Generali senza esercito, sì
Metafora presa in prestito dal mondo militare per spiegare la situazione nella quale si trovano molti (auto)candidati alla carica di sindaco.
Gli aspiranti alla fascia tricolore, spinti da ambizione e vanità, non dispongono in molti casi di truppe: ovvero di liste elettorali forti e coalizioni coese con cui affrontare la campagna elettorale.
Spesso i simboli colorati e accattivanti sono privi di valore sostanziale.
Immagini sotto la cui patina si cela il nulla, il vuoto cosmico.
È il paradosso con cui la democrazia rappresentativa deve oggi fare i conti.
Il resto sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano, proclami figli del marketing elettorale imposto dai social media.
In assenza di candidati pronti davvero a “combattere” sul terreno per portare voti al generale di turno, a poco serve la pubblicità mediatica.
I cittadini non sono oggi più pronti ad immolarsi per sostenere questo o quell’aspirante primo cittadino.
AL DI LA’ DEI PROCLAMI C’E’ IL NULLA
In sostanza al di là degli annunci, delle belle parole e dei programmi copia e incolla c’è poco o nulla.
Molti sembrano non volerlo capire perché ormai vittime dei propri capricci e della propria vanità.
Mancano oramai radicamento territoriale e gioco di squadra.
Le squadre che intendono sostenere i candidati a sindaco sono fondamentali.
Il disinteresse degli elettori è un fatto rilevante con cui fare i conti.
E nessuna guerra è stata mai combattuta o addirittura vinta solo con un manipolo di ufficiali.
In trincea ci vogliono uomini pronti ad immolarsi per la causa, buttando il cuore oltre l’ostacolo.
LA FINE DEI PARTITI: UN VERO DRAMMA
Sullo sfondo la fine dei partiti, un tempo utili scuole di formazione politica, palestre in cui il confronto e lo scontro dialettico rappresentavano elementi quotidiani attraverso cui formare la classe dirigente: una mancanza che si avverte, in particolare, nei contesti locali in cui pullulano le liste civiche.
Oggi a prevalere è uno spiccato senso di autoreferenzialità che mal si sposa con l’idea della partecipazione. I tanti “IO” prevalgono sul “NOI”, dando vita ad alleanze confuse, ambigue e trasversali e a candidati senza veri sostenitori ma pieni di una ambizione fine a se stessa, rispondente spesso solo a logiche di potere e di interessi.
Da qui la silenziosa protesta degli elettori che sempre più spesso disertano le urne, facendo crescere l’astensione. Si tratta di una protesta silenziosa che trova, però, plastica forma ad ogni appuntamento elettorale.
Invertire la rotta è possibile solo se ci fosse una presa di coscienza collettiva tesa a volere fortemente candidati radicati e rispondenti agli interessi della comunità di riferimento. Una chiamata all’azione per scuotere una democrazia malata e non più rispondente ai reali bisogni degli elettori-contribuenti.
Pippo Della Corte, Giornalista 





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