Giu 8, 2026 | Battaglie | 0 commenti

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SALARIO GIUSTO O PRESCRIZIONE MASCHERATA? LA TRAPPOLA SUGLI ARRETRATI

UN DIRITTO COSTITUZIONALE SOTTO ATTACCO: UNA GIUSTIZIA “SOLO DAL DOMANI”

 

Mentre il Governo celebra il “salario giusto” come una conquista storica, nelle pieghe della conversione del D.L. 30 aprile 2026, n. 62 (il cosiddetto “D.L. Primo Maggio”), si annida una manovra che rischia di svuotare le tutele di milioni di lavoratori. Quattro emendamenti, i nn. 7.17, 7.19, 7.20 e 7.22, minacciano di trasformare un diritto costituzionale in una concessione limitata nel tempo.

Per Civicrazia, che da sempre combatte per una giustizia sociale reale e contro ogni forma di burocrazia punitiva, questa è una battaglia di civiltà che non può essere ignorata.

 

 

IL CORPO DEL REATO: IL TAGLIO AGLI ARRETRATI

 

Il cuore della preoccupazione sindacale e civile risiede nell’emendamento 7.17. Il testo propone una modifica radicale: in caso di causa giudiziaria per retribuzione inadeguata, la rideterminazione economica disposta dal giudice avrebbe efficacia esclusivamente per il periodo successivo alla presentazione della domanda.

In parole povere: se un lavoratore, dopo anni di sfruttamento o retribuzioni da fame, decide di rivolgersi al tribunale per veder riconosciuto il proprio diritto sancito dall’Articolo 36 della Costituzione, non potrà più recuperare le somme perse nel passato. I danni subiti negli anni restano a carico del lavoratore. È una prescrizione anticipata mascherata da limite processuale, che ingiustamente rovescia la logica della tutela legale e premia, di fatto, chi ha violato i diritti contrattuali fino al giorno della causa.

 

 

UNA CONTRADDIZIONE COSTITUZIONALE

 

La nostra Costituzione è chiara: la retribuzione adeguata nasce con il contratto di lavoro, non con il ricorso al giudice. Limitare retroattivamente questo diritto significa colpire la parte debole del rapporto di lavoro, creando un sistema in cui agire in giudizio diventa economicamente insostenibile. Se il lavoratore sa di poter recuperare solo pochi mesi di differenze retributive, il costo e il rischio di una causa supereranno il beneficio. È un calcolo cinico che rende il diritto al salario giusto una norma “di carta”, priva di efficacia reale.

 

 

CONTRO LA MALAPOLITICA DELLE NORME TECNICHE

 

Civicrazia denuncia con forza questa deriva. Basta con “tecnicismi” legislativi che rendono impossibile l’esercizio di diritti che sono incompremibili! Come abbiamo evidenziato nella nostra Petizione per la dignità del lavoro, la sicurezza e la giustizia richiedono atti di coraggio, non stratagemmi che tutelano gli interessi delle lobby a discapito della dignità umana.

Chiediamo con urgenza che il Parlamento ritiri questi emendamenti.

Il nostro Paese ha bisogno di una Difesa Civica forte, capace di proteggere i cittadini dagli abusi di potere. Invitiamo tutti i lavoratori a non restare in silenzio: il salario giusto comporta il riconoscimento integrale di ogni ora di dignità lavorata. Civicrazia continuerà a vigilare, pronta a mettere in campo ogni strumento di mobilitazione affinché il diritto al salario sia, oggi come ieri, una realtà indiscutibile e dal momento in cui si lavora.

Ernesto Marino   

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