Stanchi di subire. Stanchi di aspettare. Stanchi di ammalarci di più mentre il sistema che dovrebbe curarci si chiude.
Abbiamo lanciato, con la Petizione, un grido di denuncia e di allarme e concrete proposte per la tutela di un diritto fondamentale ormai sistematicamente violato: il diritto alla salute.
La salute non è una concessione.
È un diritto fondamentale e inalienabile, garantito dalla Costituzione italiana e che deve garantire anche il Servizio Sanitario Nazionale.
Eppure oggi questo diritto è diventato di fatto inaccessibile.
Agende chiuse, liste d’attesa interminabili, visite ed esami fissati a distanza di mesi o anni, terapie negate, riabilitazione sospesa, continuità assistenziale interrotta.
Questa non è più emergenza.
È collasso strutturale del sistema sanitario pubblico.
Una crisi che colpisce i più fragili
La Petizione è sorta dalla condizione gravissima vissuta da migliaia di cittadini, in particolare persone disabili e fragili, costrette ad affrontare:
l’assenza di risposte da parte delle istituzioni sanitarie;
la chiusura sistematica delle agende;
l’impossibilità di accedere in tempi congrui a cure, visite ed esami indispensabili;
il dirottamento forzato verso il privato a pagamento.
Molti cittadini hanno diritto alla continuità assistenziale, all’accesso immediato alle terapie, a interventi riabilitativi essenziali.
Oggi, invece, sono lasciati soli.
Un caso emblematico che è diventato denuncia pubblica e ora è una Petizione all’attenzione del Parlamento
Come invalido civile al 100%, con serie difficoltà deambulatorie e un quadro clinico complesso e rischio cardiovascolare ho deciso di non soccombere.
La condizione mia (e di tanti), per legge, impone priorità, tempestività e tutela rafforzata, ai sensi degli articoli 2, 3, 32 e 38 della Costituzione, dei LEA, del Piano Nazionale Governo Liste d’Attesa.
Tanti Cittadini come me subiscono una condizione che non può essere definito disservizio.
È una negazione reiterata e sistemica del diritto alla salute, con conseguenze potenzialmente gravi e irreversibili.
Visite prescritte come urgenti vengono fissate:
a 6, 8, 12, 16 mesi;
rivalutazioni cliniche a sei mesi rinviate di oltre un anno e mezzo;
controlli cardiologici urgenti collocati a distanza di otto mesi.
Nel frattempo, nei sistemi di prenotazione CUP risultano sovente false attestazioni, secondo cui il paziente:
sarebbe stato informato di date mai comunicate;
avrebbe rifiutato prime disponibilità mai offerte.
Quando il pubblico è chiuso, resta solo il privato (ma se puoi permettertelo, altrimenti muori)
Le agende sono chiuse.
Le risposte non arrivano.
Le terapie non partono.
Nel privato, invece, tutto è disponibile in pochi giorni.
A pagamento.
Nel frattempo, il peggioramento clinico avanza:
dolore cronico, insonnia, perdita di autonomia, sofferenza fisica e psicologica,farmaci sempre più forti, effetti collaterali, spese insostenibili.
Nel mio caso persino un deambulatore, ausilio essenziale, non è stato fornito dal Servizio Sanitario, ma dalla Caritas.
Quando la beneficenza sostituisce lo Stato, il sistema è fallito.
Profili di responsabilità e Petizione al Parlamento
Ho già presentato presentato una denuncia contro chiunque è responsabile, per ipotesi di:
omissione di atti d’ufficio;
falsità ideologica in atto pubblico;
violazioni della normativa sulle liste d’attesa;
lesioni personali da aggravamento clinico.
Ora, con un Team di alto profilo e con apertura a tutti gli Esperti e Cittadini, vi è la Petizione presentata alla Camere. È una battaglia di civiltà.
I Cittadini sono stanchi di soccombere davanti a un sistema sanitario che ha smesso di garantire cure, uguaglianza e dignità.
Stanchi di dover scegliere tra salute e povertà.
Stanchi di sentirsi dire che “non ci sono date”, mentre nel privato tutto funziona.
La sanità pubblica non è un favore.
È un obbligo costituzionale.
Il Parlamento intervenga ora.
Perché negare la cura a chi è fragile non è solo ingiusto.
È inaccettabile.
Saverio Sarcina,
Responsabile Team “Diritto alla Salute” di Civicrazia, Invalido civile al 100% 





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