“Retribuzione di comparto”? Certamente, ma non basta per risolvere i grandi problemi di mobilità nella pubblica amministrazione locale in Sardegna
Premessa
Nella Regione Sardegna è in corso un dibattito relativo alla proposta – avanzata da più parti – di uniformare le retribuzioni dei dipendenti degli enti pubblici (Regione, Province, Comuni), all’interno della cosiddetta “Retribuzione di comparto”.
La proposta di cui sopra viene indicata come possibile soluzione, relativamente al problema delle carenze organizzative degli enti minori, ossia Comuni e Province, da sempre ostaggio della “migrazione” delle proprie professionalità verso l’Ente Regione, dove i dipendenti godono di retribuzioni più alte.
Contesto
Numerosi Comuni della Sardegna, allo stato attuale, versano in uno stato di precarietà amministrativa, legata principalmente alla carenza di personale; ciò preclude agli enti locali la possibilità di fornire alla cittadinanza i servizi essenziali dovuti.
Una delle cause della carenza di personale è da ricercare nella migrazione di molti dipendenti verso l’Ente Regione, per effetto dell’assegnazione al detto Ente, ad esito dei concorsi dalla stessa Regione banditi.
Riflessione e proposte
Civicrazia, impegnata nella difesa dei diritti dei cittadini, ritiene che la “Retribuzione di Comparto” possa senz’altro contribuire a risolvere il problema della carenza di personale che affligge numerosi Comuni, ma che essa non possa considerarsi la soluzione definitiva.
Certamente l’aspetto economico è importante; tuttavia, risolto questo aspetto, ve ne sono altri, che possiamo ritenere altrettanto importanti. Si pensi, in particolare, ai seguenti:
a) l’ambiente di lavoro, inteso come clima che caratterizza i rapporti con i colleghi e con i superiori;
b) la pendolarità, intesa come distanza tra il luogo di lavoro e la propria abitazione;
c) la qualità del lavoro e la possibilità di sviluppi professionali.
Relativamente ai punti a) e c) anche nei piccoli e medi Comuni, dove difficilmente è attuabile una mobilità interna o uno sviluppo professionale, devono essere ricercati sviluppi di carriera per evitare scarso impegno nel lavoro e assenteismo.
Per quanto riguarda il punto b), è un aspetto che, con il tempo, si farà sentire sempre più tra i dipendenti pendolari, ma anche tra i residenti, qualora i figli dovessero avere la necessità di raggiungere quotidianamente altri comuni o la città più vicina per ragioni di studio.
Occorre, inoltre, intervenire su asfissianti procedure burocratiche e sui tanti problemi che ostacolano e rallentano le procedure, specialmente di assunzione, presso i Comuni.
Come da sempre Civicrazia sostiene, occorre ridurre i tempi di inserimento del personale mancante nei Comuni, attraverso la riduzione della durata del periodo di prova presso la Regione e l’introduzione di nuove norme che rendano più celeri le procedure finalizzate all’inserimento del personale mancante, sia a tempo determinato che indeterminato.
Procediamo
Per i dipendenti degli enti locali l’impegno di Civicrazia si incentra, quindi, sui seguenti aspetti:
1) introdurre modifiche al contratto di lavoro in essere presso la Regione Sardegna, al fine di ridurre – relativamente al personale con esperienza, proveniente dai Comuni – la durata del periodo di prova;
2) semplificare le procedure previste per l’inserimento dei sostituti, onde risanare gli organici;
3) stimolare le capacità del personale e degli amministratori, attraverso interventi di arricchimento professionale nell’ambito gestionale, organizzativo e di sviluppo delle risorse umane in forza ai vari Comuni.
Giuseppe Giancarli. 





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