Morire mentre si lavora continua a essere una realtà drammatica in Italia. Nei primi sei mesi del 2026 sono state registrate 482 vittime di incidenti sul lavoro, secondo l’elaborazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering sui dati INAIL. Di queste, 350 sono morte in occasione di lavoro, mentre le altre hanno perso la vita in incidenti avvenuti durante il tragitto casa-lavoro, i cosiddetti infortuni “in itinere”.
Il dato complessivo registra una diminuzione rispetto alle 502 vittime dello stesso periodo del 2025, ma il bilancio rimane drammatico: quasi cinquecento persone hanno perso la vita in appena sei mesi.
LE ULTIME TRAGEDIE
La cronaca continua, intanto, a raccontare nuove tragedie. Uno degli episodi più recenti riguarda Piacenza, dove il 1° settembre è morto un corriere, Pasquale Andriotta, dopo un malore mentre effettuava consegne. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione le circostanze della morte.
Nei mesi precedenti si erano verificati numerosi altri incidenti mortali in diverse regioni italiane. A maggio, nell’arco di poche ore, tre lavoratori erano morti in distinti incidenti a Lucca, Catania e Reggio Emilia. Le dinamiche comprendevano episodi di schiacciamento e incidenti con macchinari e muletti.
Ad aprile, a Palermo, due operai erano morti dopo essere precipitati da una gru durante lavori di ristrutturazione di un edificio. Anche in questo caso le autorità hanno avviato accertamenti per stabilire eventuali responsabilità e verificare il rispetto delle norme di sicurezza.
UN LIEVE CALO CHE NON PUO’ BASTARE
Il confronto con il 2025 mostra un calo del numero complessivo delle vittime: 482 contro 502 nei primi sei mesi dell’anno precedente. Anche i decessi avvenuti direttamente durante l’attività lavorativa sono diminuiti, passando da 362 a 350.
Ma una riduzione statistica non può far dimenticare la dimensione del fenomeno. Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia e una comunità colpita.
La sicurezza sul lavoro continua quindi a richiedere un impegno costante, soprattutto nei settori maggiormente esposti: edilizia, agricoltura, industria, trasporti e logistica.
IL PROBLEMA DEI CONTROLLI
Uno degli aspetti più importanti della prevenzione riguarda la capacità di verificare concretamente le condizioni nelle quali si svolge il lavoro.
Cadute dall’alto, schiacciamenti, investimenti, ribaltamenti di mezzi, utilizzo non corretto dei macchinari e condizioni ambientali pericolose sono dinamiche che continuano a comparire nelle cronache degli incidenti.
A queste si aggiungono il lavoro irregolare, la precarietà, la formazione insufficiente e, durante i mesi più caldi, il rischio legato alle temperature estreme.
Per questo motivo la prevenzione non può limitarsi alla presenza di norme sulla carta: occorre verificare che quelle norme siano realmente applicate.
CIVICRAZIA: “SERVONO PIU’ CONTROLLI PER EVITARE NUOVE TRAGEDIE”
Sul tema Civicrazia da sempre richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare la prevenzione e i controlli nei luoghi di lavoro.
«Le morti sul lavoro non possono essere considerate una tragica normalità. Ogni vittima impone una riflessione e, soprattutto, un’azione concreta. La sicurezza deve essere verificata prima che accada una tragedia, non soltanto dopo, quando ormai è troppo tardi», sottolinea Civicrazia.
Civicrazia con tutte le Associazioni evidenzia in particolare la necessità di intensificare ispezioni, controlli e verifiche sul rispetto delle norme di sicurezza, con un’attenzione particolare ai settori più rischiosi e alle situazioni di lavoro precario o irregolare.
«Non bastano le norme se poi i controlli sono insufficienti. Servono più personale ispettivo, controlli effettivi e tempestivi e una maggiore responsabilizzazione di chi organizza e dirige il lavoro», sostiene Civicrazia.
Il richiamo riguarda anche le istituzioni, chiamate a mantenere alta l’attenzione sul problema non soltanto dopo gli incidenti, ma soprattutto nella fase preventiva.
«La prevenzione deve diventare una priorità permanente. Controllare prima significa salvare vite dopo. La sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale e deve essere tutelata ogni giorno», conclude Civicrazia.
NON SOLTANTO NUMERi
Il lieve miglioramento registrato nei primi sei mesi dell’anno rappresenta un segnale positivo, ma non può essere considerato sufficiente.
La vera sfida è trasformare la sicurezza da intervento successivo alla tragedia in una politica quotidiana di prevenzione: più formazione, più controlli, manutenzione degli impianti, rispetto delle procedure e interventi immediati quando emergono situazioni di rischio.
Perché dietro le statistiche non ci sono soltanto numeri. Ci sono lavoratori che non sono tornati a casa e famiglie che hanno dovuto affrontare una perdita irreparabile.
La domanda, dunque, resta una: quante di queste morti possono essere evitate attraverso controlli più efficaci e una prevenzione realmente applicata?
Per Civicrazia, la risposta passa necessariamente da una maggiore presenza sul territorio, da controlli rigorosi e dalla convinzione che nessun lavoro possa essere considerato sicuro se la sicurezza non viene verificata e garantita preventivamente, pienamente e concretamente.
Fabio Riccio






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