mercoledì 1 Febbraio 2023
Purtroppo in Italia i casi di malasanità sono all’ordine del giorno e occupano assiduamente la cronaca giornalistica. Sia nel pubblico che nel privato, negli organi sanitari, affidatari istituzionalmente del compito di provvedere alla salute dei cittadini, si registrano casi di cattiva gestione del malato.
La nuova legge 24/2017, in vigore dal 1 aprile, promulga le nuove regole sulla sicurezza delle cure in sanità. Gli obiettivi sono la tutela degli utenti, attraverso una rete di prevenzione degli errori in corsia, e il tentativo di frenare la mole di contenzioso che si sviluppa in materia e che condiziona l’attività dei medici, anche con l’istituzione del Garante della Salute.
Un sollievo sulla malasanità con l’istituzione di un Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità medica, alimentato dai contributi annuali versati dalle compagnie assicurative che sono autorizzate ad operare nel settore sanitario. Più tutele per pazienti danneggiati ma anche per strutture sanitarie e personale medico, una panacea che non diventa rimedio.
Troppo spesso il compito di provvedere alla salute dei cittadini non viene soddisfatto.
Si tratta di una situazione molto preoccupante perché di mezzo c’è la salute delle persone.
Politiche sulla salute messe in campo, tante, eppure non si comprende perché  le scelte indicate non siano prevalentemente orientate a garantire i livelli di efficacia ed efficienza del servizio sanitario ma ad attuare una logica redistributiva di ricchezza in ambiti particolari, settoriali e di convenienza. La rete ospedaliera riprogettata continuamente per allocare nuove risorse sul territorio attraverso micro-ospedali, in questi casi, si dimostra fallace nell’assicurare la sicurezza delle cure neppure per interventi dai livelli di rischio poco elevati. Chiusura di ospedali, personale medico e infermieristico ridotti con conseguente del degrado della funzionalità dei servizi ospedalieri, nonostante sussistano valide graduatorie di idonei. E’ del tutto evidente che quando in un sistema che deve erogare servizi pubblici ai cittadini vengono meno le competenze e le professionalità, le risorse finanziarie vengono indirizzate per scopi che divergono dall’effettiva destinazione, le prestazioni erogate sono di livello scadente che non soddisfano il cittadino-utente e producono gravi casi di malasanià.
A questo quadro si aggiungono le lunghe liste d’attesa per chi si rivolge al Servizio Sanitario Nazionale. Le liste d’attesa per i cittadini sono la più grande criticità del SSN, come evidenziano indagini e monitoraggi periodici. I tempi di accesso alle prestazioni sono talvolta tanto lunghi da indurre a pagare di tasca propria rivolgendosi al privato per visite ed esami, se non addirittura per interventi. Attesa che a volte dura anche anni, per eseguire un’operazione con il ticket nazionale.
E’ in questo contesto che Civicrazia, coinvolgendo ogni giorno le associazioni,  i movimenti, i comitati è in prima linea, combatte gli sprechi, denuncia qualsiasi tipo di comportamento di collusione e di corruzione, insorge costantemente contro la malasanità.
E’ diritto di chiunque subisce un torto denunciarlo con forza. Ma è anche dovere di tutti affinchè non accada anche per altri.
di Ernesto Marino

Il diritto alle cure mediche non può essere negato ai cittadini per motivi meramente economici. La crisi, invece, ha cambiando l’approccio alla salute degli italiani, denuncia la civicratica Cittadinanzattiva.
”La rinuncia dei cittadini alle cure per motivi economici e’ un campanello di allarme, l’ennesima conferma che la Sanità italiana ha bisogno di interventi urgenti per assicurare l’universalismo garantito nella Costituzione”, commenta giustamente Teresa Petrangolini,  segretaria generale di Cittadinanzattiva.
L’Associazione, tra le 20 guida di Civicrazia, è attiva su molti fronti per tutelare la salute dei Cittadini, ad esempio con il Tribunale per i diritti del malato.

Le famiglie in difficoltà, se sopraggiunge un problema medico importante (es. cure dentali, protesi o l’assistenza di un genitore/parente non autosufficiente, malattie croniche o rare), si ritrovano in una condizione limite: scegliere tra la rinuncia alle cure o regredire alla soglia di povertà.
Alcune prestazioni sanitarie non possono continuare a ricadere sui redditi dei cittadini, già provati dall’innalzamento delle imposte, dei ticket e delle tariffe delle RSA.

Le risorse economiche pubbliche vanno gestite con oculatezza, con attenzione e trasparenza, come chiede Civicrazia.

”E’ necessario che lo Stato garantisca effettivamente l’accesso  dei cittadini alle prestazioni socio sanitarie necessarie alla salute innanzitutto attraverso il contrasto al fenomeno delle liste di attesa, eliminando gli sprechi e istituzionalizzando forme permanenti di valutazione della qualità dei servizi e dei pubblici amministratori con il coinvolgimento dei cittadini e delle loro organizzazioni”.
 

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