martedì 31 Gennaio 2023

asmefIn occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia abbiamo voluto approfondire quale sia l’immagine del nostro Paese intervistando il Dott. Salvo Iavarone, presidente ASMEF (Associazione Mezzogiorno Futuro), che dal 2006 si occupa di mantenere viva la storia dell’emigrazione italiana attraverso numerose iniziative, sia in Italia che all’estero.


Presidente, com’è nata la vostra associazione?

ASMEF è oggi la concretizzazione di un’idea ben radicata nel nostro vissuto. Le nostre attività sono iniziate  quasi per caso nel 2006: in occasione della presentazione al Castello dell’Abate (Castellabate, NA) di un libro, “Italoamericana” (scritto per Mondadori da uno dei principali studiosi di questi temi, Francesco Durante). Per la giornata cilentana dell’emigrazione pensammo di arricchire l’evento con una mostra fotografica che ci concesse la Fondazione Giovanni Agnelli e con l’allestimento di un’opera teatrale.
L’interesse in riscontro al tema fu enorme, tanto da riuscire a coinvolgere istituzioni come la Regione Campania e il Ministero degli Affari Esteri a divenire nostri partner.
In 4 anni di lavoro abbiamo ospitato ministri, europarlamentari, studiosi di livello internazionale, ma sono le persone comuni il cardine della nostra attività.


A 150 anni dall’unità d’Italia, qual è l’immagine del Paese che viene percepita dagli italiani all’estero?

Paradossalmente sono proprio gli emigranti a mantenere persino più vivo di noi l’amor di patria. Si rischia di perdere la memoria storica.
Se in Italia cresce il sentimento secessionista  alimentato da interessi economici lobbistici (il partito della Lega ha impostato su questo aspetto gran parte della comunicazione politica), all’estero – vuoi perché il tempo cancella i brutti ricordi ed esalta i momenti felici – c’è un forte attaccamento alla nazione, alla tradizione, nonché alla cultura di origine. Gli italiani all’estero si sentono talvolta più italiani di noi, perché ognuno di loro è ambasciatore della nostra identità e si trova a rispondere agli occhi dei concittadini d’adozione di ciò che avviene in Italia.


L’emigrazione del Sud, campana in particolare, che opinione ha dell’emergenza rifiuti a Napoli?

Ovviamente fenomeni così eclatanti non possono non avere un’eco internazionale. Gli emigranti sono toccati dal problema: è l’immagine di un popolo che viene lesa. I nostri fratelli lontani sono estremamente critici: non riescono a spiegarsi come sia stato possibile arrivare ad una simile mala gestione.
Alcuni di loro sono estremamente sfiduciati, quasi ci fosse una “maledizione del Sud”, altri indicano proprio nelle lacune del Sud la ragione del loro essere espatriati.


Sono le storie di semplici emigranti il cardine della vostra azione. Può citarcene alcune?

In particolare mi sono rimasti impressi personaggi come un imprenditore ittico argentino, che partendo da Sorrento è arrivato in pochi anni a costruire un’impresa con oltre 1000 dipendenti. Oppure il prof. Antonio Giordano, oncologo di fama internazionale… Mi chiedo: perché queste persone hanno dovuto lasciare l’Italia per fare ricerca, per mettere in piedi un’azienda? Non avrebbero potuto farlo qui?
Purtroppo, allo stato attuale, la realtà è che in Italia mancano le condizioni: non si investe a sufficienza nei giovani, nella libertà di iniziativa. Oggi si parla tanto di fuga di cervelli, ma perché non interrogare loro, chi da italiano è emigrato all’estero con successo? Viviamo nell’epoca di internet, del 2.0… cosa aspettiamo?
Invece i dibattiti politici sono spesso pieni di discorsi triti e ritriti, apriamo una riflessione: diamo voce ad esperienza di crescita, ascoltiamo le loro critiche e quali sono i suggerimenti.


Collaborare, dunque.

Assolutamente. E’ questo anche lo spirito della nostra associazione. Per questo abbiamo stiamo avviando progetti di scambi incrociati tra le Camere di Commercio. Si inizia con i paesi che abbiamo visitato in questi quattro anni di attività: Stati Uniti, Argentina e Brasile – l’ultimo viaggio che si è concluso proprio questo novembre -. Le giornate dell’emigrazione lasciano frutti preziosi.


Gli emigranti campani, ma anche veneti, liguri, laziali, avevano diverse mete: Australia, America del Sud, Francia, Germania, Belgio, Svizzera. Quali sono le differenze che ha riscontrato?

Talvolta si dimentica che l’emigrazione non è un fenomeno solo del sud. Fino a buona parte di inizio Novecento le regioni più povere erano proprio il nostro “ricco Nord Est”, il Veneto toccato in questi giorni dall’alluvione. Si partiva dall’Italia ognuno con la propria identità locale: padovana, cilentana… e una volta all’estero si veniva identificati come italiani soprattutto in base a stereotipi negativi, quali mafiosi, mangia spaghetti, senza distinzioni. Oggi dovremmo rifletterci prima di giudicare altrettanto sommariamente gli stranieri, i nuovi immigrati per non rischiare un Sacco e Vanzetti al contrario.
A livello di emigrazione, sussistono non poche differenze: sul versante latino americano i grandi flussi si sono arrestati a metà Novecento e oggi gli italiani in quei paesi si trovano a fare i conti con realtà in forte crescita ma dove le disparità economiche si fanno sempre più pesanti (come il Brasile, con un PIL del 10%, terra di favelas e multimilionari) o nazioni che lentamente risalgono la china dopo un clamoroso crac (come Argentina). Nel Nord America il discorso è tutt’altro: ancora oggi i nostri giovani scelgono la strada degli States per costruire il proprio futuro.

Lo sguardo dei tanti italiani all’estero ha sfumature differenti. Aprire ai nostri fratelli lontani è un’occasione di crescita per la nazione?

Sì, non c’è dubbio. Gli italiani all’estero si sentono lontani, spesso trascurati. Al tempo stesso noi italiani in Italia non siamo soddisfatti a pieno del nostro Paese. Collaborare, magari attraverso progetti di tutoraggio, di mutuo scambio, aiuterebbe entrambe le parti.
Aggregare le culture e le intelligenze di uomini e donne su un argomento sociale fondamentale come la storia dell’emigrazione italiana, è affascinante. È la testimonianza di come affrontare i temi quali la ricerca di identità, radici, storie di famiglie e di popoli, venga fuori il meglio delle persone.

L’Italia e in particolare il Mezzogiorno può trovare una speranza di rilancio negli emigrati?

Lo è stato in passato (le rimesse dall’estero ci hanno salvato nella depressione del ’29), può esserlo ancora: i nostri concittadini lontani possono essere un alleato prezioso per tirar fuori il meglio di ciò che abbiamo ancora da offrire. Cultura, tradizione, voglia di fare: ecco perché ASMEF opera.
Nella storia dell’associazione c’è soprattutto cuore e ottimismo: il leit motiv è tra iniziative, incontri tra donne uomini e gruppi umani di peculiarità di vario tipo, è l’essere tutti attratti da quel grande sentimento che è la voglia di essere italiani, dovunque si risieda, e qualunque cognome si porti.

Per informazioni: ASMEF, Piazza F. D – De Lucia, 20 – 00139 (Roma), Tel. 06.97279166 e Via Bisignano, 68 – 80121 – Napoli, Tel. 081 409456. www.asmef.it

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