Quadro Normativo
Il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 applica gli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge 144/2022. La riforma ridefinisce in profondità la struttura degli Istituti tecnici, orientandoli sempre più verso il mondo del lavoro e le esigenze dell’industria.
Questo cambio di rotta era già stato tracciato con il “Decreto scuola” n. 45 del 7 aprile 2025, che stabiliva, a partire dall’anno scolastico 2026/2027, il riallineamento degli Istituti tecnici agli ITS Academy e alle logiche di Industria 4.0.
Il prossimo anno scolastico
Il prossimo anno scolastico studenti e professori si troveranno davanti una scuola profondamente trasformata. Il diploma quadriennale è stato equiparato a quello quinquennale, sbloccando agli studenti l’accesso all’università oppure agli ITS Academy.
Vengono in aggiunta introdotti i cosiddetti “patti 4.0”, che permettono agli Istituti tecnici di stringere accordi con aziende locali, centri di ricerca e Università per aumentare lo scambio di competenze già dal secondo anno.
Verranno anche ridisegnati i quadri orari, che premiano le ore di indirizzo e di laboratorio.
Preoccupazioni di studenti e docenti
Occorrono chiare risposte ai seguenti punti di attenzione che vanno subito approfonditi:
Specializzazione prematura: le materie di indirizzo verranno innestate già dai primi due anni, prendendo alla sprovvista gli alunni indecisi sul proprio percorso accademico.
Taglio delle materie di base: non convince la recisione del monte ore alle materie umanistiche fondamentali per lo sviluppo dello studente a livello spirituale e di cultura generale.
Alternanza scuola-lavoro: attenzione all’alternanza scuola lavoro già dal secondo anno cioè a quindicenni. Le istituzioni sembrano aver dimenticato le morti durante l’FSL, da Lorenzo Parelli a Giuseppe Lenoci. Ci si chiede se non sia opportuno un altro anno di preparezione prima di entrare nel mondo del lavoro.
Disuguaglianze territoriali: checosa faranno gli istituti tecnici che non sono inseriti in un tessuto industriale abbastanza capillare? La riforma rischia di premiare i tecnici di luoghi con grandi aziende e di fare divenire ancora più arretrati i paesi sprovvisti di impianti produttivi.
Trasparenza della riforma: perché la riforma è stata annunciata quando ormai le famiglie avevano già iscritto i figli?
Vogliamo una scuola per gli studenti
È lecito chiedersi se questa riforma sia davvero per gli studenti, o piuttosto solo per rispondere alle richieste delle grandi industrie.
La scuola deve preparare lo studente. Il rischio concreto è che si sacrifichi la qualità del percorso educativo sull’altare del prodotto interno lordo.
Che cosa ce ne faremo di lavoratori così formati se non sanno esprimersi correttamente in italiano, se non hanno sviluppato un pensiero critico, se le poche nozioni impartite sono state frettolosamente calate dall’alto per soddisfare le esigenze di un’azienda locale?
La scuola è un luogo di cultura e di formazione, non solo del futuro lavoratore, ma della persona, del Cittadino, di chi dovrà capire il proprio Paese e come si vive al mondo. Vogliamo che la riforma faccia bene agli studenti, e non solo al Prodotto Interno Lordo.
Marco Negrisolo, Studente





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