L’ITALIA FRANA ED E’ STRUTTURALE. BASTA CON LA RETORICA EMERGENZIALE
Per il dissesto idrogeologico occorre maggiore ordinaria gestione del territorio: concetto semplice che però non pare riesca ad entrare nelle pagine dell’agenda della politica e degli Enti locali interessati spesso a iniziative pseudo culturali utili per un effimero ritorno di immagine.
Un aspetto grave che ben racconta il distacco, la lontananza degli amministratori dai problemi reali, concreti, tangibili degli amministrati.
Da qui discende il fatto che ogni anno gli italiani sono alle prese con frane, smottamenti, crolli, allagamenti, esondazione di fiumi: un film che si ripete con precisa cadenza e puntualità.
LA PROGRAMMAZIONE È ASSENTE
Emerge un’assenza grave di programmazione e realizzazione di interventi tesi a prevenire quanto purtroppo accade. Ciò è vero in particolare nelle aree urbane che spesso crollano sotto i colpi violenti delle piogge torrenziali. È noto che in Italia piove per oltre centoventi giorni all’anno. La media è andata progressivamente aumentando rispetto al passato. Ciò nonostante ad essere assente è una necessaria, in alcuni casi obbligatoria azione di prevenzione soprattutto per le zone più sensibili per poi intervenire.
Ci sono le risorse, i mezzi e le competenze. A mancare la necessaria volontà di chi dovrebbe fare e non fa. Per pigrizia, inerzia, incapacità, assenza di un necessario senso di responsabilità verso le proprie comunità. Sullo sfondo emergono gestioni poco accorte delle città invase da cemento e in cui tante opere pubbliche versano in un profondo degrado sino a marcire sotto i colpi violenti dell’inverno: l’espansione edilizia senza criterio ha preso il sopravvento ovunque mettendo a rischio gli equilibri dettati dalla natura in territori fragili ad alto rischio idrogeologico.
NON SI TRATTA DI EMERGENZA MA DI PROBLEMI STRUTTURALI
L’urbanistica non dovrebbe contemplare esclusivamente la edificazione di nuovi complessi residenziali bensì indirizzare con uno sguardo rivolto alle criticità dei territori l’azione delle Regioni e di Comuni che in collaborazione dovrebbero operare per il medesimo obiettivo: intervenire per mitigare le criticità dei territori.
Parlare di emergenza è un’offesa all’intelligenza dei cittadini-elettori-contribuenti. Piuttosto ci si trova dinanzi a problematiche ormai diventate strutturali che raccontano in maniera inequivocabile le carenze gestionali utili per garantire una corretta ordinaria amministrazione. Pianificare significa portare a termine opere di consolidamento di pareti rocciose, rafforzare gli argini dei fiumi, pulire gli alvei e le condotte fognarie. I comuni montani, tantissimi e anche di piccole dimensioni, e quelli costieri si ritrovano sempre a fare i conti con questioni legate agli effetti del maltempo. Non è un caso ma è il frutto del perverso combinato disposto tra incuria e speculazione edilizia, aspetto con cui i cittadini (in alcuni casi anche con complice atteggiamento) si trovano a fare i conti per una vita intera.
I CITTADINI SCENDANO IN PIAZZA
In casi del genere solo una crescente e consapevole presa di posizione dei Cittadini può stimolare la politica a fare meglio e di più. I Cittadini devono manifestare, scendere in piazza e lungo le strade per segnalare le tante problematiche attinenti alla fragilità dei territori in cui vivono per una chiamata all’azione collettiva. Solo così chi amministra inizierà ad aprire gli occhi agendo attivamente sia sulla prevenzione che sulla realizzazione delle opere necessarie.
Il resto appartiene al lessico della retorica emergenziale ormai stantio e infruttuoso.
Pippo Della Corte, Giornalista 





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