Pizzaioli o "Pizzaiuoli"? Stampa
Lunedì 08 Novembre 2010 11:17

associazione-pizzaiuoli-napoletaniCivicrazia, nell'ambito del progetto Napoli Innanzitutto, con cui intende ridare ai cittadini napoletani la libertà di scegliere liberamente il candidato sindaco e formulare concrete proposte per il risanamento della città, ha aperto uno spazio di confronto aperto con le associazioni operanti a Napoli.

Questa settimana abbiamo intervistato Sergio Miccù, presidente dell'Associazione Pizzaiuoli Napoletani.

 

Presidente, pizzaiuoli e non pizzaioli. Come mai questa specifica?

Perché la tradizione e la sua salvaguardia sono la base del nostro operato di associazione, nata nel 1998 con l’intento di tutelare la figura del pizzaiuolo.
"Quando si dice Pizza si dice Napoli”: invece n
ella nostra scuola alberghiera non si fa minimamente cenno alla figura dell pizzaiolo (o meglio, pizzaiuolo) e spesso persino alla pizza, che insieme alle altre ricette e pietanze, dovrebbe far parte a pieno titolo della tradizione da rivalutare. Specie qui, a Napoli.
A tale proposito, noi non siamo solo esportatori di immagine di immondizia e spazzatura, ma siamo poratori sani di tanta cultura e tradizione: tante cose che ci fanno onore. Ecco perché è nata l’associazione. In più c’è da considerare che esistono 25.000 pizzerie che non sono certamente poche,  anzi, rappresentano un grande fetta della ristorazione, un grande indotto, una realtà economica da non sottovalutare.
Come associazione abbiamo pertanto aperto una scuola di corsi per pizzaioli per chi vuole specializzarsi. Oltre ai corsi a pagamento l’associazione ha creato una scuola gratuita per quei ragazzi che vogliono imparare un mestiere, togliendosi  dalla strada, per dare loro una possibilità di inserimento nel mondo del lavoro.

Noi dell’associazione cerchiamo nel nostro piccolo di dare un segnale quanto più forte possibile: partiamo dalla pizza, cosa buona , gustosa, che mette allegria, attorno alla quale si crea convivialità, per arrivare in tutto il mondo con il nostro marchio, segno di qualità, originalità, sapore e sapienza, tanta quanta ce ne è in noi napoletani.



Possiamo dire che la pizza, simbolo di Napoli, ha bisogno di maggiori tutele, come la sua città?

Sì. E, in mancanza di una politica governativa, siamo intervenuti noi liberi cittadini.
Lo spirito che ci ha spinto ad unirci è stato, come dicevo, sia quello di tutelare e creare una vera e propria figura professionale - che di fatto esiste ma che non è regolamentata -, favorire uno spirito di aggregazione e sviluppo sociale a Napoli, e riuscire ad esportare la vera pizza doc, fatta con i nostri prodotti di qualità. La vera pizza napoletana doc non va confusa con altre imitazioni. Per questo abbiamo persino fatto richiesta al ministero delle politiche agricole per dichiarare la pizza patrimonio dell’umanità.
Ovviamente, come associazione, abbiamo intrapreso anche un discorso più esteso per il bene della città. Per esempio cito la collaborazione con la fondazione Leone o con Napoli Buona, impegnata come voi di Civicrazia in un programma di rivalutazione per Napoli. 

 

Siete soddisfatti dell’amministrazione della città?

E' una domanda a cui mi verrebbe, ed è facile da rispondere "Assolutamente no!", ma prima di lamentarci e chiedere,  dobbiamo risvegliare in noi stessi il senso civico. Credo che il lamentarsi sia diventato un tormentone cittadino, sappiamo solo lagnarci, ma poi non si fa nulla per la nostra città.
Dobbiamo essere onesti prima con noi stessi e poi chiedere. Manca in questo momento il senso del sociale e di partecipazione. Ognuno tira l’acqua al proprio mulino.



Cosa si può fare per cambiare le cose?

Risvegliare le coscienze, dei pubblici amministratori come dei cittadini, che poi è la stessa cosa. Già, perché un pubblico amministratore è prima di tutto un cittadino e poi un pubblico amministratore. Dovrebbe avere quindi dovrebbe una doppia coscienza, civica, morale, etica e professionale.
E' giusto risvegliare la parte sana e buona di Napoli e non sfiduciarsi. Basta con lamentele e critiche e rimbocchiamoci le maniche, dando noi il buon esempio agli amministratori, dando loro una lezione di educazione civica.
Sa quante volte ho litigato con il sindaco di Napoli, fatto richieste senza avere risposte magari perché non ero d’accordo? Tante volte, e altrettante volte non mi sono intimidito d’avanti a questa figura istituzionale, perchè anche gli amministratori sono persone come noi; non devono essere posti su piedistalli, ma vanno coinvolti e trascinati nella nostra vita quotidiana così da far capire loro i disagi quotidiani che viviamo.

 

Sono queste le ragioni per cui l'Associazione Pizzaiuoli Napoletani sposa l'idea e il progetto, Napoli Innanzitutto?

Sì, per ripartire dai cittadini. Perchè credo che Napoli, anzi i napoletani abbiano tutte le capacità di svoltare.
È molto difficile, si sa - per i motivi che tutti conosciamo -, ma da qualche parte dobbiamo pur cominciare. Bene, iniziamo da noi stessi.



Cosa chiederebbe al nuovo sindaco di Napoli?

Chiederei più scuole comunali per insegnare un mestiere: sapesse quante richieste ci  arrivano ogni anno per partecipare ai nostri.
È così bello lavorare con i giovani e insegnare loro cultura e tradizione. I giovani sanno così poco di questo tipo di cultura!



Quali sono i prossimi appuntamenti che vedono coinvolta la vostra associazione?

Prossimamente abbiamo l’Esposud, la fiera per le attrezzature alberghiere.
A maggio faremo la festa della pizza al Vulcano Buono e poi, come al solito, ogni settembre abbiamo Pizzafest a Napoli.
Ma ovviamente il lavoro procede tutti i giorni!

 

ASSOCIAZIONE PIZZAIUOLI NAPOLETANI - C.so San Giovanni a Teduccio 53 – Napoli  Tel 081.5590781

Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Novembre 2010 14:50