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PROCURA E GIUDICE CIVILE VALUTANO LA REVOCE DI CHI NON VOLLE MANIPOLARE IL CONCORSO

La tua battaglia per la Legalità, Antonella, continua senza tregua.

Tu sei stata revocata dal tuo incarico di Segretaria Generale del Comune di Verbania dopo che ti sei opposta a manipolare l’esito di un concorso pubblico a un posto di Dirigente.  Avevi annunciato ricorso contro l’atto di revoca?

Esatto, ora ho presentato il ricorso. E la questione comunque sarà valutata anche sul fronte penale dove le condotte vessatorie tenute dalla Sindaca Marchionini sono già state oggetto di mia denuncia. In sede civile ritengo anche sussistere i presupposti del mobbing.

Il ricorso solleva motivi di nullità e di illegittimità della revoca del mio incarico.

La violazione dei miei doveri d’ufficio è insussistente. Non avrei mai potuto accettare passivamente un provvedimento ingiusto.

 

La revoca ti ha procurato un danno economico?

Certo, la revoca mi ha procurato un rilevante danno economico. Non lo considero equivalente a quello morale, psicologico e professionale, ma è comunque molto incisivo.

Peraltro, nell’onorevole servizio che ho sempre prestato, ho fatto estrema attenzione a meritare ogni emolumento che mi era riconosciuto. Questo è quello che mi fa avvertire più pesantemente il risvolto economico della revoca!

La verità è che sopporto male dovermi difendere.

 

Spiegati meglio, Antonella. Ti spiace esercitare il tuo diritto a difenderti?

Mi spiace che, da persona onesta, io debba ricorrere a un ricorso per provarlo. Ho tutelato la regolarità di un concorso e non dovevo essere revocata. Un Paese civile e una Pubblica Amministrazione limpida dovrebbero difendere il rispetto delle norme, non dovrebbero permettere, invece, che i comportamenti corretti e conformi possano diventare oggetto di una vera e propria persecuzione.

Il fatto che la legge ammetta un ricorso sembra una garanzia assoluta. Nella realtà a volte non dovrebbe essercene bisogno, questo è il punto.

 

Sostanzialmente “ricorrere a un ricorso” lo vivi come un affanno che non meritavi.

La questione è più profonda. E il discorso non riguarda soltanto me. La mia – non mi stancherò di ripeterlo – non è una battaglia soltanto personale. Ormai la vivo come una Missione: la Legalità è stato il mio faro da giovane studentessa di giurisprudenza e ha continuato ad esserlo per decenni al servizio della Pubblica Amministrazione. Credo che resistere all’illegalità sia utile a chiunque si riveda in me e nei miei principi.

Da Cittadine e Cittadini, e ancor più da pubblici dipendenti, rappresentiamo e siamo la Comunità del nostro Paese.

Il potere sconsiderato o la violazione della legge o lo sfregio alla meritocrazia non devono essere tollerati!

Non sono sola. Con me ci sono tutte le persone che credono nei miei valori e sono molte!

Dover ricorrere a un ricorso contro un provvedimento che semplicemente non doveva essere preso evidenzia in quale drammatico spreco di energie, tempo, risorse e in quale oltraggioso concetto di giustizia e buona amministrazione rischiamo di naufragare se non alziamo la testa.

 

Il tuo è un punto di vista civicratico estremamente coraggioso. Secondo te produrrà svolte significative?

Secondo me non ci possono essere svolte senza azioni. La mia e quella di tutte le persone che vogliono poter lavorare per un futuro di piena Legalità.

La luce del sole può fare più paura delle tenebre: svela, smaschera, rivela.

Chi utilizza un dominio ingiusto – approfittando di chi non osa ribellarsi o nella rassegnazione di quelli che non sperano cambiamenti possibili – può essere travolto soltanto dalla libertà di chi combatte.

Io mi sono ammalata, di delusione, indignazione, sconcerto.

Combattere è una delle medicine. Non devo soccombere al sopruso. L’esempio può incentivare altri e soprattutto, mi auguro, “raddrizzare le righe storte”. Righe tracciate in un sistema di silenzio o terrore o indifferenza.

La Verità non può perdere e, anzi, deve perseguitare chiunque voglia infangarla.

 

Nella scorsa intervista hai rivolto un pensiero di grande sentimento e solidarietà per il Popolo di Verbania. Secondo te ha chiaro l’andamento di questa vicenda?

Io sono convinta che la maggior parte dei Cittadini di Verbania conosca la vicenda e sappia da che parte sta la ragione. Ma più di tutto sono convinta che ha presente che, al di là del mio caso, c’era e c’è un modo di concepire l’Amministrazione che troppo spesso non tiene in alcuna considerazione il bene pubblico.

Uno dei miei dispiaceri è proprio nei confronti dei verbanesi che pagano le conseguenze: la mia lotta la devo anche a loro.

Poi comunque non vorrei che la mia lotta sventolasse solitaria come una bandiera al vento, ma vorrei che mettesse solidamente radici nella cultura. È assurdo che si consideri eroico fare la propria parte per vivere la dignità della giustizia, del merito, della legalità.

Facciamo tutti la nostra parte!

Intervista ad Antonella Mollia,

curata da Maria Loreto

 

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