BASTA CON IL FAMILISMO, BRUTTA PRATICA ITALIANA
Il familismo (che quando riguarda la cosa pubblica è sempre almeno amorale) fa già da sfondo alle prossime elezioni regionali sia al Nord che al Sud.
Questa è la realtà al di là degli sforzi di chi vorrebbe raccontare una storia diversa per indorare una pillola amara.
Alla base c’è uno spiccato sentimento di avidità che caratterizza le fameliche fauci dei cacicchi e di capibastone che, capaci di ricattare i partiti di appartenenza, appaiono mai sazi e mai contenti.
Centrosinistra e Centrodestra uguali sono a prescindere dalle opposte tifoserie sempre più patetiche e supplichevoli di incarichi e prebende.
Aggregazioni che lavorano per portare a casa pane e pagnotte di varie dimensioni, per appagare appetiti atavici senza vergogna e pudore.
L’INGORDIGIA DEGLI AVIDI
Si sta affermando l’ingordigia di chi ha sempre fame, voglia di potere, e necessità di accumulare ricchezza: cani della politica, iene insaziabili, avvoltoi voraci.
È il volto peggiore della democrazia che indigna e che conferma comportamenti distanti dalla buona politica
Gli intellettuali o pseudo tali di casa nostra spesso al soldo dei potenti di turno stanno in silenzio in attesa che qualche soldo e qualche briciola possa ancora cadere nella propria ciotola.
Il voler tutelare la “famiglia” è un tipico malcostume italico che oramai appare sdoganato e trasversale ai partiti che somigliano sempre più a comitati d’affari utili per sistemare figli, nipoti, mogli, cognati, amanti spesso diventate compagne o addirittura consorti di bianco vestite scalando qualche gerarchia sociale.
Non è questione che possono risolvere le Procure della Repubblica.
Non è sempre reato garantire ai propri consanguinei o affini rendite di posizione, posti di favore, ruoli di prestigio ma è comunque vergognoso.
OCCORRONO CHIARE REGOLE INTERNE AI PARTITI
Basterebbero chiare regole interne ai partiti (o ciò che di essi resta) tali da garantire una corretta deontologia e il buon senso, ormai smarrito da un pò ovunque.
Si tratta di un modus operandi spregevole, di una patologia insita nella nostra debole e malata democrazia che mortifica i concetti di capacità e meritocrazia.
La Seconda Repubblica che avrebbe dovuto garantire cambiamenti migliorativi si sta dimostrando essere peggiore della vituperata Prima Repubblica.
Almeno all’epoca occorreva impegnarsi e darsi da fare per emergere e raramente si garantivano posti di rilievo blindati ai propri familiari.
Ora è di moda sistemare nelle istituzioni i propri familiari, comportamento deviato e deviante che poco si discosta da certe altre organizzazioni criminali che basano la propria forza sul concetto di clan, di ferrea appartenenza ad una corrente, ad un capo più che ad una idea.
Il cattivo esempio dato agli elettori comporterà ancora una volta un ulteriore allontanamento di costoro dalle urne e dalla partecipazione al voto.
COSE DI COSA LORO
La percezione che si ha è chiara: sono cose di cosa loro.
Prima o poi però questo sistema putrido e infettato è destinato ad esplodere, talvolta ad implodere.
I cittadini spesso osservatori inermi hanno purtroppo una sola arma nelle proprie mani: il dispregio, la distanza, l’astensione come forma evidente di delegittimazione. Urge una presa di coscienza collettiva per sradicare modi di fare deplorevoli e finalizzati alla tutela del potere come se lo stesso fosse questione ereditaria.
Il quadro oramai appare chiaro nella sua tremenda bruttezza. Basta!
Pippo Della Corte. 





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