I “FEUDATARI” DOMINANO LE REGIONI
Anche nelle recenti elezioni regionali si è confermata forte, anzi fortissima la figura del “feudatario”.
Ciò è accaduto sia al nord che al sud.
Il grande collettore di preferenze fra i sempre meno votanti diventa signorotto politico di una provincia o di un’area ben definita della stessa in una sorta di war game ben dominato.
Ciò sovente grazie alle pratiche clientelari e alla capacità di promettere nel meccanismo perverso che naturalmente si autoalimenta.
LA NASCITA DEI PICCOLI POTENTATI LOCALI
Avanzano piccoli potentati locali con cui “non c’è partita”.
Il barone politico di turno non lascia nulla agli altri, forse le briciole.
Emerge il volto peggiore, la derivazione malsana e compromessa, imperfetta e corrotta della pratica democratica.
La vera forza di un sistema sano risiede nel ricambio degli attori protagonisti, nella loro alternanza con valorizzazione di capacità e impegno.
Quando i volti o per estensione i cognomi sono (più o meno) sempre gli stessi significa che (più) di qualcosa nel sistema non funziona o funziona male nei retaggi esistenti.
Molti per comodità si affidano al “signore” del luogo, al politico di riferimento che vende sogni, dispensa speranze, distribuisce prebende in varie forme.
Ma ormai siamo in tanti a essere stufi.
LE REGIONI, CENTRI DI SPESA E DI GESTIONE
Il rafforzamento delle Regioni, formidabili centri di gestione e di spesa, ha conferito importanza e prestigio ai consiglieri regionali che spesso hanno più visibilità e potere di deputati e senatori perché trafficano in potenti amministrazioni.
Vivono le città, i luoghi, annusano le esigenze, veicolano aiuti economici e finanziamenti.
Agiscono con libertà sapendo che spesso devono rispondere solo al proprio “sovrano”, ovvero al Presidente della giunta pomposamente detto “governatore”.
Questi feudatari “2.0” fanno il bello e il cattivo tempo riuscendo a racimolare voti e credendo perciò di avere valore.
Il pericolo, oramai, è dietro l’angolo.
Le diffuse “baronìe” sono putrescenti centri di malcostume e malaffare, territori privi di democrazia sostanziale e di reale partecipazione.
I baroni vanno limitati garantendo un accesso di persone capaci di occuparsi della pubblica amministrazione e dei Cittadini tutti (e non delle loro clientele).
Tocca ai Cittadini comprendere la necessità di far valere i propri diritti chiedendo alle Regioni più trasparenza amministrativa e competenza in ogni funzione: una battaglia di grande civiltà e di crescita collettiva.
E se qualcuno vuole essere credibile deve agire concretamente in questa direzione.
In assenza di scelte precise in questa direzione non potrà che continuare a crescere anche il tasso di astensione che è frutto proprio della distanza tra il Popolo e i palazzi del potere.
Pippo Della Corte, Giornalista 





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