venerdì 3 Febbraio 2023

Perchè i dirigenti pubblici dovrebbero avere paura?

mercoledì 2 Maggio 2018 14:27
Notizie

Dopo che l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha varato il nuovo piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza 2018-2020, il personale delle pubbliche amministrazioni è in continua fibrillazione: tra i corridoi ormai quasi sempre deserti si respira un’aria di sospetto, non c’è più il clima di amicizia di un tempo; tutti si guardano di sottecchi, come se fosse stato violato un accordo segreto consolidatosi da tempi immemorabili. Ognuno ripercorre il proprio operato, lo ricontrolla più volte, facendo attenzione ai tempi, alle più infide applicazioni di legge. Ognuno riordina la propria documentazione personale, compresi i documenti del fatidico concorso che lo ha fatto assumere nell’ente pubblico. Tutti gli impiegati e dipendenti dell’amministrazione italiana stanno via via acquisendo comportamenti morigerati contribuendo in maniera non indifferente al riordino amministrativo e burocratico del sistema Italia: i tempi di lavorazione delle pratiche si sono dimezzati, mentre la qualità del lavoro svolto ha avuto un picco mai registrato prima; la pausa caffè si è ridotta drasticamente e più nessuno si sogna di timbrare il cartellino per altri colleghi.

Ma allora l’ingresso della figura del whistleblower ha veramente sortito quell’effetto desiderato dal presidente Cantone? È proprio così realistica la possibilità che un “delatore” possa produrre tali e insperati effetti nella pubblica amministrazione italiana?

Purtroppo no. E la visione paradisiaca poco sopra descritta è, appunto, solo una visione.

Gli impiegati della pubblica amministrazione possono ancora dormire sonni tranquilli. E non perché hanno la coscienza in ordine, ma perché i dirigenti non permetteranno mai che un sottoposto possa mettere in subbuglio un intero, equilibrato organismo che ad oggi rappresenti, evidentemente incontrastata, la costola politica di un’organizzazione burocratica, fonte inesauribile di piaceri personali, di voti, di vantaggi economici supplementari, magari non previsti, e tante altre amenità legate alla corruzione e alle opacità che attanaglino i nostri uffici amministrativi.

In verità, molto lentamente, qualche impavido si sta facendo avanti. Forte della propria certezza di voler fare a tutti i costi la cosa giusta, decide di denunciare il dirigente suo superiore o un suo collega. Ma fino ad ora i risultati stentano a essere positivi, anzi per la maggior parte delle volte, il coraggioso delatore (che per una volta assume una valenza positiva per la lotta alla corruzione e per la trasparenza) si vede costretto a subire angherie di ogni genere fino anche alle dimissioni forzate, mobbing, denunce e licenziamenti.

L’ultimo fatto, in ordine di visibilità di cronaca, è quello che riguarda una dirigente dell’Inps di Crotone che, solo per aver cercato di fare luce sulla situazione lavorativa di un suo superiore, si ritrova ora ad essere dichiarata “pericolosa” per l’ente stesso e a doversi difendere in tribunale per le accuse ricevute. La stessa è arrivata ad autodenunciarsi di fronte al giudice per essere pagata per non far niente: “C’è una funzionaria che da cinque anni viene pagata per non far nulla, ma proprio nulla, cagionando un danno erariale di almeno 200mila euro. E quella funzionaria, signor giudice, sono io”. Maria Teresa Arcuri, funzionario direttivo presso la sede provinciale Inps del capoluogo calabro, un giorno, ha deciso di vederci chiaro sul contratto del suo diretto superiore, dubitando che avesse i titoli per l’assunzione nei ruoli della pubblica amministrazione, non avendo svolto alcun concorso come vuole la legge. La reazione dell’ente non tarda a manifestarsi: viene rimossa da direttore dell’agenzia di Cirò Marina. Quindi, viene demansionata, isolata, sottoposta ad inferiori, costretta all’inattività, privata della stanza direzionale e delle procedure, anche quelle basilari. Fino a quando non arriva l’ultima denuncia. “Questo rischia chi pretende trasparenza e rispetto delle leggi: hanno preso 10 anni della mia vita, non deve accadere ad altri”, l’amara conclusione della Arcuri.

E quindi, ancora per molto, i soli ad avere paura dovranno essere coloro che hanno deciso di combattere una lotta impari, nonostante le ultime leggi dell’Anac. A meno che… A meno che non si ritrovino in tanti ad agire contro le ingiustizie istituzionali e allora veramente cominceranno a tremare i disonesti.

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