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CONTRO LA PIAGA DELLE TARGHE ESTERE

LA PIAGA DELLE TARGHE ESTERE: UN “RISPARMIO” CHE DIVENTA FURTO DI COMUNITÀ

 

Negli ultimi anni si è diffuso in modo allarmante il fenomeno della circolazione di veicoli con targhe straniere, in prevalenza provenienti dall’Est Europa. Ad esempio a Napoli decine di migliaia solo con targhe polacche o bulgare.
Quella che appare come una scorciatoia “furba” per risparmiare sul premio assicurativo è in realtà una vera emorragia per lo Stato, gli Enti locali e per i cittadini onesti. Un fenomeno di sostanziale evasione fiscale strutturata che alimenta frodi, aumenta i premi assicurativi e ha scaricato sulla collettività centinaia di milioni di euro.
-Il peso dell’evasione fiscale
Veicoli con targa estera sfuggono a:
Bollo auto, che vale complessivamente oltre 6,5 miliardi l’anno per le Regioni;
Superbollo per i veicoli di lusso;
Contributo al Servizio Sanitario Nazionale (10% del premio);
Imposta provinciale sul premio delle assicurazioni r.c.auto (16% a Napoli);
Contributo al Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada (2,5% del premio).
Decine di migliaia di veicoli “esterovestiti” o assicurati lontano dal luogo di circolazione hanno sottratto centinaia di milioni di euro al finanziamento della sanità pubblica, del trasporto pubblico e della manutenzione stradale. Le risorse che mancano nelle casse pubbliche vengono compensate da tasse più alte e servizi più poveri per i cittadini rispettosi delle regole.
Premi assicurativi più cari per chi paga
Le compagnie italiane, costrette a far fronte ai sinistri causati da veicoli con targa “esterovestita” , riversano inevitabilmente i costi sugli assicurati residenti. Ne deriva un aumento generalizzato dei premi RC Auto che grava sui cittadini corretti, costretti a pagare di più per compensare le falle generate da chi sfrutta escamotage oltreconfine. In alcune città il premio medio supera i 1.160 euro annui, con rincari continui che penalizzano proprio chi rispetta la legge.
-La truffa dell’esterovestizione: auto fantasma e frodi seriali
Al cuore del fenomeno si colloca la cosiddetta “esterovestizione dei veicoli”, un meccanismo che sfrutta la normativa sulla radiazione per esportazione. In teoria, un’auto venduta all’estero viene cancellata dal PRA per essere reimmatricolata in un altro Paese.
In pratica, in migliaia di casi l’operazione si ferma alla carta: la vettura non lascia mai il territorio italiano.
La circolare del Ministero delle Infrastrutture del 21 dicembre 2023 ha ammesso esplicitamente il problema, disponendo che i veicoli “radiati per esportazione e mai esportati o reimmatricolati all’estero” possano (e debbano) essere reimmatricolati in Italia. Una misura tardiva, ma rivelatrice: per anni auto cancellate dai registri italiani sono rimaste a circolare sulle nostre strade come se fossero “invisibili”.
Le inchieste della Guardia di Finanza hanno documentato spedizioni di interi lotti di targhe e libretti di circolazione provenienti dalla Polonia, inviati direttamente ad agenzie compiacenti. Non si tratta quindi di astuzie isolate, ma di un mercato parallelo strutturato, in cui le agenzie forniscono al cliente il “pacchetto completo”: radiazione fittizia in Italia, nuova immatricolazione estera, ritorno immediato sulle strade nazionali.
Il sistema genera anche un effetto collaterale devastante: molte di queste auto “esterovestite” sono protagoniste di sinistri assicurativi “sospetti di frode”. Con un intestatario estero fittizio, è quasi impossibile per le autorità risalire ai reali responsabili. Inoltre, un’auto può cambiare più volte targa senza mai cambiare realmente proprietario, facilitando le frodi seriali: lo stesso veicolo compare in incidenti diversi, sempre con identità formalmente rinnovata.
Nel solo 2022 sono stati segnalati in Italia quasi 4.500 sinistri sospetti con veicoli esteri. Un fenomeno che moltiplica i costi per le imprese e per i cittadini, oltre a rallentare i tempi della giustizia civile.
Il paradosso è evidente: cittadini e imprese italiane rispettano le regole e pagano, mentre chi ricorre a questi escamotage riesce a circolare indisturbato con un’auto fantasma legalizzata dai buchi della normativa.
Leasing esteri, cessioni fittizie e implicazioni fiscali e penali: un meccanismo sofisticato di frode
Quando l’esportazione avviene realmente, il veicolo viene immatricolato con targhe polacche o bulgare e poi rientra in Italia sotto forma di leasing o comodato. Tuttavia, come già evidenziato, molti di questi leasing sono fittizi: il veicolo viene formalmente intestato a una società di leasing estera, ma ritorna di fatto al precedente proprietario o a soggetti a lui collegati subito dopo l’operazione di esportazione.
In caso di sinistro, non è infrequente che la società di leasing ceda il credito risarcitorio al noleggiatore. Nella prassi italiana, questa cessione avviene spesso senza le formalità necessarie, come la notifica al debitore ceduto o l’accettazione, generando zone grigie giuridiche. In altre parole, il noleggiatore può vantare crediti verso l’assicurazione senza tracciabilità chiara, creando margini per duplicazioni o richieste infondate.

 

 

Le conseguenze sono particolarmente rilevanti:

 

Lo stesso veicolo può essere oggetto di più cessioni del credito tra soggetti collegati, moltiplicando sinistri apparentemente distinti;
Le compagnie hanno difficoltà nel monitoraggio dei sinistri, soprattutto in relazione alla tracciabilità dei veicoli e all’identificazione degli effettivi assicurati;
Si apre la strada a vere e proprie frodi seriali, dove un veicolo “fantasma” genera sinistri con intestazioni variabili;
La collettività subisce aumenti dei premi RC Auto, necessari a coprire le perdite derivanti dai sinistri legati a questi veicoli.
La giurisprudenza italiana individua limiti alla cedibilità del credito:
Non sono cedibili i crediti indeterminati o condizionati, che costituiscono solo aspettative di rimborso (G.P. Milano, nn. 14149/2015 e 11458/2014; G.P. Roma, nn. 42476/2015 e 43846/2014);
L’azione di indennizzo diretto ex art. 149 Codice Assicurazioni è personale e non trasferibile al cessionario (Cass. civ. n. 9134/2017);
Le cessioni non autorizzate possono essere dichiarate nulle o inefficaci nei confronti dell’assicurazione.
Molte compagnie, per contrastare abusi, inseriscono clausole contrattuali limitative della cedibilità del credito o autorizzano la cessione solo verso riparatori convenzionati. L’IVASS e l’AGCM hanno confermato la liceità di tali misure, riconoscendole come strumenti di prevenzione delle frodi, capaci di ridurre i costi dei sinistri e tutelare cittadini e imprese virtuose.
Il meccanismo di leasing fittizio e cessione fittizia del credito comporta conseguenze anche sul piano fiscale e penale:
Evasione fiscale: chi utilizza leasing fittizi sottrae imposte dovute, come bollo, contributi assicurativi e tributi locali, configurando una vera e propria evasione fiscale strutturata;
Truffa ai danni delle compagnie assicurative: le cessioni multiple o non formalizzate possono integrare il reato di truffa aggravata (art. 640 c.p.), qualora vi sia dolo e intento di ottenere un vantaggio indebito;
Falsità documentale e riciclaggio: i contratti falsificati o attestanti un leasing fittizio possono configurare falsità ideologica e materiale (artt. 476 e 479 c.p.), e – in caso di reinvestimento dei proventi derivanti da sinistri fraudolenti – ipotesi di riciclaggio;
In sintesi, il combinato disposto di leasing fittizio, ritorno del veicolo al precedente proprietario e cessione del credito non formalizzata costituisce un meccanismo sofisticato di frode assicurativa, che aggrava ulteriormente il danno economico e sociale causato dalle targhe estere abusive, creando un circolo vizioso tra evasione fiscale, truffa assicurativa e aumento dei premi per i cittadini onesti.
-Il conto per la collettività
Per la fattispecie in discorso i danni sono multipli e concreti:
· Sanità sottofinanziata: ogni polizza stipulata all’estero sottrae risorse al SSN, minando la copertura di cure pubbliche e pronto soccorso.

· Ingiustizia fiscale: chi evade con la targa estera non paga nulla; chi resta in regola sostiene anche il peso degli evasori.

· Premi assicurativi alle stelle: i cittadini onesti si vedono costretti a pagare di più per coprire frodi e incidenti “fantasma”.

· Sicurezza minata: auto intestate a prestanome esteri sono spesso prive di copertura effettiva e possono sparire dopo un incidente.

· Giustizia civile rallentata: la procedura risarcitoria tramite l’Ufficio Centrale Italiano diventa un labirinto che scoraggia chi subisce danni.

In sintesi, la collettività perde due volte: come contribuente (minor gettito) e come automobilisti (minori premi).
-Stato in ritardo e cittadini traditi
Il Decreto Sicurezza del 2018 e il Registro Veicoli Esteri del 2021 hanno prodotto risultati minimi. Norme facilmente aggirabili, controlli a macchia di leopardo, banche dati non integrate: così lo Stato ha lasciato proliferare il fenomeno.
Mentre Francia, Germania e Regno Unito hanno imposto controlli automatici e sanzioni severe, in Italia chi circola con una targa estera spesso gode di un’immunità di fatto.
-Soluzioni non più rinviabili. Proposte concrete di Civicrazia:
Contrastare il fenomeno significa difendere la legalità fiscale, la sicurezza stradale e l’equità sociale. Ecco alcune misure possibili:

· Richiedere la prova obbligatoria di esportazione reale entro 60 giorni dalla radiazione
Assicurare che i veicoli radiati per esportazione siano accompagnati da documentazione oggettiva dell’avvenuta immatricolazione all’estero: certificato di nuova immatricolazione, timbro doganale (per Paesi extra UE) o attestazione dell’autorità straniera. In assenza di tale documentazione, il PRA dovrebbe revocare la radiazione, ripristinare gli obblighi fiscali e assicurativi e applicare sanzioni pecuniarie fino alla confisca del mezzo. Misure simili sono già adottate in Francia, Germania e Spagna.

· Integrare le banche dati. Collegare il REVE a banche dati fiscali, doganali e assicurative, in modo che chi risiede in Italia e guida un’auto estera emerga immediatamente, come avviene in Francia.

· Installare telecamere intelligenti e sistemi di multe automatiche. Integrare sistemi ANPR nelle città e sulle principali arterie stradali, come nel Regno Unito, per individuare veicoli non assicurati o con immatricolazione sospetta.

· Applicare sanzioni immediate e procedere al sequestro dei mezzi. Introdurre in Italia il fermo immediato dei veicoli non immatricolati entro 90 giorni di residenza, sulla falsariga di quanto già previsto in Germania, dove chi non immatricola entro sei mesi subisce multe salate e sequestro del mezzo.

· Istituire un fondo nazionale per le vittime di sinistri con veicoli esteri finanziato dalle compagnie straniere operanti in Italia, per evitare che i cittadini virtuosi debbano coprire le perdite tramite il Fondo Vittime della Strada, come già previsto in Spagna.

· Garantire la tracciabilità tecnica dei veicoli. Rendere obbligatorio il rilevamento del numero di telaio in ogni sinistro con veicolo estero, per smascherare veicoli clonati o targhe fittizie.

· Coordinare le istituzioni. Far condividere dati tra Guardia di Finanza, Polizia Stradale, Procure e IVASS e creare task force contro intestazioni fittizie e leasing esteri.

· Riformare il contenzioso giudiziario Prevedere che, in sede civile, le richieste di risarcimento avanzate da chi circola con targa estera in violazione delle norme siano automaticamente respinte, chiarendo le regole sulla cessione del credito in caso di leasing esteri e limitando l’azione del cessionario.

· Istituire un registro nazionale delle cessioni di credito assicurativo. Obbligare alla registrazione elettronica di ogni cessione di credito derivante da sinistro, con tracciabilità completa dei soggetti coinvolti, per ridurre le cessioni multiple e consentire alle compagnie verifiche rapide.

· Introdurre la forma obbligatoria con atto autenticato. Richiedere che le cessioni di credito risarcitorio da parte di società estere siano stipulate con forma notarile o autenticata, e notificate obbligatoriamente al debitore ceduto (compagnia assicurativa), riducendo il rischio di cessioni “di carta”.

· Effettuare controlli fiscali incrociati. Obbligare ogni cessione tra società estere e soggetti residenti a essere comunicata all’Agenzia delle Entrate, per verificare che i proventi siano correttamente dichiarati e non costituiscano evasione fiscale.

· Creare una task force contro i leasing fittizi. Far monitorare da Guardia di Finanza e IVASS i contratti di leasing estero, individuando i casi in cui il veicolo ritorna al precedente proprietario e applicando il fermo amministrativo ai contratti nulli e ai mezzi irregolari.

· Prevedere l’inammissibilità processuale delle cessioni non conformi. Introdurre una norma che preveda il rigetto automatico delle domande di risarcimento basate su cessioni prive di forma legale o non registrate, scoraggiando contenziosi fraudolenti.

-Una sfida di legalità
Ogni targa estera abusiva equivale a tasse non pagate, servizi pubblici più deboli e premi assicurativi più cari per i veicoli napoletani. È una tassa occulta sull’onestà, che l’Italia non può più permettersi.
Il fenomeno non riguarda solo la mobilità: è un attacco diretto alla giustizia fiscale e alla sicurezza collettiva. Altri Paesi hanno già dimostrato che il rigore funziona; l’Italia non può restare l’eccezione. La lotta alle targhe “esterovestite” che sono non è un tecnicismo burocratico, è la cartina di tornasole della capacità dello Stato di difendere i suoi cittadini e di garantire l’equità sociale e l’interesse generale..

Riccardo Vizzino; Avvocato,
Responsabile nazionale di Civicrazia contro le truffe assicurative

Seguici in X con link a @CivicraziaItaly

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