mercoledì 25 Gennaio 2023

sanitRiportiamo un’interessante riflessione aperta da Teresa Petrangolini, Segretario generale di Cittadinanzattiva, una delle nostre associazioni guida.
In questo intervento sul binomio sanità-corruzione, si aprono infatti alcuni scenari di fondo, che anche noi riteniamo fondamentali e che cerchiamo di portare avanti nella battaglia a favore di una società migliore, meritocratica e trasparente.

L’espediente è un articolo uscito alcune settimane fa (2 ottobre) sul quotidiano La Stampa, dove si calcola che il “giro” di corruzione della sanità italiana ammonterebbe a cento milioni di euro. Quattro le principali motivazioni sottostanti l’illegalità nel sistema sanitario italiano: “tanti soldi, poca trasparenza, controlli scarsi, troppi interessi politici e clientelari”.

Tra i casi e gli esempi riportati, emerge quello della Campania dove, proprio in questi giorni, sono stati raddoppiati i ticket e si preannunciano continui tagli all’intero sistema sanitario. Volendo riassumere la situazione con una metafora, per restare in tema, diciamo che ci troviamo davanti due figure: un malato – la sanità – che si aggrava sempre di piu’, e un dottore – la corruzione – che si arricchisce di conseguenza.

Questa, in sintesi, la situazione ordinaria conosciuta – ahi noi – dai cittadini, ovvero da coloro che della sanità dovrebbero essere gli interlocutori e il fine di ogni agire.

Senza scadere nella retorica di discorsi sterili, ci interessa riportare qui le possibili soluzioni da porre di fronte al dilatare di questa crisi, come suggerisce la Dott.ssa Petrangolini, ovvero:

1. Deontologia e sanzioni per chi delinque: a fronte di tanti medici onesti e anche di tanti comportamenti corretti da parte delle aziende farmaceutiche, ci sono i furbi, chi approfitta della propria professione per recare danno all’altro e arricchire se stesso…Queste persone dovrebbero essere allontanate dalle professioni che esercitano, insieme a tutti i soggetti conniventi. “Maggiore serietà e rigore non guasterebbero, anche per ridare un po’ più di fiducia ai cittadini”.

2. Una giustizia che funzioni: che senso ha denunciare, esporsi, lavorare per avere un paese più giusto, se poi la macchina giudiziaria è bloccata…?

3. In ultimo, una cosa molto semplice: il buongoverno, una qualità alta nel governare il servizio sanitario.

Con alcuni ingredienti essenziali, quelli che anche Civicrazia ritiene siano fondamentali per un auspicabile cambiamento e rinnovamento della società: “l’autonomia dalla politica, l’ascolto delle esigenze dei cittadini ed un loro coinvolgimento attivo, la meritocrazia come criterio di selezione del personale, un regime dei controlli efficace senza le opacità che consentono ai furbi di agire indisturbati, la trasparenza su tutto…”. 

Ci auspichiamo che un cambiamento culturale di questo tipo sia realizzabile, e che sempre più persone siano disposte ad operare per attivare questo tipo di rinnovamento.
Il progetto Napoli Innanzitutto segue proprio questo tipo di princìpi: meritocrazia, autonomia, protagonismo dei cittadini, trasparenza amministrativa.
Ecco le colonne su cui poggiare le nuova fondamenta della città di Napoli!

cartella-clinicaIo, malato oncologico, ho dovuto aspettare 4 mesi per la cartella clinica.

Gennaro è sfiduciato. Delle istituzioni, della sanità… si sente abbandonato ed ha ragione.

La sua rabbia è più che legittima, merita di essere ascoltata, così la raccogliamo in un’intervista.

 

Gennaro, so per esperienza cosa vuol dire scoprire di avere un tumore.
L’ho passato in famiglia, con mio padre. La gente che ti dice “ha un brutto male…”, le ricadute a ogni chemioterapia…

Già, è così, quando ai problemi di salute si accumulano anche i ritardi della burocrazia è veramente dura.

Quando inizia la sua “odissea”?

E’ il 02/03/2010 quando richiedo per la prima volta all’INT “Pascale” di Napoli la mia cartella clinica. Mi serviva per poter contattare altri specialisti, per potermi curare senza dover sottopormi ad altre inutili e costose analisi ed accertamenti. Iniziano le brutte sorprese: per la cartella occorrono 4 mesi.


Quattro mesi. Un tempo lungo… ancor più se si ha un tumore in corso!


Già. Ma non finisce lì. Tutt’altro: quando dopo quattro mesi mi presento per il ritiro, credendo di conoscere i tempi di evasione – era fine luglio -, mi riferiscono che per il momento sono attivi sulle richieste di gennaio. Insomma… devo avere pazienza. Noi cittadini dobbiamo sempre avere pazienza.


Immagino il suo disappunto. E’ incredibile…


Che dire? Ovvio che protesto! Mi lamento con l’ospedale per l’esagerata lungaggine, ma mi confortano: forse sapendo di essere in difetto mi rassicurano che, nel caso avessi la necessità di entrarne urgentemente in possesso, avrebbero accelerato l’emissione.


Agosto si sa, gli uffici vanno a rilento, e così, Gennaro a settembre torna a bussare per ottenere ciò che dovrebbe essere suo di diritto.


Sì, il 14 settembre c.a. ritorno. Questa volta la cartella non è ancora fotocopiata.

Mi indigno con l’impiegato del ritiro dicendo che io non resisterei a subire le proteste dell’utenza senza agire e che si facesse acquistare uno scanner e una stampante dal suo direttore per velocizzare il suo lavoro e offrire un buon servizio ai degenti.
Per tutta risposta mi fornisce l’interno del direttore e mi chiede di contattarlo per esporre le mie proteste. Il direttore si attiva immediatamente, e mi dice di attendere una sua chiamata di delucidazioni. Dopo tre quarti d’ora d’attesa squilla il telefono. Pare che entro pochi giorni, potrò recarmi finalmente alla cartella clinica. Mi dà per certa la data del 24.


Un nuovo viaggio della speranza… l’ennesimo, nei meandri della sanità italiana. Tutto risolto, questa volta? Ormai sono passati 6 mesi!


Macché. Sembra che mi inventi le cose, per quant’è assurda la mia storia… Stavolta arrivo al Pascale, ma la cartella non c’è. Sono invitato a recarmi di persona all’ufficio copie per averla e successivamente all’URP della Fondazione per farmela firmare. Protesto di nuovo con l’operatore e di risposta ho solo la sua maschera, un misto di insofferenza ei rassegnazione. Non è possibile che a Napoli, capitale d’Europa, prima città ad avere una linea ferroviaria… possano esistere ancora simili standard di inefficienza.


Ha ragione da vendere, il signor Gennaro, a cui auguriamo di poter risolvere al più presto i suoi problemi di salute.
Ecco perché Civicrazia appoggia associazioni quali Cittadinanzattiva che con il Tribunale per i diritti del malato da anni assiste e tutela i cittadini che si possono ritrovare in tale assurda – ma, ahimé, non così infrequente – situazione.

Siamo convinti che simili dissesti dell’amministrazione e della sanità possano essere sanati solo da chi, come Civicrazia e le associazioni che operano su Napoli, conoscono suoi reali problemi.
Questo è lo scopo di Napoli Innanzitutto.

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