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IL PFAS CAUSA IL CANCRO

PFOA cancerogeno certo

L’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) recentemente ha classificato come “cancerogeno” il PFOA (acido perfluoroottanoico) nel Gruppo I, ovvero cancerogeno certo, sulla base di prove sicure di cancro negli animali da esperimento e di prove meccanicistiche “forti” sull’uomo.

Il PFOS (acido perfluoottansulfonico) è stato classificato come probabile cancerogeno (Gruppo II B). Fanno parte del gruppo dei PFAS (sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate), inquinanti presenti nelle acque e nel sangue delle persone che vivono nelle zone contaminate.

Sono utilizzati in prodotti industriali per aumentare la resistenza alle alte temperature.

Il PFOA e il PFOS sono idrorepellenti e oleorepellenti, utilizzati per il rivestimento delle pentole antiaderenti, per il rivestimento della carta per uso alimentare, nelle schiume antincendio, nelle cere, negli imballaggi alimentari.

Il PFOA, classificato come cancerogeno certo, induce alterazioni epigenetiche, è un immunosoppressore e sembra essere responsabile dell’insorgenza del carcinoma in cellule renali e nei testicoli, come evidenziato in gruppo di militari.

Fonti di esposizione

Sono composti persistenti. Le principali fonti di esposizione possono essere l’ingestione di acqua potabile contaminata o cibi contaminati da elevati livelli di questi composti. Le elevate temperature delle pentole antiaderenti da essi rivestite aumentano il rilascio di queste sostanze.

Sono stati una minaccia per la salute pubblica sin dagli anni ’50, quando è aumentato l’uso di queste sostanze rapidamente, per la loro resistenza. In Italia, soprattutto nel Veneto, ci sono zone inquinate da queste sostanze e di conseguenza numerosi malati intossicati.

Inquinamento delle uova di gallina da cortile in Francia

Proprio qualche settimana fa le Autorità sanitarie francesi hanno ribadito alla popolazione residente di non mangiare uova provenienti da pollai domestici nella regione dell’Île de France che copre i 410 comuni che compongono l’area urbana di Parigi. Questo dopo che un nuovo studio ha confermato che il suolo e le uova sono contaminati da sostanze chimiche e tossine esterne. E’ stata rilevata una “contaminazione onnipresente del suolo e delle uova provenienti da allevamenti domestici di polli da parte di inquinanti organici persistenti [POP]” come diossine, furani, policlorobifenili e sostanze per- e polifluoroalchiliche (come PFAS e altre sostanze chimiche.

I test condotti dalla ToxicoWatch Foundation nel 2022 avevano rilevato livelli molto elevati di diossine nei pollai domestici vicino al più grande inceneritore di rifiuti d’Europa, situato a Parigi. Le autorità hanno ora condotto le proprie ricerche in 25 pollai e hanno confermato il loro avvertimento iniziale.

Divieto di consumo di uova nelle aree inquinate

L’autorità sanitaria francese ha vietato il consumo regolare di uova di gallina da cortile, in ambienti inquinati. Afferma che l’assunzione di uova “più volte alla settimana per diversi anni” porta a “un potenziale effetto di interferenza endocrina che può avviare malattie croniche e influenzare lo sviluppo delle funzioni riproduttive e immunitarie”.

I PFAS persistono nell’ambiente per un tempo incredibilmente lungo.

Hanno catene di atomi di carbonio e fluoro collegati. Poiché questo legame carbonio-fluoro è uno dei più forti che esistano. Alcune sostanze chimiche non si decompongono per più di 1.000 anni.

Alcuni sostengono che vietare il consumo di uova non risolva il problema in quanto è un problema di contaminazione ambientale globale.

In uno degli ultimi rapporti di biomonitoraggio, ToxicoWatch, la fondazione olandese afferma che “vietare il consumo di uova di gallina da cortile, come risposta ai risultati dello studio di biomonitoraggio sulle emissioni di diossina, non sta affrontando la vera causa dell’inquinamento da diossina”.

Le galline da cortile si nutrono all’aperto sul terreno, mangiando piante e insetti. Per questo non si tratta di un problema di uova, ma di un problema di contaminazione ambientale dovuto alle emissioni industriali tossiche.

Ricerche per ridurre il carico tossico della popolazione

E la fondazione olandese aggiunge: «Sono necessarie ulteriori ricerche per sapere in che modo le fonti di contaminazioni da diossina e PFAS possono ridurre il carico tossico nell’ambiente attraverso una gestione davvero sana a beneficio della salute umana e ambientale come soluzione sostenibile».

Annunziata Patrizia Difonte

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