mercoledì 25 Gennaio 2023

 Leggiamo che in Arabia Saudita, Paese da sempre dominato dall’Islam wahabita, più conservatore e retrogrado (che addirittura vieta tuttora alle donne di guidare da sole una macchina), un’autorevole personalità di governo si è pronunciata contro la barbara pratica dei matrimoni tra bambine (di 7-8 anni, a volte!) e maschi adulti.
Torneremo sull’argomento quando avremo dati più ampi e precisi ma, sin d’ora, come civicratici, non possiamo che accogliere con grande soddisfazione questa notizia.
Sul piano dei diritti delle donne nel Paese culla dell’Islam integralista e, più in generale, del progresso delle libertà civili nel mondo arabo. L’alto funzionario in questione ha dichiarato che i precetti del Corano non vanno presi alla lettera, ma riletti e reinterpretati alla luce del mondo attuale, del contesto socio-culturale e ambientale in cui il mussulmano si trova a vivere.
Ha poi precisato che questo vale per lo stesso richiamo all’esperienza di Maometto, il quale avrebbe sposato la seconda moglie quando lei aveva nove anni (anche se – sottile distinzione – il matrimonio sarebbe stato consumato solo tre anni dopo!).
E’ una svolta di grande modernità per la cultura islamica, e al tempo stesso vicina al pensiero d’un uomo come Averroè, il filosofo dell’aristotelismo arabo che secoli fa, in  sintonia con Agostino d’Ippona,  Tommaso d’ Aquino, e l’ebreo Maimonide,  aveva già evidenziato l’impossibilità di leggere le Sacre Scritture alla lettera (“La lettera uccide”, aveva già proclamato, del resto, Paolo di Tarso).
Ci domandiamo che fine abbia fatto, nell’ Iran della brutale repressione degli oppositori di Ahmadinejad, la scuola del “Protestantesimo islamico” dell’ Università di Teheran, che pochi  anni fa – nel Paese dell’altro integralismo islamico, quello scita – aveva evidenziato appunto la libertà, per il credente di oggi, di interpretare il Corano alla luce della ragione.
 

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