LA PROTEZIONE CIVILE E’ LA RISPOSTA ALL’ANSIA DEL FUTURO.
LA LUCE NELLA DEVASTAZIONE E LA RICERCA DI SENSO
Ci sono immagini che la cronaca ci consegna e che la psicologia ha il dovere di decodificare.
Una di queste è lo sguardo di un ventenne con il fango fin sopra le ginocchia, la pala in mano e un sorriso inspiegabile sul viso stanco. Intorno a lui, la devastazione dell’ennesima alluvione. Eppure, in quel caos, c’è una strana, potente forma di luce.
Per anni abbiamo etichettato i nostri ragazzi con formule pigre: la “generazione Narciso”, gli sdraiati, gli iperconnessi chiusi nell’isolamento degli schermi.
Poi, la terra trema o i fiumi esondano, e li ritrovi lì. A migliaia. Diventano “angeli” per i media, ma per chi sa guardare oltre la superficie, sono semplicemente giovani alla ricerca disperata di un senso.
Per Civicrazia, che della cittadinanza attiva fa il suo nucleo fondante, questo fenomeno non è solo una bella storia di volontariato. È una precisa risposta psicologica a una crisi epocale.
PROTEZIONE CIVILE: LA TERAPIA DEL “FARE” CONTRO IL MOSTRO DELL’ECO-ANSIA
Ogni giorno incontriamo a lavoro o per strada la sofferenza silenziosa di una generazione schiacciata dall’eco-ansia.
Non è una fobia irrazionale; è il peso angosciante di un futuro percepito come una minaccia imminente, unito al senso di colpa per un pianeta che si sta sgretolando. La mente umana, di fronte a un pericolo troppo grande che non può controllare, reagisce in due modi: con la fuga o con la paralisi. È l’impotenza appresa.
Spalare il fango, montare una tenda con la Protezione Civile, gestire una radio durante un’allerta meteo: queste azioni spezzano la paralisi. Dalla mente alle mani: il corpo si attiva e l’ansia si trasforma in adrenalina costruttiva.
Dall’ “Io” al “Noi”: l’isolamento digitale si frantuma.
Nel momento dell’emergenza si scopre il calore primordiale della solidarietà, la bellezza di fare catena umana per salvare i ricordi di uno sconosciuto. La Protezione Civile diventa così una forma di psicoterapia collettiva. Cura il territorio, ma contemporaneamente cura l’anima di chi soccorre.
IL SENSO DEL LIMITE E LA VOCE DELLE ASSOCIAZIONI E DEI CITTADINI. AVANTI CON LA PETIZIONE!
Nello scenario dell’emergenza si impara ciò che nessun manuale scolastico può insegnare: il valore del limite e la forza della fragilità. I giovani, spesso accusati di vivere in una bolla di onnipotenza virtuale, nella Protezione Civile impattano con la realtà più nuda.
Ed è qui che scatta la scintilla della Civicrazia e la Petizione di Civicrazia, con tutte le Associazioni, sulla Protezione Civile, presentata celermente con corale entusiasmo e annunciata in Aula al Senato della Repubblica il 2 luglio e in prosieguo per i conseguenziali provvedimenti nelle competenti Commissioni parlamentari.
Il cittadino non è un suddito che aspetta il soccorso dall’alto; è un soggetto attivo che si fa carico della sua Comunità.
Sostenere la Petizione e/o indossare quella divisa (o anche solo una pettorina d’emergenza) significa fare un patto con lo Stato, non basato sulla burocrazia, ma sulla carne e sul sangue. È la democrazia dell’esserci.
“Non stiamo solo salvando delle case”, mi ha detto un ragazzo durante l’ultima emergenza. “Stiamo salvando noi stessi dalla sensazione di essere inutili”.
VERSO UN’ECOLOGIA DELLA MENTE E DEL TERRITORIO
Non possiamo più permetterci di considerare i giovani come una risorsa d’emergenza da evocare solo quando la terra frana. Abbiamo bisogno della loro energia, della loro competenza digitale, della loro sensibilità emotiva prima che il disastro accada. Dobbiamo accoglierli stabilmente nelle istituzioni della Protezione Civile, formarli alla psicologia dell’emergenza, dare loro le chiavi per mappare e proteggere i propri territori.
Il fango si asciuga, le strade si riaprono, ma l’impronta psicologica di aver protetto la propria comunità resta per sempre.
Se vogliamo ricostruire l’Italia, dobbiamo partire da qui: dalla certezza che la terra si difende insieme, e che la speranza non è un’attesa passiva, ma un paio di stivali sporchi e il coraggio di piegare la schiena per chi ha perso tutto.
LA PETIZIONE EX ART. 50 DELLA COSTITUZIONE DI CIVICRAZIA PER LA PROTEZIONE CIVILE: TRASFORMA L’ATTESA IN AZIONE
La tutela del nostro territorio e dei nostri diritti non può essere delegata al caso o all’emergenza. L’impegno civico è il motore vivo della nostra società. Civicrazia ti chiama a non restare spettatore: trasforma le tue preoccupazioni per il futuro in forza costruttiva! Unisciti a noi, sostieni le nostre iniziative, pretendi trasparenza, meritocrazia e legalità nelle istituzioni.
Fai valere i tuoi diritti e mettiti al servizio della tua comunità. Diventa oggi stesso un protagonista del cambiamento.
Laura Eldorado, Psicologa e Assistente Sociale, Socia A.S.Pro.C (Assistenti Sociali per la Protezione Civile) 





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