giovedì 26 Gennaio 2023

tasse-rifiutiRaccolta dei rifiuti? Un paradosso: sono le regioni dove funziona meno la raccolta quelle a pesare di più quanto a tasse sui cittadini.
E’ quanto emerge dal dossier di Cittadinanzattiva, tra le associazioni guida di Civicrazia.
Proprio in Campania si registra la maggior spesa media annua per lo smaltimento della spazzatura. Napoli, Benevento, Siracusa e Roma sono le città dove i rifiuti costano di più.

Lo studio, svolto dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva, ha riguardato tutti i capoluoghi di provincia. Si va dai 453 euro a famiglia per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a Napoli (considerando un nucleo-tipo di tre persone con un reddito lordo di 45mila euro ed una casa di 100 mq) fino ai 122 di Isernia, la città più economica. Quattro volte tanto!!!

Come si giustificano queste differenze, specie in funzione di altrettanto pesanti disparità nella fornitura del servizio?
La civicratica Cittadinanza attiva chiede a gran voce una spiegazione.

In marcati gap tra aree geografiche del Paese si ritrovano anche all’interno di una stessa regione: in Lombardia a Milano si paga il doppio che a Cremonia (262 contro 139 euro), in Sicilia i supertassati sono i nisseni (241 euro contro i 165 dei siracusani).

Una buona notizia: fare la differenziata paga. E’ il caso di Isernia, fiore all’occhiello del riciclo, che riesce ad abbattere una buona fetta sulle tariffe della tassa sullo smaltimento dei rifiuti (vedasi il rapporto di Legambiente sui Comuni ricicloni Campania 2010). Al contrario, a Napoli, nonostante l’emergenza, si registra invece il maggior incremento della tassa sui rifiuti (+ 60,1%).

Mentre la corsa delle tasse procede a gambe levate, procede a rilento l’adozione – da parte dei capoluoghi di provincia – della Tariffa d’igiene ambientale (Tia) introdotta nel 1997 dal decreto Ronchi nell’ormai lontano 1997, ma ferma a tredici anni di distanza solo al 45% delle province italiane.

Cosa cambia tra Tia e Tarsu? Mentre infatti la Tarsu è una tassa, la Tia è una tariffa, ossia un’entrata di carattere patrimoniale commisurata ai servizi usufruiti dagli utenti, che deve assicurare la copertura integrale dei costi di gestione dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Programmazione e investimenti in materia ambientale sono imprescindibili per la Tia, non così per la Tarsu.

Non è un caso che “In Italia, la metà dei rifiuti va ancora a finire in discarica – spiega Antonio Gaudioso, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva – la produzione pro capite di rifiuti urbani è pressoché stabile, mentre ciò che non accenna a diminuire è il carico delle tariffe, specie in quelle aree del Paese, come il Sud, dove al danno si è aggiunta la beffa: .. l’obbligo di pagare per intero e sempre di più per un servizio che non funziona”.

 

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