LAVORATORI FRAGILI: DA MESSINA UN APPELLO CHE CHIEDE TUTELE CERTE E RAPIDE
CIVICRAZIA RILANCIA LA LETTERA APERTA: IL LAVORO AGILE E GLI ACCOMODAMENTI RAGIONEVOLI NON POSSONO RESTARE MISURE PRECARIE, MA DEVONO DIVENTARE GARANZIE STABILI PER CHI VIVE CON PATOLOGIE INVALIDANTI O CRONICHE
Una voce che interpella le istituzioni
Dalla lettera aperta pubblicata il 21 marzo 2026 su Messina Oggi emerge una richiesta chiara, civile e fondata: i lavoratori fragili e con disabilità non chiedono privilegi, ma condizioni concrete per poter continuare a lavorare senza mettere a rischio la propria salute. Daniela Briuglia si è rivolta al futuro Sindaco di Messina con un appello che, in realtà, supera i confini della città e parla a tutte le istituzioni.
Il lavoro agile non è una concessione
Per molti lavoratori fragili, il lavoro agile non rappresenta una comodità, ma uno strumento essenziale di continuità lavorativa. Significa evitare assenze forzate, contenere il rischio di aggravamento delle condizioni di salute, non esporsi a spostamenti incompatibili con situazioni di immunodepressione o grave debilitazione, e soprattutto non essere spinti verso il superamento del periodo di comporto e la perdita del posto di lavoro. È questo il nucleo umano e sociale della lettera di Daniela Briuglia, che merita ascolto e responsabilità.
Gli accomodamenti ragionevoli sono un diritto
La richiesta di tutela non nasce da una pretesa astratta. L’articolo 5 della direttiva 2000/78/CE richiama il dovere di prevedere soluzioni ragionevoli per le persone con disabilità; il decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62 ha poi introdotto nell’ordinamento italiano l’articolo 5-bis della legge 104/1992 sugli accomodamenti ragionevoli; inoltre la Cassazione, con la sentenza n. 605 del 10 gennaio 2025, ha riconosciuto il lavoro agile come accomodamento organizzativo ragionevole per il lavoratore con disabilità. Il punto è semplice: quando il lavoro da remoto è compatibile con le mansioni e non comporta un onere sproporzionato, negarlo significa comprimere un diritto.
Non bastano interventi a termine
Civicrazia ha già evidenziato che il quadro di protezione dei lavoratori fragili resta frammentario e troppo spesso affidato a misure temporanee. Anche la Legge 18 luglio 2025, n. 106, pur avendo riportato attenzione su conservazione del posto di lavoro e permessi retribuiti per esami e cure in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche, non esaurisce la necessità di una tutela stabile, uniforme e duratura. Chi vive una fragilità non può dipendere da proroghe incerte o dalla sensibilità del momento.
Da Messina una questione nazionale
La lettera di Daniela Briuglia colpisce perché parte dall’esperienza concreta di chi lavora e resiste ogni giorno, ma mette a fuoco una questione di principio: il diritto al lavoro e il diritto alla salute non possono essere messi in contrapposizione. Una pubblica amministrazione moderna, come ogni datore di lavoro responsabile, deve saper coniugare efficienza, dignità e inclusione. È qui che si misura la qualità civile delle istituzioni.
L’appello di Civicrazia
Civicrazia rinnova dunque il proprio appello: occorrono regole certe, linee applicative chiare e un riconoscimento effettivo del lavoro agile e degli accomodamenti ragionevoli per i lavoratori fragili e con disabilità. Non servono soluzioni eccezionali, ma strumenti ordinari di giustizia, capaci di garantire continuità lavorativa, sicurezza sanitaria e piena partecipazione. La fragilità non può trasformarsi in esclusione silenziosa.
Conclusione: la civiltà di uno Stato si vede da qui
La lettera aperta al futuro Sindaco di Messina non è solo una richiesta locale. È una domanda rivolta a tutta la politica, nazionale e territoriale: scegliere se considerare i lavoratori fragili un problema da gestire in via provvisoria oppure cittadini da tutelare con serietà, continuità e visione. Civicrazia indica con nettezza la strada, così come prevede un’apposita petizione in Parlamento, in esame in Commissione: tutele adeguate, durature e rispettose della persona. Perché il lavoro, quando è davvero dignitoso, non lascia indietro nessuno.
Silvano Antori 





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