sabato 4 Febbraio 2023

Musei italiani: ricchi di cultura, poveri in cassa

mercoledì 28 Luglio 2010 13:56
Notizie

museiI musei italiani oltre alle bellezze artistiche di patrimonio pubblico sono la punta di diamante del turismo nel nostro Paese, ma non sono soltanto “roba da turisti”.

Gli italiani amano conoscere la propria storia, recarsi nei luoghi d’arte, trasmettere cultura ai loro ragazzi. Gli studenti, intervistati più volte sul tema, ammettono di essere grandi amanti di mostre, rassegne e spettacoli culturali. Allora come si spiega che il nostro sistema museale è in crisi, che mancano le risorse per tenere aperti siti archeologici o gallerie?

A prescindere dalla scrasità di risorse destinate nel PIL alla valorizzazione del patrimonio artistico, probabilmente una gestione più oculata dei fondi – che valorizzi anche le tante associazioni operanti in ambito culturale – potrebbe essere una valida soluzione per ravvivare l’offerta.

L’Adiconsum, tra le associazioni guida di Civicrazia, è convinta della necessità di nuove proposte per evitare di allontanare ragazzi e anziani dalla cultura, purché ciò non significhi necessariamente aumentare le tariffe.

“Con un euro a testa si potrebbero fare 2.400 assunzioni” è invece l’indicazione che arriva dalla UIL. Basterebbe far pagare un biglietto davvero minino: 1 euro. Per comprendere la portata di questo introito simbolico, basti pensare che nell’ultimo anno, più della metà dei visitatori non ha pagato il biglietto. 18 milioni di ingressi esenti su 32 milioni complessivi: Uffizi, Galleria Borghese, scavi di Pompei, Colosseo, Palazzo Reale a Napoli, Reggia di Caserta. Con un minimo contributo da parte delle categorie esenti (minori, over 65, militari, giornalisti e altre) si otterrebbero ogni anno 17,7 milioni di euro da poter destinare per quasi 2.500 contratti a tre mesi.

Adiconsum, per bocca di Mauro Vergari, ammonisce: “Così rischiamo di allontanare i ragazzi e gli anziani dalla cultura e aggiungiamo un’altra tassa. L’alto numero di non paganti è un fatto positivo. Dimostra, dunque, che la gratuità ha uno scopo sociale, non è sprecata, anzi”.

Una soluzione al dilemma potrebbe essere il principio fondante di Civicrazia: la trasparenza nella gestione della cosa pubblica, la riduzione degli sprechi e una pianificazione che coinvolga in prima persona cittadini e associazioni di settore.

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