Quando la politica mette a rischio la democrazia Stampa
Sabato 16 Novembre 2019 10:52

In quest’ultimo periodo, a seguito delle vicende che stanno interessando la Regione Campania ed i 471 Navigator, vincitori di un regolare concorso pubblico e non ancora assunti, la relazione tra etica e politica è stata riproposta in maniera sempre più forte. L’etica non riguarda soltanto i fenomeni di corruzione della classe politica, ma anche la malamministrazione ed il malgoverno, che prepotentemente ed inevitabilmente incidono sulla sfera privata e sulla vita dei cittadini.

L’arrogante autoreferenzialità della classe politica, rappresenta l’antitesi della democrazia ed è la principale causa dell’allontanamento del popolo dalla politica, nella convinzione che il voto non possa cambiare né l’esito di un’elezione nè le scelte, a volte scellerate, che i rappresentanti eletti opereranno, minando di conseguenza la base della democrazia. I silenzi ed i misteri che spesso si celano dietro l’operato di politici ed amministratori pubblici, mal si conciliano con i principi costituzionali della “Sovranità Popolare”. Ma se la democrazia è il governo da parte del popolo, può funzionare se il popolo ignora cosa fanno i governanti?

I silenzi assordanti cui ci ha abituato la Pubblica Amministrazione, comportano delle gravi conseguenze per i cittadini, sballottati da un ufficio ad un altro, senza punti di riferimento, senza soluzioni ai problemi posti. I misteri riguardano spesso le motivazioni per le quali si prendono certe decisioni, le ragioni per le quali si sceglie di accantonare i cittadini favorendo soluzioni politiche senza senso. Ecco, questa è la fotografia di quanto sta accadendo in Campania a seguito della citata vicenda dei giovani laureati vincitori di concorso pubblico, la cui figura di “Navigator” è stata prevista nel pacchetto della legge sul Reddito di cittadinanza e la cui operatività è stata garantita dall’accordo tra Governo, ANPAL e Regioni, in modo da poter assicurare l’uniformità dei servizi di assistenza offerti su tutto il territorio nazionale.

Il compito previsto per questa categoria, è di assistere i Centri per l’impiego dalla presa in carico alla fase di accompagnamento dei beneficiari del Reddito di cittadinanza, alla stipula del Patto per il lavoro. Un ruolo dunque cruciale, che non viene riconosciuto come tale dal Presidente della Regione, che dopo aver denigrato i Navigator e la loro funzione, ha “giocato” con l’opinione pubblica con un comportamento altalenante: prima non voleva saperne, poi a seguito dell’intervento del Difensore Civico Regionale che ha supportato fin da subito e senza condizionamenti i Navigator, ha deciso di sottoscrivere l’Intesa con l’ANPAL, preludio dell’assunzione per i giovani, poi si ritrae nuovamente. A niente sono valse le civilissime proteste dei ragazzi e delle famiglie, dello sciopero della fame, dell’intervento del Ministro per il Sud.

E come se non bastasse, il Presidente ha disertato l’incontro del 12 novembre u.s., promosso dal Difensore Civico Regionale con l’ANPAL ed una delegazione dei Navigator, senza aver avuto nemmeno il buon gusto di avvisare. Unica risposta fornita sull’argomento è stata la discutibile impugnazione delle comunicazioni inviate dal Difensore Civico e la richiesta allo stesso, come persona fisica, di un risarcimento di 25.000 euro. No, non siamo nel pieno di una commedia pirandelliana, piuttosto ci sembra un remake del “Marchese del Grillo”.

Cosa si nasconde dietro questo comportamento? Forse la ricerca di equilibri politici visto l’avvicinarsi delle prossime elezioni regionali? Purtroppo non abbiamo la verità in tasca, le uniche certezze al momento riguardano i diritti calpestati dei cittadini e la caparbietà del Difensore civico, che non molla di un centimetro e metterà in campo tutte le azioni possibili per risolvere l’ennesimo caso di malamministrazione.