LE FRAGRANZE SONO IL NUOVO INQUINANTE NASCOSTO
Le ondate di calore che stanno colpendo le città italiane aggravano la qualità dell’aria favorendo la formazione di smog fotochimico e ozono troposferico. Ma accanto alle emissioni tradizionali emerge un’altra fonte di inquinamento spesso sottovalutata: le profumazioni artificiali contenute nei prodotti di uso quotidiano. Le ricerche più recenti indicano che i Composti Organici Volatili (COV) rilasciati da prodotti per la cura della persona, per la pulizia della casa e la detergenza del bucato contribuiscono in modo significativo all’inquinamento atmosferico, tanto da poter essere considerati i “nuovi gas di scarico”. L’inquinamento urbano odora sempre più di profumi!
IL DANNO DEI PRODOTTI SUPERPROFUMATI
Tra i prodotti più impattanti ci sono quelli per il bucato, sempre più ricchi di superprofumazioni a lunga persistenza, che negli ultimi anni hanno invaso il mercato europeo. Questo fenomeno è stato favorito dallo sviluppo di nuove tecnologie, come i precursori di fragranze (pro-fragranze) e l’incapsulamento di sostanze aromatiche in micro- e nanocapsule che consentono un rilascio prolungato del profumo. Queste tecnologie si attivano a contatto con l’acqua, con la luce, il calore (ad esempio durante la stiratura, ma anche con il calore corporeo, garantendo un “effetto scia”), con il pH della pelle o con l’umidità.
Queste sostanze saturano gli ambienti domestici e, una volta aperte le finestre, finiscono nell’aria esterna. Il problema non riguarda solo l’atmosfera: gli impianti di depurazione non riescono a eliminarle completamente e residui di queste fragranze sono stati rinvenuti perfino in aree remote. Un danno ambientale che cresce insieme alla diffusione di questi prodotti.
AMMORBIDENTI SOTTO LA LENTE
Anche la rivista IL SALVAGENTE ha messo in dubbio l’effettiva utilità degli ammorbidenti. Un test svizzero su dodici prodotti ha evidenziato che soltanto due mantengono realmente le promesse, mentre negli altri prevalgono profumazioni inutili accompagnate da numerose sostanze allergeniche e inquinanti. Tra queste compare anche il Lilial, fragranza vietata nei cosmetici dal 2022 perché classificata come tossica per la riproduzione e potenziale interferente endocrino, ma ancora consentita nei detersivi.
“NELLE FRAGRANZE C’E’ UNO ZOO DELLA CHIMICA”
Secondo Hermann Kruse, tossicologo dell’Università Christian-Albrechts di Kiel, le fragranze sono miscele estremamente complesse di alcoli, esteri, chetoni e molte altre sostanze, delle quali spesso non si conosce la composizione completa. Valutare gli effetti è quasi impossibile perché si tratta di miscele chimiche che possono interagire tra loro.
Le conseguenze sulla salute sono sempre più evidenti: mal di testa, difficoltà di concentrazione, disturbi gastrointestinali e allergie sono tra i sintomi più frequentemente segnalati. Le fragranze sono seconde soltanto al nichel come causa di allergie da contatto. Per questo Kruse ritiene necessario ampliare l’etichettatura o, ancora meglio, limitare drasticamente l’utilizzo, affermando che “da una prospettiva tossicologica, le fragranze non dovrebbero trovare posto nell’aria degli ambienti chiusi in cui sono presenti persone”.
UN PROBLEMA ANCHE CULTURALE
Il filosofo Matteo Motterlini richiama l’attenzione su un altro aspetto: il cervello umano fatica a percepire i pericoli che si manifestano lentamente nel tempo. La crisi climatica come l’inquinamento da profumazioni non provocano una reazione immediata perché i loro effetti sono graduali e senza un responsabile facilmente identificabile.
A questo si aggiunge quella che gli economisti definiscono “miopia del presente”: la tendenza a privilegiare benefici immediati rispetto ai vantaggi futuri. Un meccanismo che, secondo Motterlini, viene sfruttato da un modello economico orientato al consumo e che rende più difficile modificare i comportamenti individuali.
LA RESPONSABILITA’ CHE NESSUNO SI ASSUME
Il consumatore, ormai abituato a prodotti sempre più intensamente profumati anche per effetto dell’assuefazione dell’olfatto, tende a scaricare la responsabilità sulle aziende, sulla grande distribuzione o sulle lobby. Allo stesso tempo, quando miliardi di persone adottano gli stessi comportamenti, ciascuno percepisce il proprio contributo all’inquinamento come irrilevante.
È il classico meccanismo dello spostamento e della diffusione della responsabilità: tutti contribuiscono al problema, ma nessuno si sente realmente coinvolto.
PER MILIONI DI PERSONE IL PROFUMO CAUSA UNA DISABILITA’ INVISIBILE
Per milioni di persone le profumazioni non rappresentano un piacere, ma una barriera chimica che limita la libertà di vivere gli spazi pubblici e le relazioni sociali. Per chi soffre di sensibilità alle fragranze, entrare in un ambiente saturo di profumi può significare stare male o dover rinunciare a partecipare alla vita quotidiana.
La richiesta che emerge è semplice: scegliere prodotti senza profumo e restituire aria pulita agli ambienti condivisi. Una scelta che non riguarda soltanto il comfort personale, ma la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Il risultato sarà un’aria esterna più salubre per tutti.
Donatella Stocchi, Terapista della riabilitazione





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