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CONTRO LE TRUFFE DI AUTO CON TARGHE STRANIERE

La truffa delle auto con targhe estere

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento esponenziale di automobili circolanti con targhe estere, soprattutto bulgare e polacche.
Il fenomeno è allarmante atteso che tramite la cosiddetta estero-vestizione (si veste un veicolo italiano con targa straniera) vi sono automobilisti resisi assicurati con contratti dubbi rispetto alla data di copertura e alle garanzie per i danneggiati in sinistri stradali, ovvero, circolanti con veicoli non assicurati. Ancora, mediante tale escamotage è possibile non pagare il bollo (o il super bollo per le auto di lusso), evitare di effettuare la revisione, eludere il pagamento delle contravvenzioni al codice della strada.
Il fenomeno così delineato, dunque, rappresenta un danno alla collettività, una potenziale truffa allo Stato e al contempo può integrare evasione fiscale con la violazione della normativa sull’imposta sulle assicurazioni.

Inoltre, i dati dimostrano che sovente i veicoli con targa straniera risultano coinvolti in sinistri stradali fraudolenti a danno delle imprese assicurative e del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.

Le nuove norme per circolare in Italia

Vi è stato un sovrapporsi di novità legislative ed eventi i cui effetti non sono stati attentamente valutati.
Dopo la stretta del DL 113/2018 (Decreto sicurezza), per adeguarsi alle norme europee, la legge europea 2019 (la n. 238/2021) ha modificato gli articoli 93, 94, 132 e 196 del Codice della strada ed è stato aggiunto l’articolo 93-bis. Allo stato, tutti gli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi immatricolati all’estero che circolano in Italia devono essere iscritti al Reve (Registro Veicoli Esteri), così da ottenere l’immatricolazione italiana.

Un veicolo con targa estera non può circolare oltre l’anno su suolo italiano; inoltre, chi è residente in Italia da più di 90 giorni non può circolare con targa straniera sulle nostre strade. Se il conducente del veicolo immatricolato all’estero risiede in Italia, ma non è il proprietario del mezzo (perché, ad esempio, lo ha preso a noleggio a lungo termine, o con un contratto di leasing o di comodato), insieme ai documenti di circolazione rilasciati dallo Stato estero, deve portare con sé un documento sottoscritto dall’intestatario del veicolo dal quale risulti per quanto tempo e a che titolo lo sta utilizzando.
In linea di principio, si è passati da un divieto di guidare sul territorio nazionale veicoli con targa estera per chi risieda in Italia da più di 60 giorni a un obbligo di immatricolare con targa italiana (articolo 93-bis) il proprio veicolo entro tre mesi.

Gli escamotages per aggirare la norma

Dopo una prima battuta di arresto, sono tornate a circolare numerose targhe straniere. Molti cittadini, infatti, sono riusciti a trovare un ennesimo espediente con cui aggirare i vincoli legislativi.
La chiave di tutto sta nel fatto che, nel nuovo regime, l’immatricolazione in Italia si può evitare se il conducente residente in Italia non coincide col proprietario (residente all’estero): in questo caso, si è in regola se si tiene a bordo un documento con data certa firmato dal proprietario, che indichi a che titolo e per quanto tempo il conducente può utilizzare il veicolo.
Alcune aziende hanno creato, dunque, delle società di leasing estere che rottamano l’auto in Italia e, dopo 10 giorni, consegnano targa e libretto provenienti da un altro Paese. Proprio il noleggio di queste auto, prima immatricolate in Italia, poi radiate per esportazione, quindi, reimmatricolate in un paese estero e rientrate in Italia per essere cedute in locazione, consente ai locatari di abbattere notevolmente i costi dell’assicurazione e di sottrarsi al pagamento della tassa di possesso e delle multe per violazioni al codice della strada.
Altro stratagemma, utilizzato da stranieri che hanno ottenuto la residenza in Italia, consiste nell’intestare il veicolo ad un parente che ancora vive nel paese di origine per evitare la disciplina  italiana (fiscale, assicurativa,…).

I danni alla collettività

Il fenomeno della circolazione illegittima delle targhe straniere è una immane truffa che si fa contro gli interessi nazionali dello Stato italiano.
Tuttavia, il danno ed il peso economico di siffatte operazioni, a ben vedere, gravano sulla intera collettività.
La targa estera porta con sé il fatto che la polizza assicurativa sia rilasciata nel Paese di immatricolazione: saltano quindi l’aliquota sui premi RC Auto del 2,5%, in favore della Consap,  il contributo al Servizio sanitario nazionale (aliquota del 10%) e l’imposta sulle assicurazioni che a Napoli è pari al 16%. Tali costi sono dovuti sulle polizze Rc auto emesse dalle imprese assicurative in Italia.
Sempre sul fronte assicurativo, si acutizza il problema delle compagnie estere (in particolare di alcuni Paesi dell’Est Europa), che a volte non risarciscono i danni o lo fanno in modo tardivo o incompleto, aggravando il fabbisogno per pagare i sinistri nella singola provincia/area metropolitana.
Il risultato è che chi circola in Italia con la targa estera in modo non convenzionale risparmia anche sull’assicurazione, a spese della collettività nazionale. Infatti i risarcimenti dovrebbero essere garantiti dall’Ufficio Centrale Italiano, che funziona grazie ai contributi pagati sulle polizze emesse in Italia.
In verità, la procedura che coinvolge l’U.C.I. risulta particolarmente complessa e spesso si conclude con un diniego del risarcimento dovuto alla difficoltà di reperire la Compagnia estera di riferimento o al rifiuto di quest’ultima di risarcire il danno provocato, o ancora ai vizi dell’istruttoria che viene affidata ad una società terza nominata dalla Compagnia di assicurazione estera.
Nel caso in cui il veicolo estero non sia assicurato, l’onere del risarcimento grava sul Fondo vittime della strada alla formazione del cui patrimonio contribuiscono tutti i cittadini virtuosi che pagano premi assicurativi.

 Le soluzioni di CivicrazIa 

La portata del fenomeno ed i danni che ne derivano sono all’attualità sottostimati dalle Istituzioni e dalle imprese. E’ pertanto opportuno iniziare, anche se in palese ritardo, a ricercare le evidenze empiriche sulla circolazione dei veicoli con targhe estere, rilevare i relativi dati numerici e conoscere le realtà fattuali sul tema della locazione o sublocazione di veicoli con targa straniera. L’esperienza maturata sollecita di ricercare soluzioni e sollecitare un ulteriore intervento legislativo che consenta di superare le criticità emerse e i raggiri all’attuale normativa.
Al contempo è necessario un lavoro sinergico delle compagnie assicurative, delle autorità penali, della amministrazione finanziaria e della guardia di finanza teso ad individuare e debellare il fenomeno delle intestazioni fittizie e delle locazioni in violazione della legge.
Ancora, analogamente a quanto già avviene in caso di veicoli non assicurati, i Tribunali dovrebbero negare il risarcimento ai danneggiati che pongano in circolazione un veicolo con targa straniera con espedienti contra legem.

Si tratta di arginare un danno alla collettività, che richiede di superare inefficienze di sistema, al fine di ripristinare al più presto possibile la legalità e la tutela degli assicurati con contratti stipulati con imprese italiane.

Riccardo Vizzino, Avvocato,
Responsabile nazionale di Civicrazia 
contro le truffe 

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