Festa della Mamma: Auguri da Civicrazia e Sportello Telematico.
Riflessioni sul ruolo della donna madre oggi: Burnout, depressione post partum, violenza di genere.
Il fallimento di una società che non tutela le donne.
Il 10 maggio si è celebrata la “festa della mamma”, giorno in cui la società civile pone l’attenzione sulla figura della donna/madre per ricordare il legame familiare, la memoria e il riconoscimento del ruolo delle madri nella società.
Purtroppo ci sono storie che sconvolgono la società civile come quella del 22 aprile 2026 quando a Catanzaro Anna Democrito 46 anni operatrice RSA e madre di tre figli, si è gettata dal terrazzo della propria abitazione insieme ai bambini, provocando la morte propria e di due di loro. Le prime ricostruzioni investigative hanno qualificato la vicenda come ipotesi di omicidio-suicidio, mentre l’attenzione degli inquirenti e dei media si è concentrata anche sul possibile quadro di sofferenza psichica successivo al parto.
Viviamo in un’epoca in cui la parità di genere è divenuta una parola di rito, ma non una realtà concreta. Dietro gli slogan sull’uguaglianza, milioni di donne continuano a vivere quotidianamente la fatica di un sistema che le espone, le sfrutta e troppo spesso le abbandona davanti al dolore. Tre fenomeni oggi emblematici di questa crisi — burnout, depressione post partum e violenza di genere — raccontano una stessa storia: quella di una società che non sa, o non vuole, prendersi cura delle donne.
Il burnout femminile: tra cura e invisibilità
Il burnout, spesso associato alla sfera professionale, è diventato una condizione strutturale dell’esistenza femminile. Le donne lavorano più degli uomini, se si sommano ore di lavoro retribuito e di cura familiare, ma ricevono meno riconoscimento, meno salario e meno tempo per sé. La cultura della “resilienza” e dell’“essere multitasking” ha trasformato la fatica in virtù, invisibilizzando il sovraccarico emotivo e fisico. Questo logoramento continuo non è un fallimento individuale, bensì collettivo: è il prodotto di un’organizzazione sociale che scarica sulle donne il peso del welfare e della tenuta familiare, senza dar loro strumenti concreti di sostegno o spazi reali di libertà.
Depressione post partum: la solitudine dietro la maternità ideale
La maternità viene ancora raccontata con toni mitizzanti, come un trionfo d’amore incondizionato. Ma la realtà, per molte, è segnata da solitudine, senso di colpa e mancanza di aiuto. La depressione post partum colpisce un numero enorme di madri, eppure resta uno dei disturbi meno riconosciuti e più stigmatizzati. Quando una donna osa dire che non è felice dopo aver partorito, viene spesso giudicata “ingrata” o “debole”. Le istituzioni – sanitarie e sociali – raramente adottano percorsi di sostegno psicologico diffusi e accessibili. Nel vuoto del silenzio, troppe madri si convincono di essere sbagliate, quando il vero problema è un contesto che esalta la maternità ma non sostiene le madri.
Violenza di genere: l’emergenza che non passa mai
In Italia come nel mondo, la violenza sulle donne resta un dramma quotidiano. Nonostante leggi e campagne, le statistiche continuano a registrare numeri inaccettabili. La violenza non è un fatto “privato”: è un riflesso politico e culturale di una società che mantiene relazioni di potere diseguali e che normalizza il controllo maschile sui corpi e sulle vite femminili.
Le istituzioni continuano a rispondere con misure emergenziali e frammentarie, ma senza un cambio di mentalità e un investimento strutturale nell’educazione di genere, le donne resteranno vulnerabili e colpevolizzate anche quando chiedono aiuto.
Il fallimento collettivo
Il filo rosso che lega burnout, depressione post partum e violenza di genere è la negazione dell’autonomia e del benessere femminile come priorità sociale. La tutela dei diritti delle donne non può essere una concessione, ma il fondamento stesso di una democrazia che voglia dirsi tale.
Il fallimento non è delle singole donne che crollano, ma di una società che continua a ignorare le condizioni che le fanno crollare: un sistema di potere patriarcale travestito da modernità.
Ripartire dal riconoscimento: le battaglie di Civicrazia e dello Sportello Telematico a favore delle donne/madri
Servono politiche di prevenzione e supporto reale, servizi psicologici pubblici, congedi equamente distribuiti, educazione affettiva e di genere nelle scuole, investimenti contro la precarietà lavorativa e la povertà educativa. Ma serve soprattutto un cambio culturale, imparare ad ascoltare le donne, credere al loro dolore, riconoscere la loro stanchezza non come debolezza ma come segnale di un’enorme ingiustizia sociale.
Civicrazia con lo Sportello Telematico, raggiungibile all’indirizzo https://www.civicrazia.org/sportello-telematico/ da anni si batte per tutto quanto suddetto, offrendo ascolto e orientamento ad ogni cittadino sulla difesa dei propri diritti e servizi di carattere sociale, assistenziale e socio-sanitario.
E’ a disposizione per aiuto e supporto ad ogni donna che è costretta a vivere e barcamenarsi tra le problematiche della maternità e il lavoro: la sua azione è messa in campo per andare incontro a ogni singolo individuo che si ritrovi in uno stato di dubbio, difficoltà o necessità, per aiutare la comunità e migliorare la condizione di tutti.
Poiché finché una sola donna sarà costretta a scegliere tra la sopravvivenza e la dignità, non potremo parlare di progresso. Perché il grado di Civiltà di un Paese si misura da come tratta chi vive al margine e, troppo spesso, le donne lo sono ancora.
Per cui Auguri e Forza Mamme, insieme ce la possiamo fare!
MariaSilvia De Luca, Avvocato 





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