Consulenze tecniche fuori controllo: quando la CTU smette di garantire giustizia
Da anni segnalazioni, esposti e richieste di intervento denunciano anomalie nel sistema delle consulenze tecniche d’ufficio in ambito sanitario. Nulla è cambiato.
Le criticità sono note, documentate e riconosciute. Eppure continuano a ripetersi, incidendo su diritti, costi e credibilità della giustizia.
Una zona grigia che incide sulla legalità del sistema
Nel processo civile italiano esiste una zona grigia che incide direttamente sui diritti dei cittadini, sui costi della giustizia, sul sistema assicurativo e, in ultima analisi, sulla credibilità stessa dei Tribunali. È la zona delle consulenze tecniche d’ufficio, specialmente in materia sanitaria, medico-legale, previdenziale e risarcitoria. Non si tratta più di una questione meramente tecnica, ma di un problema istituzionale.
Quando il giudice nomina un consulente privo dei requisiti richiesti, quando il Presidente del Tribunale non esercita un controllo effettivo sulla distribuzione degli incarichi, quando gli albi restano opachi e il medico certificatore opera nello stesso contesto come consulente d’ufficio, il problema non riguarda più il singolo processo. Riguarda il corretto funzionamento del sistema giustizia.
Un’anomalia strutturale già segnalata
Non siamo di fronte a una criticità nuova. Si tratta di una anomalia strutturale, segnalata da anni attraverso esposti, denunce e interlocuzioni istituzionali. Nonostante la piena consapevolezza del fenomeno, la prassi non è cambiata. Perché?
Questo immobilismo non è neutro: trasforma una disfunzione tecnica in una responsabilità organizzativa e in un danno per la collettività. Un sistema che conosce le proprie distorsioni ma non interviene per correggerle non è semplicemente inefficiente.
È strutturalmente compromesso.
La legge disattesa e l’errore sistemico
Il quadro normativo è chiaro. Nei procedimenti in materia sanitaria e di danno alla persona, la consulenza deve essere affidata a un medico legale affiancato da specialisti della disciplina interessata. È una scelta precisa del legislatore, che richiede l’integrazione di competenze diverse.
Nella pratica, tuttavia, questo modello viene frequentemente disatteso. Non è raro che il CTU non sia medico legale, che manchi l’affiancamento specialistico o che le competenze siano incoerenti rispetto alla patologia oggetto di valutazione: l’urologo valuta questioni cardiologiche, il cardiologo si pronuncia su danni ortopedici, il medico generico viene chiamato a decidere su quadri complessi.
Non si tratta di discrezionalità tecnica. Si tratta di una applicazione distorta della legge che incide direttamente sulla qualità dell’accertamento.
Nomine opache e terzietà compromessa
A ciò si aggiunge l’assenza di un controllo effettivo sulle nomine. Gli incarichi tendono a concentrarsi sugli stessi soggetti, determinando una stabilizzazione di fatto del ruolo del CTU.
In questo contesto, la terzietà viene inevitabilmente messa in discussione. Un consulente che opera stabilmente nello stesso contesto territoriale, che svolge attività di certificazione e che intrattiene rapporti con gli stessi operatori del settore difficilmente può essere percepito come pienamente indipendente.
La consulenza tecnica, così, rischia di perdere la propria funzione di verifica per trasformarsi in un passaggio di conferma di valutazioni già maturate prima del processo.
Il nodo fiscale e il rischio di danno erariale
Un profilo particolarmente trascurato riguarda la dimensione fiscale. Nei fascicoli giudiziari compaiono spesso certificazioni prive di adeguato riscontro contabile, prestazioni non documentate e percorsi clinici non tracciati.
Eppure tali elementi vengono utilizzati dal CTU come base per la quantificazione del danno, senza verifiche effettive. Il controllo fiscale non è estraneo al processo: incide direttamente sulla attendibilità del danno allegato.
Ignorarlo significa legittimare documentazione opaca e contribuire a determinare un possibile danno erariale. In presenza di carenze documentali, Civicrazia chiede che sia attivata una verifica concreta, anche mediante acquisizione dei dati presso l’Anagrafe Tributaria.
Regole deontologiche e controlli inesistenti
Anche sul piano deontologico emerge uno scarto evidente tra regole e prassi. I principi affermati dagli Ordini professionali in tema di competenza, distinzione dei ruoli e trasparenza non hanno inciso sui comportamenti concreti.
Ancora una volta, il sistema appare consapevole delle proprie criticità, ma incapace di correggerle.
Persino il profilo penale ignorato
Vi è poi un aspetto di particolare rilievo: quello penale. Nei casi di lesioni personali gravi o gravissime, il superamento di determinate soglie impone una valutazione sulla configurabilità di reati e sulla trasmissione degli atti al pubblico ministero.
Nella prassi, questo passaggio viene spesso trascurato. Il CTU si limita alla quantificazione del danno senza interrogarsi sulla rilevanza penale delle circostanze emerse.
La mancata trasmissione degli atti può determinare la mancata emersione di fatti penalmente rilevanti, l’omissione di adempimenti previsti dalla legge e la compromissione dell’interesse pubblico alla repressione dei reati.
Un danno collettivo
Le conseguenze di questo sistema non si esauriscono nel singolo procedimento. Il danno è collettivo e si distribuisce su più livelli.
Incide sui cittadini, attraverso l’aumento dei costi assicurativi. Incide sulla giustizia, alimentando un contenzioso fondato su accertamenti non sempre adeguati. Incide sull’erario, attraverso l’utilizzo di documentazione non tracciata e la possibile generazione di esborsi indebiti.
La CTU, da strumento di garanzia, rischia così di trasformarsi in un fattore moltiplicatore di costi e distorsioni, con nocivi effetti sistemici a cascata.
Profili giuridici e iniziative non più rinviabili
Il quadro presenta elementi di sistematicità tali da non poter essere più ricondotti a disfunzioni episodiche. La reiterazione delle anomalie, l’assenza di controlli e l’inerzia rispetto a segnalazioni già formulate impongono una valutazione anche sotto il profilo della responsabilità.
Non si tratta più soltanto di analisi. Si impone la necessità di attivazione nelle sedi competenti, anche attraverso la proposizione di esposti, sia con riferimento ai profili di responsabilità erariale, sia in relazione alla eventuale rilevanza penale delle condotte.
L’impegno civico e la responsabilità del sistema
La CTU è uno strumento di giustizia solo se è indipendente, competente e controllabile. Quando queste condizioni vengono meno, non viene compromesso soltanto l’esito del singolo giudizio, ma la fiducia stessa nel sistema.
Per questo non è più sufficiente limitarsi alla denuncia. È necessario un impegno concreto e continuativo.
Civicrazia, quale conosciuta massima espressione dell’impegno civico a tutela dei diritti dei cittadini, si pone in questa prospettiva, promuovendo trasparenza, controllo diffuso e responsabilizzazione.
Ma questo percorso richiede il contributo diretto di chi queste distorsioni le ha subite. Segnalare anomalie, documentare criticità e rendere visibili le disfunzioni non è soltanto un diritto, ma uno strumento essenziale per ristabilire condizioni di legalità.
A questo punto, la domanda non è più tecnica. È istituzionale: i Tribunali vogliono davvero controllare i propri CTU?
Oppure si intende continuare a tollerare un sistema in cui l’assenza di controlli consente il consolidarsi di prassi distorsive già segnalate, ma sistematicamente ignorate?
Riccardo Vizzino, Avvocato, Responsabile nazionale di Civicrazia contro le truffe assicurative 





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