REGIONI BUROCRATICHE E INCAPACI
Le Regioni sono istituzioni che nel corso del tempo hanno acquisito sempre più funzioni che è divenuto potere non idoneamente esercitato.
Sono oramai formidabili centri di spesa, di gestione di risorse e di clientele con competenze in numerose e delicate materie: sanità, fondi europei, formazione, trasporti e infrastrutture, rifiuti, spettacolo, politiche culturali e turismo e dimostrano crescente inefficacia.
Una complessità di ambiti che impattano in maniera concreta sulla qualità della vita dei cittadini-elettori-contribuenti spesso saper dare necessarie risposte alle quotidiane esigenze.
A seguito di numerose riforme le Regioni hanno conquistato sempre più importanza tanto che i Presidenti delle Giunte vengono impropriamente e pomposamente definiti “governatori”: un aspetto semantico non secondario che racconta il cambio di paradigma avvenuto. Essi da Nord a Sud pensano di essere dei granduchi, dei monarchi, dei leaders ma sono spesso solo politicanti a capo, questo sì, di un elefantiaco e costoso apparato burocratico che pesa enormemente sulle tasche dei contribuenti.
Lo Stato centrale ha deciso di rinunciare ad esercitare alcune funzioni lasciando alla politica regionale di affrontare le tante criticità territoriali.
Il regionalismo ha accentrato competenze locali e ha semplicemente accresciuto il peso dei burocrati e dei politici che non sono stati in grado nella gran parte dei casi di fornire ai cittadini le risposte di cui avrebbero bisogno.
Un vero peccato se si pensa quanti soldi esse gestiscono: una marea di denaro che spesso si disperde e non trova il giusto alveo dentro cui incanalarsi.
Nelle Regioni sono ferme al palo tante opere, esistono fondi non spesi per incapacità, menefreghismo e inefficienza.
L’autonomismo all’italiana si è rivelato un bluff, una carta truccata.
GLI SQUILIBRI TERRITORIALI NON SONO STATI RISOLTI
Ora è molto difficile tornare indietro.
Ma come si fa a non vedere, per esempio, che alcuni squilibri territoriali ancora permangono, anzi pare si siano rafforzati?
Gli squilibri territoriali, in particolare goà a partire dagli anni Sessanta e Settanta e in misura crescente, hanno assunto aspetti dannosi e patologici.
Le zone costiere e quelle poste nelle loro immediate vicinanze vivono una ormai difficilmente tollerabile sovrappopolazione, mentre quelle interne sono vittime di un inesorabile e pericoloso processo di spopolamento.
Nulla di decisivo è stato fatto per trovare una soluzione urbanistica e infrastrutturale a questa situazione non più sostenibile.
Nuove strade e trasporti più efficienti e mirati potrebbero almeno mitigare uno squilibrio che si traduce in desertificazione dei centri minori con conseguente perdita di identità, valori, tradizioni.
Su tale situazione – e bisogna dirlo – incide anche il criterio di attribuzione degli eletti all’interno dei consigli regionali.
Sino a quando le province più urbanizzate e antropizzate saranno determinanti (ovvero, come si usa dire, faranno la parte del leone) in termini di consiglieri regionali nulla muterà alimentando uno squilibrio divenuto oramai strutturale e non gestibile.
Il criterio che sottende le ripartizioni è quello del numero dei residenti e quindi di elettori: più abitanti ci sono più è alto il numero dei consiglieri attribuiti, tutto a scapito ovviamente delle zone meno popolose che avranno di conseguenza un peso specifico più scarso nelle decisioni che riguardano l’intero territorio regionale.
Questo fattore si traduce da decenni in una iniqua distribuzione di denaro e investimenti con una ovvia anche maggiore ricaduta sui territori periferici che aumentano ancora il loro divario.
Questo quadro a tinte fosche dovrebbe stimolare il Legislatore nazionale ad intervenire attraverso misure specifiche e perequative rivolgendo con decisione uno sguardo attento verso quelle zone che continuano a soffrire a causa di scarsa attenzione regionale.
I CITTADINI POSSONO E DEVONO FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE
Invertire la rotta è possibile ma solo in presenza di una reale volontà politica.
In questo contesto i cittadini, attraverso associazioni, comitati, attività di controllo e proposte, possono incidere affrontando, con raziocinio e determinazione, una serie di questioni da sottoporre agli eletti del popolo.
La voce dei territori deve alzarsi ora ben oltre i rappresentanti istituzionali che spesso dimenticano il loro vero ruolo di servizio.
Pippo Della Corte 





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