lunedì 28 Settembre 2020

Liste di attesa per visite o esami diagnostici. Farsi curare rapidamente pagando solo il ticket di Ernesto Marino

venerdì 21 Agosto 2020 10:38
Difensori Nazionali

Nel nostro Paese fin dall’inizio della pandemia covid 19, si riscontra un’ansia crescente per la salute, con una insicurezza rispetto alla copertura sanitaria futura, acuita dalle liste di attesa per visite, esami diagnostici e ricoveri.
Pubblico intasato e corsa al privato. L’emergenza, a dire dei cittadini, che si rivolgono al nostro “sportello informativo Civicrazia”, è legata al fatto che il Servizio sanitario pubblico è sempre più intasato, con la conseguenza che nell’ultimo anno si sono allungate le liste di attesa.
Tempi troppo lunghi, che hanno portato ai cittadini a rinunciare ad almeno una prestazione, oppure rivolgersi al privato con aggravio sul bilancio personale o familiare, più delle volte già precario. Insomma, uno stato di cose per il quale pagare diventa per tutti, anche per le persone con redditi bassi, la condizione per accedere alla prestazione in tempi realistici.
Quanto ai tempi di attesa, esiste un piano nazionale di governo che stabilisce le priorità ed i tempi massimi per l’erogazione di esami, visite specialistiche, ricoveri ed interventi chirurgici da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Le priorità sono quattro, contraddistinte dalle lettere U, B, D e P. Spetta al medico compilare l’impegnativa e indicare, nel campo priorità della prestazione, la lettera corrispondente all’urgenza della prestazione. Sulla ricetta potrà quindi indicare il codice U (urgente) per cui la prestazione dovrà essere erogata entro 72 ore, B (breve) entro 10 giorni, D (differibile) entro 30 giorni le visite e 60 giorni la gli esami diagnostici, P programmabile.
Le liste d’attesa infinite per accedere a una prestazione sanitaria non sono una fatalità da accettare con rassegnazione. Se i tetti massimi previsti dalla normativa sono superati da un’azienda sanitaria e non ci sono strutture alternative, il cittadino ha infatti il diritto di accedere a una prestazione intramoenia pagando l’equivalente del ticket, senza alcuna maggiorazione. Peccato che questo diritto sia poco conosciuto e che gli sportelli delle Asl solo in rarissimi casi informano il paziente di questa possibilità.
Se una struttura non può garantire il rispetto dei tempi previsti, il dlgs 124 del 1998 prevede che l’Azienda sanitaria debba indicare al cittadino le strutture pubbliche o private accreditate (convenzionate) che assicurano il rispetto della tempistica; nel caso nessuna struttura pubblica o convenzionata sia in grado di erogare la prestazione, l’Azienda sanitaria deve autorizzare la prestazione in regime intramurario (intramoenia). In questo caso il cittadino non deve sostenere alcun onere economico aggiuntivo, se non l’eventuale ticket (se non esente). Per avviare la procedura è necessario compilare un modulo.
Se al momento della prenotazione mi comunicano che la lista d’attesa per la prestazione di cui ho necessità è bloccata ti suggeriamo di:
Segnalare il fatto inviando tramite comunicazione ufficiale (raccomandata r/r o PEC) alla Direzione Generale dell’Azienda Sanitaria, all’Assessorato alla Sanità della tua Regione il modulo per richiedere lo sblocco delle liste e l’applicazione dell’ammenda;
Chiamare il CUP per conoscere quali altre strutture possono erogare la prestazione.
Opportuno sarebbe un Piano nazionale di rientro sulle liste di attesa per lo smaltimento dell’arretrato, condiviso tra livello nazionale e regionale, in grado di supportare, orientare e accompagnare in modo unitario le Regioni attraverso la definizione di strategie, azioni, risorse economiche, tempistiche precise e un sistema stringente di monitoraggio rispetto alla sua implementazione e ai suoi effetti. Coinvolgendo, perchè no, le associazioni e i movimenti più rappresentativi del settore per facilitare l’accesso agli assistiti alle informazioni. Così riusciremo insieme a far uscire dall’angolo in tempi rapidi e precisi tutte le Regioni.
Il tutto in un contesto che deve continuare necessariamente a fare i conti con il Covid, e quindi con le misure necessarie per prevenire il contagio e i limiti strutturali che porta con se.