La partecipazione popolare e le occasioni perdute Stampa
Lunedì 16 Dicembre 2019 23:16

Le contraddizioni nel nostro Paese sono sempre più numerose e quella che riguarda gli istituti di partecipazione politico-amministrativa a livello locale è un’altra delle tante. La partecipazione popolare alla gestione della cosa pubblica è un diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione, che all’articolo 3, comma 2 individua la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese ed impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l’esercizio effettivo di tale partecipazione.

Eppure la situazione concreta è ben diversa. Gli Enti locali di vario livello, comuni, province e regioni, hanno introdotto nei propri statuti gli strumenti per favorire la partecipazione popolare e la tutela dei diritti civici, ma disattendono nei fatti quelle stesse norme, a causa della mancanza dei Regolamenti necessari per garantire la partecipazione dei cittadini.

Molti Enti locali, invece di preoccuparsi di come garantire i diritti ai cittadini, spalleggiati anche da una Regione frettolosa e superficiale, preferisce ricorrere contro chi in virtù del proprio mandato, chiede a chiare lettere il rispetto di tali diritti. E’ il caso del Comune di Sassano, dove il Difensore Civico Regionale, forte di una previsione normativa (art. 136 del TUEL) ha nominato un Commissario ad Acta a causa dell’inerzia del Comune. Il Sindaco ed il Presidente della Regione Campania hanno preferito ricorrere al TAR contro questa decisione, distruggendo il lavoro fatto dal Commissario ad Acta. Un vero schiaffo a tutti i cittadini, ai quali viene preclusa la possibilità di partecipare alla formazione del Bilancio, ad accedere in maniera trasparente alle attività politiche del territorio, a proporre azioni correttive sulle azioni che avranno riflesso su di essi, a creare dei Forum dei cittadini. Che giustizia è questa? Chi, a parte il Difensore Civico Regionale, ha a cuore la tutela dei cittadini? Altro aspetto da prendere in considerazione, è la maggiore distanza che si crea tra i cittadini italiani e l’Europa. La Regione Campania, invece di mortificare le iniziative dirette alla partecipazione popolare dei cittadini, dovrebbe occuparsi di applicare le norme che vanno in quella direzione, come il “Diritto di iniziativa”, introdotto dall’ Unione Europea nel 2015, che è uno strumento di democrazia partecipativa che consente ai cittadini di proporre vere e proprie modifiche legislative in qualsiasi settore in cui la Commissione europea abbia facoltà di proporre un atto legislativo, ad esempio l’ambiente, l’agricoltura, i trasporti o il commercio. Non restiamo indietro a causa di Amministratori obsoleti e preoccupati solo del proprio ego. I cittadini italiani meritano di più e possiamo cominciare proprio da Sassano.

Attendiamo quindi la decisione del Consiglio di Stato che sicuramente prenderà in considerazione tutti questi aspetti.