IL MEDICO DI FAMIGLIA E LA TELEMEDICINA
In ambito sanitario riveste notevole attualità, negli ultimi tempi, la problematica legata alla carenza, ormai strutturale, di medici di base, anche detti medici “di famiglia”.
Questa mancanza non solo impatta direttamente sull’utenza, ma genera, altresì, un aggravio dell’attività nell’ambito delle strutture sanitarie e si ripercuote in modo significativo anche in capo alla telemedicina.
Analizziamo quali sono le relazioni tra la problematica esposta ed i possibili scenari nell’ambito della telemedicina.
TELEMEDICINA E PREVENZIONE

Uno degli obiettivi principali della telemedicina è quello della prevenzione. In particolare attraverso un accurato monitoraggio dei pazienti più a rischio, effettuato attraverso gli strumenti della telemedicina, si alleggerisce l’impatto diretto dell’utenza nei confronti delle strutture sanitarie.
Il ruolo dei medici di famiglia
La figura del medico di famiglia riveste un ruolo fondamentale nell’ambito dell’organizzazione di un progetto di telemedicina, che sia finalizzato alla prevenzione ed al primo intervento, per i seguenti motivi:
a) La conoscenza dei pazienti: fondamentale per definire sia il numero sia la tipologia di pazienti da inserire nel progetto;
b) L’analisi dei valori: attraverso l’attività di verifica dei referti degli esami e dei controlli strumentali dallo stesso richiesti, il medico di famiglia si configura quale interfaccia con riguardo ai riscontri pervenuti dalla struttura specialistica e/o dallo specialista di riferimento;
c) La decisione di procedere al ricovero: per approfondimenti, con ricoveri diretti o attraverso il pronto soccorso.
Il MEDICO DI FAMIGLIA
Le cause della carenza
Una delle cause della carenza di medici di base è da ricercare nel fatto che, spesso, i medici sono chiamati a svolgere la propria attività in situazioni isolate o, comunque, lontane dai grandi centri urbani; senza tralasciare il fatto che, comunque, tale carenza è avvertita, altresì, nelle grandi città, come – per esempio – Milano e Roma.
L’aspetto economico può essere uno dei fattori determinanti?
Un medico di famiglia, in Italia, percepisce, a fronte di 1500 assistiti, un compenso che oscilla tra i 3900 ed i 4000 euro netti mensili – 40.000 / 60.000 euro annui -, cui vanno aggiunti ulteriori compensi derivanti da indennità aggiuntive, quali ad esempio quelle previste per le zone disagiate, per i turni in orari notturni, per la reperibilità, per le attività di medicina di gruppo o in case della salute.
Alla luce di quanto sopra esposto, emerge con evidenza che la retribuzione dei medici di base italiani si colloca al di sotto della media dei compensi percepiti dai loro colleghi in ambito europeo; questa è una delle ragioni della fuga di molti medici in altri Paesi comunitari.
Ecco una tabella[1] di confronto tra le retribuzioni in alcuni paesi europei:
NAZIONE
COMPENSO ANNO LORDO PERCEPITO
NOTE
Francia
Eu. 90.000 – 110.000
Il compenso è all’interno del sistema in convenzione, a cui vanno aggiunti compensi che variano da zona a zona.
Germania
Eu 120.000 – 140.000
Il sistema prevede elevata autonomia ed è misto, pubblico e privato
Italia
Eu. 40.000 – 60.000
Il sistema prevede una quota a paziente a cui si aggiungono compensi per altre prestazioni
Olanda
Eu. 110.000 – 130.000
Il sistema opera con una forte digitalizzazione e remunera per prestazione
Spagna
Eu. 50.000 – 70.000
Il sistema prevede contratti a livello regionale con una forte differenza tra pubblico e privato
La qualità della prestazione e l’impegno richiesto è un altro dei fattori determinanti
Un fattore da non sottovalutare, specialmente nei piccoli centri, è l’impegno che viene richiesto ai medici di famiglia, che in alcuni casi impegna 24 ore su 24, 7 giorni su 7; ciò, in quanto i pazienti, a prescindere dagli orari e dai giorni di lavoro del medico, previsti da contratto, contattano il medico “alla bisogna”.
Un altro elemento da considerare è il tipo di prestazione che viene richiesta al medico di famiglia, che spesso è impegnato, in modo prioritario, in adempimenti burocratici e ragionieristici. Questo aspetto fa sì che il medico sia costretto a sottrarre tempo alle attività proprie della sua professione e gli impedisce di cogliere le opportunità di approfondimento delle sue conoscenze derivanti, ad esempio, dalle attività di aggiornamento.
I maggiori compensi, che caratterizzano altri settori specialistici in ambito sanitario, possono spingere il medico a scegliere di dedicarsi ad attività diverse da quella del medico di famiglia?
Come anche si evince dalla tabella[2] sottostante – che l’aspetto economico sia solo uno degli aspetti che incidono sulla volontà del medico di optare per differenti percorsi.
SPECIALIZZAZIONE/ PROFESSIONE
REMUNERAZIONE MEDIA ANNO
NOTE
Logopedista
Eu. 30.000 – 42.000
In prevalenza in regime di libera professione
Medico che opere in ambulatorio
Eu. 60.000 – 100.000
In convenzione con Il SSN, a prestazione
Medico che opera in ospedale
Eu. 70.000 – 120.000
Compenso in funzione del ruolo ricoperto e comprende indennità aggiuntive.
Medico di famiglia
Eu. 40.000 – 60.000
Il sistema prevede una quota a paziente a cui si aggiungono compensi per altre prestazioni
Ostetrica
Eu. 32.000 – 50.000
Compenso all’interno di un contratto pubblico a cui si aggiunge la reperibilità.
Psicologo / Psicoterapeuta
Eu. 35.000 – 60.000
Il compenso varia a seconda se la prestazione è data all’interno del servizio pubblico o privatamente.
La scelta di una specializzazione diversa dipende, principalmente, dall’orientamento professionale dei singoli candidati e dalle relative aspettative.
***
Sulla base di quanto fin qui esposto, è possibile sintetizzare le seguenti cause, alla base del fenomeno della carenza di medici di famiglia:
1) l’aspetto economico;
2) il tipo di prestazione richiesta;
3) l’impegno in termini di tempo;
4) la mancanza di un aggiornamento professionale sistematico;
5) la propensione dei singoli verso diverse specializzazioni in ambito sanitario;
6) l’isolamento e/o la lontananza dai centri urbani più strutturati.
Civicrazia chiede urgenti interventi che le amministrazioni preposte, nonché i CCNL di riferimento, devono recepire al fine di tentare di porre rimedio alla riscontrata carenza di medici di famiglia:
1) quanto al primo punto: un progressivo adeguamento economico ai livelli europei può certamente stimolare un maggior numero di medici a scegliere di esercitare la professione del medico di base;
2) quanto al secondo punto: si veda il punto 4) come contributo alla sua soluzione;
3) quanto al terzo punto: al fine di alleggerire l’impegno in termini di tempo, deve essere garantito un presidio medico alternativo – ad esempio, una struttura di medico di guardia o similare – che sia efficiente per consentire ai medici di base di avere anche una vita privata.
4) quanto al quarto punto: mediante l’incremento dell’utilizzo della telemedicina e la predisposizione di piani di aggiornamento sistematico – oltre che attraverso l’affiancamento periodico del medico di famiglia presso strutture di pronto soccorso – il medico di base avrà la possibilità di migliorare la prestazione offerta e di mantenere alto il livello di aggiornamento professionale.
5) quanto al quinto punto: la risposta a questa problematica può derivare dagli interventi previsti per gli altri punti.
6) quanto, infine, al sesto punto: può – e deve – essere compito delle Amministrazioni competenti di riferimento trovare soluzioni incentivanti, quali, ad esempio, locazioni a canoni agevolati o rimborsi spese a supporto di un eventuale pendolarismo.
Giuseppe Giancarli
[1] Valori stimati
[2] Valori stimati





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