| “Non fermarti cittadino, non restare mai a guardare…” |
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| Lunedì 13 Dicembre 2010 15:52 |
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Dott. Pascapè, Lei è a capo di Cittadinanza Attiva. Cosa rappresenta questa associazione? Cittadinanza Attiva è organizzata in assemblee territoriali di cittadini che si aggregano per problematiche specifiche, al fine di migliorare la qualità della vita. Il motto è “condividere, codecidere”. Viviamo in un’epoca di deficit di cittadinanza, nel senso che votiamo, individuiamo referenti ma il nostro partecipare alla politica dovrebbe risiedere nell’affermazione dei diritti di un cives attivo, che prende in mano la sua vita ed esprime la sua volontà, e non solo che prende in mano una matita ed esprime un voto di preferenza. Riceviamo tante notizie, tuttavia non possiamo dire di essere informati. Dobbiamo prenderci invece le nostre responsabilità e dimostrare di essere cittadini partecipi seguendo i consigli municipali, e quelli regionali. Sulla scia della luce di Civicrazia e di quel fetore che appesta invece la città di Napoli, cosa bisognerebbe dire al cittadino? Bisognerebbe dire “Fermati o cittadino” solo per guardare il pattume di Napoli e subito dopo fare qualcosa per non doverlo più guardare.
In questo momento noi monitoriamo la situazione, secondo un criterio spaziale e temporale (luoghi ed ore dei cumuli di rifiuti). Sul sito www. napolicentro.cittadinanzaattiva. it si possono percorrere itinerari particolari, ed i visitatori vengono accompagnati lungo questo cammino. Si può vedere il pattume con gli occhi di un fanciullo, ovvero possiamo percorrere insieme ad un bambino il tratto che separa la sua casa dalla scuola. Il bambino nel video è mio figlio e da lui veniamo presi per mano, per poter dare una mano, anche solo per imboccare, dopo esserci rimboccati le maniche, la strada della speranza: il lezzo è da spazzare via anche e soprattutto con il profumo dell’innocenza. Perché i nostri ragazzi sono il nostro futuro, e bisogna parlarne oggi, perché domani non ci sia il silenzio degli innocenti.
Se l’immondizia che sommerge Napoli, decisamente non si inquadra in una problematica del “ sommerso” vi sono invece, anche, tanti mali oscuri da disservizio che come sottomarini invisibili colpiscono la qualità della nostra vita. E’ questa non è forse l’altra faccia dell’economia sommersa? L’economia sommersa è solo quella parte di reddito che non emerge da un controllo fiscale o statistico, o è anche quella parte di reddito che viene fuori dalle nostre tasche, senza che emerga dalle nostre coscienze? Su Costo Zero, periodico dell’unione degli industriali di Salerno, Lei ho proposto appunto riflessioni sui costi occulti, su quello che costa il disservizio al cittadino, in termini sia di reddito, sia di qualità di vita.
Premesso che il Rapporto è utile e prezioso, individuando i costi che le famiglie di 14 aree metropolitane hanno sostenuto nel 2008-2009 per fruire di beni e servizi pubblici, ritengo tuttavia che abbia bisogno di migliorie, al fine di rendere il lavoro fatto anche dialettico. Ad esempio, secondo quanto pubblicato, si evince che gli asili nido a Napoli costano meno rispetto ad altre città, ma non emerge il fatto che hanno la copertura di ore più bassa. Senza nulla togliere a questo sacrosanto lavoro, penso però che andrebbe aperto ad una riflessione anche con il cittadino, arricchito del suo punto di vista, e relativizzato territorialmente. La Carta della qualità fa riferimento al comma 461 della Legge Finanziaria, ed è una leva di cambiamento, ma ha trovato un’applicazione molto relativa. Il comma vede Associazioni di consumatori insieme a quelle di categoria riunite intorno ad una sorta di tavolo permanente, impegnate costantemente ad esaminare reclami, osservazioni, proposte migliorative. Si prospetta così un ambito di confronto stabile nel tempo, un gruppo sempre pronto a chiedersi che capacità abbia l’offerta di servizio di rispondere ad una domanda: tanto più risponde, tanto più il servizio è di qualità. Gli enti locali sono indotti a riscrivere le carte dei servizi che si trasformano in carte di qualità. La Carta diventa così una sorta di oggetto in continuo movimento, perfezionamento, non volendo rimanere su carta, ma reclamando un’ applicazione concreta. Non vuole essere solo un esercizio di stile, un libro dei sogni, ma un lavoro partecipato, regolato sui tempi di vita delle famiglie, sulle esigenze dei cittadini per quanto concerne i servizi di trasporto, i servizi di sicurezza, i servizi sanitari e quelli scolastici. In che consiste la verifica partecipata dell’adeguatezza dei parametri quantitativi e qualitativi del servizio erogato? E’ obbligo emanare una Carta dei servizi redatta in base a intese con le Associazioni dei Consumatori. La verifica dei parametri operata periodicamente con i consumatori è un sistema di monitoraggio permanente e vi è almeno una sessione annuale di verifica fra l’ente locale, l’erogatore di servizio e l’Associazione dei Consumatori. E’ un lavoro che risponde al senso più profondo di Cittadinanza Attiva e che ne raccoglie lo spirito del “codecidere, condividere”. Abbiamo parlato di un male sotto gli occhi di tutti, che avvelena Napoli, di mali minori e invisibili che, come polveri sottili, inquinano inconsapevolmente la nostra quotidianità. Ma ci sono anche beni che restituiscono purezza e profumo alla nostra vita, beni come far del bene. Tutti e tre gli argomenti hanno un unico comun denominatore: la coscienza. Esiste la coscienza dell’essere cittadino, la coscienza dei beni che ci vengono tolti, ed infine, ma non ultima, quella del bene che possiamo fare.
E’ la stessa. Mi aspetto che lo Stato risponda con l’offrirci una lena e una leva civicratica: promuovere cioè la conoscenza e l’applicazione dell’ articolo suddetto, con rapporti sui risultati raggiunti. Mancano infatti statistiche sulle norme della flessibilità. Cosa lega Civicrazia e Cittadinanza Attiva? Il fatto di dare una mano, o meglio di essere le dita della stessa mano. Cittadinanza Attiva e Civicrazia, sono il pollice e l’indice, dediti a scrivere il libro sempre aperto del cittadino “Il mondo come volontà e rappresentazione”.
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Dicembre 2010 16:24 |




In una politica vecchia quanto il mondo, ma, a differenza di esso, incapace di un qualche moto interno (gli scossoni derivano solo dall’esterno!), c’è bisogno di un rivoltarsi, che non sia un girare a vuoto, e di mettere al centro della nostra vita qualcosa che valga davvero, come un perno.
