi inventi le cose, per quant’è assurda la mia storia… Stavolta arrivo al Pascale, ma la cartella non c’è. Sono invitato a recarmi di persona all’ufficio copie per averla e successivamente all’URP della Fondazione per farmela firmare. Protesto di nuovo con l’operatore e di risposta ho solo la sua maschera, un misto di insofferenza ei rassegnazione. Non è possibile che a Napoli, capitale d’Europa, prima città ad avere una linea ferroviaria… possano esistere ancora simili standard di inefficienza.


Ha ragione da vendere, il signor Gennaro, a cui auguriamo di poter risolvere al più presto i suoi problemi di salute.
Ecco perché Civicrazia appoggia associazioni quali Cittadinanzattiva che con il Tribunale per i diritti del malato da anni assiste e tutela i cittadini che si possono ritrovare in tale assurda – ma, ahimé, non così infrequente – situazione.

Siamo convinti che simili dissesti dell’amministrazione e della sanità possano essere sanati solo da chi, come Civicrazia e le associazioni che operano su Napoli, conoscono suoi reali problemi.
Questo è lo scopo di Napoli Innanzitutto.

Translate »