ROSE SOLA
Il caso di Mrs. Rose, da Benin City, è uno degli esempi più chiari delle conseguenze prodotte dall’attuale gestione delle procedure di visto in Nigeria. La famiglia, residente in Italia, attende da mesi l’ingresso di un parente che dovrebbe assisterla durante un trattamento medico serio e documentato. Nonostante la natura umanitaria del caso, la richiesta è stata respinta.
NESSUN VISTO
La spiegazione è una politica assurda: NESSUN VISTO.
Resta incomprensibile il motivo per cui non sia stato pubblicato un comunicato ufficiale per informare i cittadini. In assenza di trasparenza, migliaia di persone hanno continuato a pagare tariffe, prenotare slot e presentare documenti pur non avendo alcuna possibilità reale di ottenere un visto. Questo ha generato costi, attese, frustrazione e danni concreti per famiglie, lavoratori, studenti e casi dolorosi, come quello di Mrs. Rose.
NESSUNA TRASPARENZA
La mancata comunicazione preventiva ha prodotto un effetto evidente: gli utenti hanno sostenuto spese per procedure che, di fatto, erano già destinate al rigetto. È legittimo chiedersi perché non sia stata data un’informazione chiara e tempestiva. Una comunicazione ufficiale avrebbe evitato esborsi inutili e avrebbe tutelato la dignità delle persone coinvolte.
ORA BISOGNA CHIARIRE
Alla luce di questi elementi, è necessario:
• chiarire pubblicamente le ragioni per cui nel mese di dicembre non è stato possibile rilasciare alcun visto;
• garantire trasparenza sulle politiche di rilascio dei visti e completa comunicazione attraverso un sistema protetto ossia, in particolare, non attendere che il DHL recapiti il passaporto dopo 4 giorni e leggere che mancavano dei documenti all’appello
• valutare la restituzione delle somme versate dagli utenti che hanno presentato domanda in un periodo in cui l’esito negativo era già determinato
• attivare subito una corsia umanitaria per casi gravi e documentati come quello di Mrs. Rose.
La causa potrebbe essere una significativa carenza di personale, al punto che molte domande presentate a dicembre sono state esaminate solo a febbraio. In quella fase, il Consolato non individuava più alcuna data utile per il rientro e le pratiche risultavano automaticamente prive di validità. Si tratta di una situazione che ha generato effetti paradossali per i cittadini, i quali hanno sostenuto costi e procedure senza poter conoscere in anticipo l’impossibilità di un esito positivo.
NON SI TRATTA SOLO DI ROSE
Rose attende ancora. E il caso di Mrs. Rose non è un episodio isolato, ma il simbolo di un evidente malfunzionamento sistemico per cui sollecitiamo un intervento immediato.
Alberto Cicala e il Team di Civicrazia per l’efficacia e la trasparenza dei Consolati 





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