IL DIGITALE E’ OGGI ANCHE UN DIVARIO
Il mondo digitale è oggi parte integrante della cittadinanza. Eppure, secondo un rapporto del 2025 di Deloitte in collaborazione con ISPI, sono ancora 2,6 miliardi le persone che restano offline.
Nei Paesi a basso reddito appena il 27% della popolazione ha accesso a Internet, mentre nei Paesi a medio-basso reddito la percentuale sale al 53%.
Anche all’interno degli stessi Paesi persistono profonde disuguaglianze: nelle aree urbane il tasso di utilizzo di Internet raggiunge l’83%, contro appena il 48% nelle zone rurali.
LA DOMANDA CRUCIALE
La domanda cruciale è: l’accesso alla rete deve essere ritenuto un diritto umano? Leggendo la Dichiarazione dei diritti di Internet, il secondo articolo afferma che ogni persona ha diritto a essere connessa come tutte le altre.
IN ITALIA
Eppure – in Italia – circa 7 milioni di individui rimangono emarginati.
Fra questi ci sono famiglie a basso reddito, abitanti rurali e anziani.Tale esclusione evidenzia particolari conseguenze sulla vita sociale e civile.
La Repubblica Italiana si fonda sul lavoro, ma la ricerca di una collocazione professionale passa sempre di più dal web. Ad esempio, la piattaforma LinkedIn conta più di 88.000 annunci lavorativi. Quei cittadini il cui accesso non è garantito, oppure che non possiedono competenze adeguate, vivono una condizione che crea un netto contrasto con l’art. 3 della Costituzione Italiana.
DAL DIVARIO ALL’AZIONE
Se lo Stato non interviene prontamente, fornendo fondi sufficienti per garantire a ogni uomo e donna priva/o di mezzi gli strumenti necessari, la spaccatura sociale diventerà sempre più evidente, creando cittadini di serie A e cittadini di serie B.
L’istruzione all’uso dei dispositivi deve essere insegnata: nelle scuole secondarie di primo grado è già in atto, eppure pochissimi riescono a utilizzare pienamente gli strumenti digitali.
Essere muniti di Internet e delle competenze per saperlo utilizzare non deve essere un lusso di pochi, ma una realtà per tutti.
Marco Negrisolo 





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