Telemedicina – incontro di Calasetta del 5 settembre. Alcune riflessioni
Il 5 settembre scorso, nella Sala Consiliare del Comune di Calasetta, si è svolto un incontro dedicato alla Telemedicina. Un appuntamento importante, pensato per mettere a fuoco lo stato dell’arte dei servizi digitali in sanità e per aprire un confronto tra istituzioni, professionisti e comunità locale.
L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo sanitario del territorio che fa riferimento alla ASL 7, insieme a delegati della stessa Azienda. Un segnale positivo, che conferma l’interesse crescente verso strumenti di telemonitoraggio e teleassistenza.
Una presenza istituzionale ridotta: un dato che merita attenzione
Accanto ai professionisti sanitari, erano attesi rappresentanti delle amministrazioni comunali, della provincia e della regione. Tuttavia, alla giornata hanno preso parte soltanto i delegati dei Comuni di Carloforte e Calasetta.
Questa assenza rappresenta un elemento su cui riflettere con serietà.
La telemedicina, infatti, non è un tema tecnico riservato agli addetti ai lavori: è una politica pubblica, una scelta strategica che richiede visione, coordinamento e responsabilità istituzionale. La sua implementazione non può essere lasciata esclusivamente alla buona volontà dei professionisti sanitari o delle singole comunità locali. Servono indirizzi chiari, investimenti, governance e una regia territoriale che coinvolga tutti i livelli amministrativi.
L’assenza di una rappresentanza più ampia rischia di rallentare un percorso che, invece, deve essere condiviso e sostenuto con forza.
Il territorio ha bisogno di telemedicina, non di slogan
Il Sulcis Iglesiente, in particolare, presenta caratteristiche che rendono la telemedicina non solo utile, ma necessaria:
popolazione anziana e fragile in aumento;
presenza significativa di pazienti cronici (cardiopatici, BPCO, over-80);
distanze interne e collegamenti complessi;
carenza di personale sanitario e difficoltà di copertura territoriale;
necessità di garantire continuità assistenziale anche nei piccoli comuni e nelle isole minori.
In questo contesto, la telemedicina non è solo un “progetto innovativo”, ma una risposta concreta a bisogni reali. L’incontro di Calasetta ha mostrato che il mondo sanitario è pronto a fare la sua parte: competenze, esperienze e disponibilità non mancano. Ciò che serve ora è un impegno istituzionale più deciso, capace di trasformare le idee in servizi operativi.
Calasetta e Carloforte: un segnale di responsabilità
La presenza dei delegati di Calasetta e Carloforte è stata significativa. Due comunità insulari che conoscono bene le difficoltà di accesso ai servizi sanitari e che, proprio per questo, hanno compreso l’importanza di sostenere percorsi di innovazione.
La loro partecipazione dimostra che, quando le amministrazioni locali riconoscono la centralità del tema, si crea un terreno fertile per costruire alleanze e progetti concreti.
Cosa ci lascia questo incontro
L’evento del 5 settembre non è stato solo un momento di confronto, ma un’occasione per fare il punto su ciò che funziona e su ciò che manca.
Tre riflessioni emergono con chiarezza:
Il territorio è pronto, almeno sul piano tecnico e professionale, a sviluppare servizi di telemonitoraggio e teleassistenza.
La governance istituzionale è ancora debole, frammentata e non pienamente consapevole del ruolo strategico della telemedicina.
Serve un impegno politico più forte, capace di coinvolgere tutti i livelli amministrativi e di garantire continuità, risorse e coordinamento.
Conclusione: la telemedicina è una scelta di responsabilità
L’incontro di Calasetta ha confermato che la telemedicina rappresenta una delle leve più importanti per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ma perché questo potenziale diventi realtà, è necessario che le istituzioni – tutte – assumano un ruolo attivo e continuativo.
La tecnologia è pronta. I professionisti sono pronti. Le comunità locali chiedono servizi più vicini e più efficaci.
La politica, ora, è chiamata a fare la propria parte con la piena consapevolezza che occuparsi dei cittadini – del loro presente e del loro futuro – non è soltanto un compito istituzionale, ma è un dovere etico.
I sindaci, in particolare, in quanto primi cittadini, devono riconoscere che ogni scelta compiuta in ambito sanitario non incide solo sulla collettività, ma anche sul loro stesso benessere. Investire nella salute pubblica significa, infatti, contribuire a costruire comunità più forti, più protette e più capaci di affrontare le sfide del territorio.
Giuseppe Giancarli






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