mercoledì 1 Febbraio 2023

 L’invito a non aderire al gruppo “Diventare mamma o papà è stato il più bel regalo della mia vita” ha sollevato nuovamente il problema della sicurezza e dell’invasione alla privacy dei social network. Già, perché sotto l’apparenza di un gruppo votato all’amore familiare, in realtà si nascondevano attività di stampo pedofilo. Ne parliamo con il Dott. Roberto Mirabile, Difensore Specialista per i minori di Civicrazia e presidente dell’associazione La Caramella Buona.

Dott. Mirabile, su Facebook i nostri bambini sono in pericolo?

Il furto di immagini private di minori su Facebook è un pericolo reale da cui è bene tutelarsi ponendo la dovuta attenzione quando si condividono foto o filmati. La soglia da attenzione da porre nell’utilizzo di Facebook è massima: non è detto infatti che solo i nostri amici possano accedere ai contenuti da noi messi sul profilo. Il mercato della pedofilia è attivissimo nel reperimento di materiale da utilizzare sui propri circuiti ed anche foto ingenue potrebbero risultare appetibili a molti malintenzionati.
I minori, ma soprattutto i genitori, devono essere consapevoli del funzionamento e dei possibili rischi connessi all’uso dei social network e farne un utilizzo responsabile. Occorre potenziare l’educazione al mezzo: talvolta manca completamente la consapevolezza del pericolo. Invece è bene sapere che quando inseriamo i nostri dati sensibili in rete, foto, indirizzi, ma anche stati d’animo, stiamo lanciando una traccia eterna. Un bambino che esprime il suo disagio in Rete potrebbe essere più facilmente identificato come soggetto debole e potenziale vittima da parte dei pedofili.
Il computer spesso ha sostituito la televisione nel ruolo di baby sitter dei nostri figli che passano intere ore davanti allo schermo. Mentre si sa cosa sia la tv, molti genitori ignorano di fatto cosa sia un social network ed i ragazzi sono lasciati nell’uso delle nuove tecnologie in totale anarchia, un’anarchia pericolosa.
Cito il caso dei blog: è assurdo che si possa aprire un blog fornendo generalità false. Dai blog si può fare di tutto, diffamare, dare notizie fuorvianti, istigare alla violenza e persino adescare minorenni. Quando ciò succede è difficilissimo per la polizia postale risalire agli autori perché non è possibile una tracciabilità.

E , dunque, come possiamo tutelarci?

Una parziale tutela è quella di regolare le impostazioni del social network limitando l’accesso di esterni ai propri contenuti e verificare da un pc esterno che la condizione sia realmente applicata. E’ rilevante come in questi giorni, mentre Facebook raggiunge 400 milioni di utenze (di cui 42 in Europa) – l’appello ad una maggiore protezione dei profili dei minori giunga su iniziativa della Commissione europea, tramite il commissario per le telecomunicazioni Viviane Reading e cominciano a prepararsi le prime regole. In tal senso, una proposta parrebbe essere rendere inaccessibili ai motori di ricerca i profili dei minorenni.
Ma la praticabilità effettiva, anche tecnica, di simili soluzioni è poco concreta. Anche filtri e altri rimedi sinora utilizzati hanno per lo più una funzione preventiva e sono dei palliativi, più che una cura reale del fenomeno.
 L’unica vera azione che può tutelare i minori è accrescere la loro consapevolezza e battersi su un’adeguata campagna informativa che coinvolga in primis i genitori, spesso assolutamente avulsi ad Internet e alle nuove tecnologie.

 

 

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