martedì 7 Febbraio 2023

L’Unione Europea, nell’ambito  delle sue competenze istituzionali, sta affrontando la grave crisi economica che dall’autunno 2008, aggravata in parte da quella d’Oltreoceano, ha iniziato a flagellare le economie europee.  Infatti,  nel 2009 la BEI, la Banca europea per gli investimenti  – l’istituto di credito a lungo termine dell’ Europa comunitaria creato, dai Trattati di Roma del ’57, per concedere prestiti al settore pubblico e privato volti a finanziar progetti d’interesse europeo, per quanto riguarda settori come la coesione tra le varie Regioni europee, l’ambiente, l’energia, ecc. – alla sola Italia ha erogato finanziamenti per 9,7 miliardi (livello mai raggiunto prima), con un aumento del 17% rispetto al 2008, e addirittura del 75% circa rispetto al 2007. Nel triennio 2007-2009 sono state oltre 31mila le piccole e medie imprese italiane, da sempre spina dorsale della nostra economia, a beneficare di finanziamenti.
Come civicratici, due riflessioni: anzitutto, la speranza che l’esempio della BEI sia ripreso dalle nostre banche, che spesso proprio con le piccole e medie imprese, taglieggiate da crisi e da costi del lavoro davvero alti, e insidiate dall’usura sempre in agguato, si dimostrano di manica corta. Poi, in un Paese dove la piccola e media impresa, vitale per il rilancio di tutta l’economia, ha speranza d’un futuro migliore, è indispensabile una vera, nuova  politica nazionale delle infrastrutture (energia, trasporti, reti di comunicazione anche telefonica e informatica, ecc.).

F.F.

 

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