Per la tutela della salute dei Giudici di Pace nella giustizia digitale
Le iniziative della rappresentanza associativa dei Giudici di Pace e il sostegno di Civicrazia per la sicurezza del lavoro giudiziario e la protezione dei diritti collettivi
La trasformazione digitale della giustizia ha modificato profondamente le condizioni nelle quali viene esercitata la funzione giurisdizionale, rendendo necessario un adeguamento degli strumenti e delle misure di protezione della salute. Negli Uffici del Giudice di Pace, la consultazione dei fascicoli, lo studio della documentazione, la ricerca giurisprudenziale e la redazione dei provvedimenti si svolgono ormai in larga parte davanti a uno schermo, al quale sono affidate anche la sottoscrizione e il deposito delle decisioni. Il tempo di esposizione al videoterminale comprende, pertanto, un’attività ben più estesa della presenza in udienza e deve essere valutato considerando l’intero lavoro necessario alla definizione delle controversie.
Le criticità rappresentate dalla categoria riguardano proprio la corrispondenza tra questo impegno e le condizioni nelle quali viene richiesto di sostenerlo: impiego prolungato di computer portatili con schermi di dimensioni ridotte, dotazioni accessorie non sempre adeguate, carichi di lavoro gravosi e problemi relativi alla manutenzione e alla salubrità delle sedi. L’innovazione processuale richiede che siano contestualmente assicurate condizioni operative rispettose della salute e della dignità di chi è chiamato ad attuarla.
La disponibilità di un computer funzionante non esaurisce la valutazione dell’adeguatezza della postazione. La lettura continuativa di atti complessi e il confronto tra documenti impongono di considerare leggibilità, posizione dello schermo, illuminazione, seduta e appoggio degli arti. Nel portatile, il collegamento tra tastiera e monitor limita la possibilità di regolarne separatamente la collocazione, rendendo particolarmente importante l’impiego di dotazioni esterne e di un supporto appropriato. Anche la funzionalità delle piattaforme, la consultabilità dei fascicoli e l’assistenza tecnica incidono sui tempi e sulle modalità del lavoro quotidiano.
A questi aspetti si aggiungono le condizioni degli edifici.
I contributi della rappresentanza associativa dei Giudici di Pace richiamano carenze manutentive, insufficiente climatizzazione, problemi di ricambio dell’aria e affollamento degli spazi, che richiedono accertamenti nelle sedi interessate e interventi proporzionati alla gravità delle situazioni riscontrate.
La tutela deve dunque riguardare l’ambiente di lavoro nel suo complesso, considerando anche il rapporto tra consistenza dei ruoli, complessità delle controversie e tempo necessario allo studio e alla motivazione delle decisioni.
Le iniziative associative dei Giudici di Pace e il comune impegno di Civicrazia
Su questi temi l’Associazione Nazionale del Coordinamento Magistratura di Pace e il Centro Studi e Ricerche Nazionale del Coordinamento Magistratura di Pace hanno promosso insieme un’iniziativa di approfondimento scientifico e di interlocuzione istituzionale. Sul numero 2 del 2026 di Lex et Jus è stato pubblicato il contributo «La salute nella giurisdizione digitale – Il Magistrato di Pace tra tutela costituzionale della persona, sicurezza del lavoro ed efficienza del servizio giustizia», a firma della dott.ssa Olga Rossella Barone, Presidente dell’Associazione, e del dott. Manlio Merolla, Direttore Scientifico del Centro Studi.
La documentazione illustrativa dell’iniziativa riferisce, inoltre, della predisposizione di una memoria tecnico-scientifica e giuridica, trasmessa al Ministero della Giustizia a corredo di una lettera aperta istituzionale. Le richieste riguardano l’adeguamento degli strumenti e delle piattaforme informatiche alle esigenze degli uffici, la manutenzione e la riqualificazione delle sedi, l’effettiva attuazione delle misure di prevenzione e di sorveglianza sanitaria e il monitoraggio delle condizioni operative e dei carichi di lavoro.
Civicrazia sostiene queste istanze e riconosce il valore dell’impegno dell’Associazione e del Centro Studi, che hanno ricondotto propositivamente difficoltà vissute nell’esercizio quotidiano della funzione a una questione da sottoporre alle istituzioni competenti. Civicrazia da ora maggiore visibilità al problema, affinché le esigenze rappresentate ricevano un’attenzione commisurata alla loro rilevanza e alle iniziative già intraprese segua un percorso concreto di verifica e di intervento.
Una ricognizione delle dotazioni, delle postazioni e delle condizioni ambientali deve ora consentire di individuare le priorità, chiarire le rispettive competenze e programmare gli adeguamenti, rendendone conoscibili tempi e stato di attuazione. In questa valutazione deve essere compreso anche il lavoro di studio e redazione svolto oltre l’udienza: quando il raggiungimento degli obiettivi richieda un sistematico prolungamento dell’attività individuale, la sostenibilità dell’organizzazione merita una verifica specifica.
Prevenzione e tutela del danno alla salute
Il fondamento della protezione risiede nell’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute quale diritto fondamentale della persona e interesse della collettività. Nei luoghi della giustizia, questo principio deve trovare attuazione nelle scelte relative agli strumenti, agli ambienti e all’organizzazione del lavoro.
La disciplina sui videoterminali contenuta nel decreto legislativo n. 81 del 2008 offre riferimenti precisi: l’articolo 173 individua il lavoratore videoterminalista in relazione all’utilizzo sistematico o abituale dell’attrezzatura per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni previste; gli articoli successivi disciplinano valutazione dei rischi, interruzioni, sorveglianza sanitaria e formazione. L’allegato XXXIV contempla espressamente l’impiego prolungato dei computer portatili, prevedendo tastiera e dispositivo di puntamento esterni e un supporto idoneo al corretto posizionamento dello schermo.
L’attuazione delle tutele richiede che siano individuati, rispetto allo specifico inquadramento dei magistrati onorari, i presupposti applicativi e i soggetti responsabili delle misure pertinenti.
La prevenzione deve essere fondata sull’esposizione effettiva e intervenire prima che il rischio si traduca in un danno alla salute.
Quando un pregiudizio sia già insorto, assumono rilievo la protezione assicurativa e l’eventuale tutela risarcitoria. La circolare INAIL n. 70 del 23 dicembre 2025 ha chiarito la continuità dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali della magistratura onoraria, già prevista dall’articolo 25, comma 5, del decreto legislativo n. 116 del 2017 e confermata dalle disposizioni introdotte dalla legge n. 51 del 2025.
La riconducibilità di una patologia all’attività svolta deve essere accertata secondo i presupposti della tutela assicurativa. L’eventuale domanda risarcitoria richiede, distintamente, la verifica del danno, del nesso causale e degli elementi necessari a fondare la responsabilità del soggetto tenuto alla protezione. Acquistano quindi importanza la documentazione delle dotazioni utilizzate, i tempi di esposizione, le segnalazioni e le risposte ricevute, i riscontri sanitari e le misure adottate. Il solo impiego prolungato del computer non determina automaticamente un diritto al risarcimento, ma la possibilità di ottenere ristoro, ove ne ricorrano le condizioni, costituisce parte dell’effettività della tutela.
L’interesse collettivo e il contributo della partecipazione
La protezione della salute dei Giudici di Pace ha un fondamento autonomo nella dignità della persona e assume un rilievo pubblico per la funzione esercitata. Negli uffici della giustizia di prossimità i cittadini cercano risposta a controversie che incidono sulla loro vita quotidiana; assicurare condizioni adeguate a chi studia e decide concorre a preservare la continuità e la qualità del servizio. L’impegno professionale deve essere sostenuto da risorse coerenti con le responsabilità affidate.
La sicurezza delle sedi interessa, inoltre, personale amministrativo, avvocati, ausiliari, testimoni e parti. Attese prolungate in ambienti affollati o scarsamente ventilati possono risultare particolarmente gravose per anziani, persone malate e utenti con disabilità. La tutela degli operatori e quella dei cittadini trovano così un punto di convergenza nelle condizioni materiali di accesso e di permanenza nei luoghi della giustizia.
In questa prospettiva, magistrati, avvocati, personale degli uffici e cittadini sono invitati a far pervenire agli autori contributi, proposte e segnalazioni circostanziate, accompagnati, ove disponibili, da elementi documentali utili e nel rispetto della riservatezza. La conoscenza delle criticità, insieme a quella delle soluzioni già sperimentate, rafforza l’approfondimento e offre elementi concreti alle successive interlocuzioni istituzionali.
Il pieno sostegno di Civicrazia e di tutte le associazioni si rivolge all’effettiva attuazione delle garanzie: dare seguito alle istanze rappresentate significa assumere una responsabilità verso le persone che esercitano quotidianamente la giurisdizione e verso la collettività che affida loro la protezione dei propri diritti.
Avv. Riccardo Vizzino
Responsabile Nazionale di Civicrazia






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