lunedì 26 Ottobre 2020

Futuro d’Italia: investire in formazione di Carlo Vaino

martedì 22 Settembre 2020 06:51
Battaglie

Nei giorni che hanno preceduto l’apertura della scuola si è aperto un interessante dibattito sull’importanza del compito da sempre demandato a questa fondamentale funzione dello Stato che, in questa delicata e tragica evenienza post e intra Covid-19, ha assunto una evidenza particolare.

Fra i tantissimi pregevoli interventi sul tema della scuola, Mario Draghi, parlando al Meeting di Comunione e Liberazione, trattando gli aspetti relativi ai giovani e alle loro attuali e future ambizioni, ha sollecitato con molto vigore il massimo investimento nella formazione. Non si può non convenire con tale impostazione, atteso che la scuola e la formazione dei giovani sono sicuramente esigenze primarie per il nostro paese, ora più che mai esposto al rischio della dispersione scolastica e dell’analfabetismo di ritorno.

Oltre l’intervento di Draghi, è stato, in particolare, il Vice Presidente di Confindustria per il Capitale Umano Giovanni Brugnoli che, con grande senso realistico, molto opportunamente ha precisamente sottolineato che, mentre nei dibattiti sulla scuola l’interesse dell’opinione pubblica e dei politici è tutto incentrato <<sui banchi, gel, mascherine, distanziamenti>>, <<di istruzione con la I maiuscola, di aspetti educativi, di competenza, mai un cenno>>.

“Mai un cenno”, nonostante gli interventi dalla Società Civile, è pervenuto dalla classe politica. Proprio così. Nel concordare pienamente su tale osservazione di Brugnoli, riteniamo altrettanto opportuno, nonché necessario, fare un ulteriore passo avanti e puntare decisamente su un forte investimento in formazione perché, nell’immediato futuro, la mancanza di giovani preparati e motivati da inserire nelle aziende, nelle professioni e nella Pubblica Amministrazione, comporterà, oltre a un danno incalcolabile per tutti, soprattutto una grave perdita di competitività sul mercato interno e internazionale.

L’aspetto più interessante, tuttavia, di tali autorevoli interventi in direzione di una maggiore e più appropriata formazione dei giovani per rispondere alle esigenze produttive delle nostre aziende, alla qualità delle nostre professioni, all’efficacia della nostra Pubblica Amministrazione ci appare rappresentata dalla necessità, dal’intera Società Civile suggerita e sollecitata al Governo, di impegnare una parte delle risorse destinate alla scuola anche per la formazione dei professori, specie e non solo, per quanto riguarda l’approccio al linguaggio tecnologico e informatico. Ciò in quanto le sfide che il futuro ci pone davanti per la crescita e lo sviluppo del nostro paese, in un mondo sempre più competitivo, non ci consentono di fare errori di prospettive e di scelte inadeguate.

Civicrazia, nella sua azione costante, non soltanto aiuta quotidianamente le oltre quattromila Associazioni nell’azioni a tutela del Cittadini, ma, tutta unita, pone la grande questione del nuovo modello, coniugando partecipazione e meritocrazia, e, pertanto, in cui i temi della consapevolezza democratica e dei diritti e delle conoscenze tecniche e applicative sono centrali.
Solo un Cittadino Protagonista in un sistema in cui è utilizzata davvero la competenza può costruire un modello di sviluppo e di giustizia.

In questo scenario, il ruolo attivo che è chiamato a svolgere il mondo della scuola, rispetto alle nuove e rilevanti esigenze di formazione del Cittadino e dell’Esperto e di crescita identitaria e professionale, assume certamente una importanza fondamentale.

In tale sfida centrale studenti e docenti fanno sentire la loro voce uniti per dare, come potremmo parafrasare una canzone, un senso civicratico all’attuale situazione che senso non ha.