martedì 31 Gennaio 2023

 

l'importanza del voto in italia

Il comma 2 dell’articolo 48 della Costituzione Italiana afferma, tra le caratteristiche che riguardano l’esercizio del voto, anche il fatto che votare sia un dovere civico.

Ebbene, la prima riflessione che potremmo fare è che oramai esista una enorme maggioranza di cosiddetti cittadini che non vuole adempiere a questo importantissimo dovere, accampando una serie di motivazioni.

Detto questo, noi Civicratici riteniamo che il voto sia solamente il primo passo che un cittadino consapevole debba compiere verso la strada per la reale democrazia civicratica.

Infatti, dopo aver espresso il proprio voto, assumendoci da veri adulti la responsabilità elettorale, ognuno di noi, e sottolineo ognuno, deve compiere il passo successivo, che riguarda l’attento controllo nei confronti del proprio candidato politico affinché questi realizzi il più rapidamente possibile e in modo corretto il programma elettorale che ci ha convinto a votarlo.

Inoltre, è necessario che il Cittadino chieda chiarimenti immediati al proprio candidato politico, qualora questi, o la formazione politica che lui rappresenta, dovesse mettere in atto iniziative che non erano previste nel programma elettorale proposto prima delle elezioni o non rispetti gli impegni assunti.

Arriviamo così all’altro passo fondamentale da fare, che è l’essenza della democrazia civicratica e cioè la partecipazione attiva a tutti quei processi sociali e civici che sono  imprescindibili, affinché il Cittadino possa incidere positivamente nella realtà quotidiana e  cambiare quei meccanismi perversi che hanno fatto di noi dei sudditi in mano alle oligarchie politiche e alle lobbies di potere che le appoggiano.

La Costituzione italiana assicura la possibilità anche ad ogni singolo Cittadino di  esercitare questa azione di controllo e di reazione civica di fronte a comportamenti ritenuti eventualmente scorretti di formazioni politiche, istituzioni pubbliche, eletti, amministratori, eccetera, che ricordiamolo per l’ennesima volta, sono finanziati da soldi pubblici che noi Cittadini eroghiamo sotto varie forme e in grande quantità.

Per fare un esempio pratico, ognuno di noi è come se fosse un socio di una grande impresa civica che ha il compito di gestire una marea di denaro, per assicurare a tutti uno standard di vita migliore. Perciò, quando un socio di una società che gestisce ingenti patrimoni non partecipa attivamente al controllo periodico di queste attività dimostra solamente di essere perlomeno ingenuo in modo veramente pericoloso, perché rischia di mettere a repentaglio il proprio benessere economico e quello della propria famiglia, elemento basilare di ogni società di cittadini.

E’ necessario che  ognuno di noi faccia la propria parte come cittadino attivo e non pensi unicamente al proprio  interesse.

Qualora continueremo invece ad avere comportamenti ignavi e spesso infantili dimostreremo soltanto che ci stiamo meritando in pieno il degrado del nostro Belpaese!

Stefano Fabroni

Presidente Comitato Salute e Ambiente Asl Rm5

 

la meritocrazia scolastica

“La meritocrazia è il principio di giustizia che postula che a scuola ognuno debba essere ricompensato e valorizzato in funzione dei propri meriti. Punta all’eccellenza”

Da più di un decennio negli istituti scolastici si sostiene che promuovere gli studenti a manica larga sia doveroso e in linea con i principi della cosiddetta eguaglianza.  Un’idea perversa, per cui il diritto allo studio è sinonimo di diritto al diploma. La risposta che solitamente si dà a chi durante gli scrutini si oppone allo scempio di promuovere alla classe successiva alunni che su tredici discipline del piano di studio hanno raggiunto la sufficienza piena si e no su quattro materie è questa: “La scuola è inclusiva!”

Ma che cosa centra?

Che la scuola sia inclusiva significa che accoglie tutti: poveri, ricchi, autoctoni, immigrati, diversamente abili.

Essere inclusivi non contrasta con la meritocrazia.

In un sistema antimeritocratico i meno capaci sono promossi anche a costo di svalutare chi ha maggiori capacità.

Oppure, sempre in fase di scrutinio, si risponde erratamente: “Ci chiediamo che cosa farà questo ragazzo se non lo dovessimo promuovere”?

Ma, in realtà la domanda dovrebbe essere questa: “Che cosa farà se lo dovessimo promuovere”?

E la risposta è facile darla. L’alunno avrà capito che anche se non dovesse fare il suo dovere può avere diritto a un lavoro che non svolgerà ottimamente, data la poca preparazione e le poche competenze che ha acquisito. Inoltre svolgerà il servizio con una grande percentuale di errori a sfavore della comunità.

Se da un lato bisogna proteggere i più deboli e fare sì che chi si merita di laurearsi possa farlo, rifiutare la meritocrazia – che vuole dire selezione, competizione e ricerca dell’eccellenza – significa la continuazione delle vecchie aristocrazie basate sulla ricchezza ereditata e di un declino economico che penalizzerà ancora di più i poveri”, ha scritto giustamente  Roger Abravanel (Corriere della sera del 14 ottobre 2020). Ed è quello che da sempre illustra Civicrazia.

Eliminare la meritocrazia a favore di un falso egualitarismo non premia i meno abbienti ma privilegia ingiustamente chi dispone di risorse per far fronte alle mancanze del sistema dell’istruzione. Il promuovere anche chi non si è minimamente impegnato durante l’anno scolastico, né motivato a partecipare ai progetti che la scuola propone agli alunni per eliminare le carenze e quindi l’abbandono scolastico, né a rielaborare a casa e accrescere il proprio sapere anche autonomamente impegnandosi ad acquisire competenze per poi essere capaci ad affrontare compiti difficili serve solo ad abbassare gli standard e danneggiare  gli studenti che si impegnano.

La scusa del non voler lasciare indietro nessuno non regge. L’anti-meritocrazia non è misericordia e non fa bene agli alunni. Non si educa l’alunno che non ha voglia di impegnarsi regalandogli la promozione.

Gli facciamo solo del male. Se invece ci sta davvero a cuore il bene dei giovani dobbiamo stimolarli affinché le loro qualità emergano e diano frutti.

E all’alunno meritevole – questa è la vera domanda –  in quanto ad apprendimento, saperi, competenze che cosa rispondiamo quando ci chiede la ragione del perché il compagno che in classe ha disturbato la lezione, non si è impegnato e non conosce i contenuti delle discipline, viene promosso con la sua stessa valutazione?

Il disprezzo per l’istituzione scolastica da parte di molti studenti e i loro genitori va di pari passo con il decadimento del corpo insegnanti. Molti docenti, negli anni, hanno perso la passione di educare e di istruire; altri, invece, portano avanti con dignità la formazione delle generazioni future.

Anche i docenti non possono essere trattati senza rigorosi criteri meritocratici.

La figura dell’insegnante è svalutata e, oberata dal dilagante burocratismo cartaceo e  “soprattutto da una pervasiva ideologia che ha fatto della scuola un’istituzione di tipo socio-assistenziale, regolata da un democraticismo pseudo-benevolo”. (Ernesto Galli della Loggia Corriere della sera, 25 settembre 2020).

Basta con questo democraticismo pseudo-benevolo che avvelena le giovani generazioni!

Non è un caso se molti disoccupati negli anni abbiano prestato l’orecchio ai movimenti politici che definiscono il merito un tiranno, che è giusto che lo Stato si occupi di loro e che la scuola pubblica debba promuovere tutti, sempre e comunque.

Investire. invece, nel sapere è capitale, così come promuovere la meritocrazia per sfornare l’élite del domani.

Il merito deve tornare ad essere l’esito e insieme la ragione legittimante di un’autonomia decisionale saldamente collocata dentro una preesistente e condivisa gerarchia del sapere”, scrive esattamente  Alessandro Barbano. Se diventare élite nei secoli passati era impossibile per la stragrande maggioranza della popolazione (dal momento che non c’era meritocrazia), oggi è paradossalmente più aspirabile, considerando che gli strumenti della conoscenza sono a disposizione di tutti. Questo non vuol dire che sia più facile in senso assoluto: la competizione della globalizzazione è aspra ed estremamente selettiva.

Occorre allora una policy che  premi incisivamente il merito.

E’ un’esigenza di efficacia ma anche di giustizia.

Investire, infatti,   nel concetto di meritocrazia fa più bene ai più indigenti che  ai più abbienti.

Giancarla Perotti

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