Apr 1, 2026 | Battaglie, Notizie | 0 commenti

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WELFARE, PARITA’ SALARIALE, VIOLENZA DI GENERE, DIFESA CIVICA

Su Welfare, parità salariale, vittime di violenza di genere, riforma della Difesa Civica, abbiamo intervistato la Consigliera Regionale PD del Lazio Eleonora Mattia.

 

 

Quali ritiene siano oggi le principali criticità da affrontare nel Lazio per migliorare la qualità della vita delle persone?


Tutto il welfare è sotto scacco: depotenziato e reso meno accessibile alle fasce più povere della società, che, paradossalmente, sono proprio quelle che invece ne avrebbero più bisogno. Si pensi ad esempio alla tutela della salute: dall’inizio della legislatura, la Giunta Rocca ha dirottato oltre 50 milioni di euro dalla sanità pubblica a quella privata, manipolato i dati delle liste d’attesa, impiegato medici e infermieri gettonisti invece di far scorrere le graduatorie degli ammessi ai concorsi pubblici o provvedere a risolvere da un punto di vista strutturale la carenza di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti. Altro caso emblematico è quello dei buoni efamily, il contributo per l’assistenza delle persone non autosufficienti: dopo i disagi dovuti ai ritardi della pubblicazione dell’avviso pubblico, in scadenza il prossimo 15 aprile, ora le famiglie delle persone con disabilità rischiano di dover anticipare il contributo di tasca propria per circa un anno perché quest’ultimo avviso dispone il rimborso in un’unica soluzione. Un onere insostenibile soprattutto per le famiglie meno abbienti e quindi più bisognose. Compromesso anche il  diritto allo studio, con l’applicazione della norma sul dimensionamento scolastico, che ha comportato l’accorpamento di numerosi istituti scolastici nel Lazio. E’ solo grazie a diverse sentenze che hanno dato ragione ai comitati di genitori e insegnanti, che hanno fatto ricorso, e grazie i legali che li hanno assistiti, se i danni potranno essere limitati

 

 

Sulla parità salariale (Lei è stata la prima firmataria della Legge Regionale n. 7/2021 sulla Parità Salariale, la prima del suo genere in Italia), quali strumenti concreti possono garantire una reale applicazione della legge sulla parità retributiva nel settore privato?


Ci sono diversi strumenti previsti dalla legge sulla parità salariale, che però di fatto ad oggi, a parte qualche intervento isolato, rimane di fatto inapplicata. Eppure ci sono norme che, se adeguatamente finanziate, potrebbero davvero cambiare le politiche di genere regionali. Tra queste, gli incentivi per le imprese che vogliono accedere a bandi e avvisi pubblici regionali e il finanziamento di asili nido aziendali

 

 

Le misure attuali a sostegno delle vittime di violenza e degli orfani di femminicidio ovvero per l’autonomia economica e abitativa e sulla parità di genere sono sufficienti o serve un ulteriore intervento normativo più strutturato?


Le misure per le vittime di violenza di genere sono non solo insufficienti ma, in alcuni casi, del tutto inadeguate o addirittura offensive. Si pensi ad esempio al cosiddetto “progetto del Bosco rosso”, un’area video sorvegliata per garantire l’incolumità delle donne che devono incontrare partner o potenziali tale: un approccio securitario al problema della violenza di genere frutto di quella stessa mentalità di destra retrograda e reazionaria che si rifiuta di introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole che invece andrebbe ad agire proprio alle radici del problema, coltivando una cultura del rispetto tra le giovani generazioni. Una funzione educativa che in tal senso ha anche il Premio per le scuole “Colasanti-Lopez”, dedicato alle due donne vittime del massacro del Circeo, che però pur essendo stato finanziato, non è più partito da quando è arrivata la destra al potere. Fermo anche il Reddito di Libertà per le donne che intraprendono percorsi di uscita dalla violenza. Sorte migliore è spettata al contributo degli orfani di femminicidio: una misura resa strutturale lo scorso aprile grazie ad un mio emendamento alla legge regionale n. 4 del 2025 ed poi finanziata con la legge regionale di stabilità con 300mila euro annui per il 2025 e il 2026

 

Con riferimento alla proposta di legge sul Difensore Civico, pensa che si possa procedere per rafforzare i requisiti giuridico-amministrativi del Difensore Civico, garantire così effettivamente la tutela di diritti, l’accesso agli atti, l’intervento nei disservizi sanitari?


Si tratta di una proposta di legge molto importante, con cui anche la Regione Lazio dovrebbe recepire le linee guida concordate nella Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali il 26 settembre 2019 e su cui, quindi, siamo in notevole ritardo. Dal punto di vista dei contenuti contiene innovazioni essenziali per i cittadini, come il riconoscimento del Difensore civico quale Garante per il diritto alla salute – una figura istituita fin dal 2017 dalla legge Gelli-Bianco e che ancora non ha trovato riscontro nella nostra Regione – e l’apertura di sportelli territoriali che possano portare la figura del Difensore civico più accessibile ai cittadini nel territorio. Purtroppo, è ormai un anno che la proposta di legge è ferma in attesa del parere della Commissione Bilancio, per poi essere inviata all’Aula per l’approvazione definitiva. Evidentemente a qualcuno dà fastidio l’ampliamento di competenze e poteri del Difensore civico che la proposta di legge prevede

 

Ritiene che il ruolo del Difensore Civico, rafforzato dagli emendamenti proposti, assicurando competenza e scelta per merito, possa incidere concretamente nella tutela dei diritti sociali e sanitari?


Assolutamente sì. Come dicevo, la presenza di una figura che possa fungere da riferimento per tutti i cittadini che lamentano problemi o disservizi da parte del sistema dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria rappresenta un’innovazione fondamentale. Per i cittadini, ma anche per l’amministrazione, che paga all’incirca 20 milioni all’anno per il risarcimento degli errori medici, con un contenzioso ormai a livelli di guardia, frutto di una sanità sempre più sotto pressione per il combinato disposto dell’invecchiamento della popolazione e della carenza di figure mediche e infermieristiche. Con i miei emendamenti sto cercando di valorizzare per l’appunto le competenze e l’esperienza nella fase di scelta del Difensore Civico, di stabilire un termine certo per le risposte da fornire ai cittadini e di stabilire che le somme dei risarcimenti riconosciute al Difensore Civico che si costituisce parte civile vengano reimmesse nel sistema della tutela civica per migliorarne l’efficacia e l’efficienza. Speriamo che la maggioranza ci consenta quanto prima di approvare queste norme, per dare finalmente risposte ai cittadini

 Annunziata Patrizia Difonte.

 

 

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