IL VALORE DELLA SOLIDARIETÀ NON SI PUÒ TASSARE
Il Terzo Settore rappresenta la colonna portante della comunità italiana, presidio insostituibile di solidarietà, giustizia sociale e sussidiarietà. Senza l’impegno quotidiano di migliaia di associazioni, cooperanti ed educatori, le persone più vulnerabili rimarrebbero prive di tutele essenziali.
L’entrata in piena operatività del nuovo regime fiscale previsto dalla Riforma (iniziata con la Legge Delega n. 106/2016 e attuata con il D.Lgs. n. 117/2017 – Codice del Terzo Settore e il D.Lgs. n. 112/2017) evidenzia tuttavia un paradosso: il sistema attuale rischia di penalizzare proprio chi spende risorse per aiutare gli ultimi. Come Civicrazia, riteniamo doveroso denunciare questa stortura e chiedere correttivi immediati.
IL PARADOSSO FISCALE DELL’IRAP: UNA PENALIZZAZIONE INGIUSTA
Il nodo più critico riguarda la disciplina dell’Imposta Regionale sulle Attività Produttive (D.Lgs. n. 446/1997), che genera un’evidente asimmetria tra settore profit e non profit:
· Impresa profit: Ai sensi dell’art. 11 del D.Lgs. 446/1997, il costo del personale dipendente assunto a tempo indeterminato è interamente deducibile dalla base imponibile IRAP.
· Ente non commerciale: Per l’attività istituzionale, la base imponibile IRAP si calcola sul metodo retributivo, sommando gli stipendi e i compensi erogati ai lavoratori.
L’effetto è illogico: se un’associazione assume un educatore per assistere un minore o un anziano, la retribuzione di quel lavoratore diventa materia imponibile. Più un ente investe in capitale umano per offrire servizi di cura sul territorio, maggiore sarà il carico fiscale da sostenere.
DA “CENTRALITÀ DEI FRAGILI” A UN GENERICO “INTERESSE GENERALE”
L’articolo 5 del D.Lgs. 117/2017 ha esteso il perimetro delle attività d’interesse generale a settori quali cultura, ambiente, sport e turismo sociale. Valorizzare ogni forma di benessere collettivo è positivo, ma così si è smarrito un principio cardine (presente fin dalla disciplina delle ONLUS ex D.Lgs. n. 460/1997): il trattamento fiscale di favore speciale per chi si occupa direttamente degli ultimi.
Trattare allo stesso modo realtà con finalità e impatti sociali differenti rischia di oscurare la specifica funzione di coesione svolta dalle strutture sociosanitarie e di assistenza diretta.
IL DIALOGO ISTITUZIONALE E LA POSIZIONE DI CIVICRAZIA
Il dibattito in corso, alimentato anche dal lavoro del Tavolo Tecnico tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Forum Nazionale del Terzo Settore, dimostra quanto sia sentita l’esigenza di giungere a un assetto fiscale equo, chiaro e sostenibile per tutti gli enti. Tuttavia, un generale riconoscimento del valore sociale del non profit non deve mettere in ombra chi affronta ogni giorno gravi situazioni di marginalità.
Civicrazia chiede al legislatore di:
· Riconoscere la specificità di chi assiste i fragili: Garantire un’attenzione fiscale prioritaria a chi opera a beneficio di persone in condizioni di svantaggio.
· Eliminare il paradosso IRAP sul lavoro sociale: Modificare il D.Lgs. 446/1997 per escludere dalla base imponibile i compensi degli operatori sociali, educativi e sanitari assunti negli ETS.
· Garantire omogeneità e chiarezza: Superare la frammentazione normativa su IMU, IVA, IRES e IRAP con un quadro fiscale stabile.
Tassare chi si prende cura degli ultimi è una contraddizione economica e una ferita al patto di solidarietà costituzionale.
Civicrazia da sempre evidenzia: difendere chi aiuta significa tutelare la dignità di tutti.
Ernesto Marino






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