Un paese che affonda Stampa
Sabato 16 Novembre 2019 10:49
Le immagini di una città capolavoro dell’opera umana e della natura che affonda e che viene sommersa dalla terrificante piena d’acqua colpiscono senza dubbio perché Venezia, fuor di retorica, è una città unica al mondo, gioiello d’equilibrio architettonico e storico che la rende straordinaria, quasi fiabesca. 
L’acqua alta, l’acqua che sommerge è lo specchio simmetrico di un Paese che affonda sotto il peso dell’insipienza, della superficialità, dell’incapacità, dell’ingordigia e della stupidità di una classe dirigente che ha abdicato ai suoi compiti, ma più di tutto di un popolo che ha snobbato la difesa del suo patrimonio.
Nessuno è incolpevole, a ogni livello, rispetto ad una vicenda che ora viene a presentare il conto dopo decenni di incuria. 
Il Mose incompiuto, senza voler far cenno alle vicende giudiziarie che hanno accompagnato la non-realizzazione di quest’opera, è la metafora di uno Stato che si è dimostrato catastroficamente al di sotto delle necessità e che si denuncia nella tragedia dell’Ilva, nel disastro di una politica industriale miope e egoista, che favorisce potentati e criminalità varie, nel disinteresse verso zone intere del Paese, lasciate al proprio destino.
Colpisce e ferisce maggiormente il fatto che le cosiddette catastrofi si ripropongano ciclicamente. Prima di Venezia, qualche giorno fa, Genova, attraversata da strade trasformate in fiumi in piena; ancora, migliaia di chilometri sulle coste e nell’entroterra lasciati senza protezione, affidandosi unicamente alla sorte propizia. Fa naufragio il Paese, non solo Venezia, che, sotto l’acqua, rappresenta la punta dell’iceberg. E ciò, contrariamente a quanto si vuol sostenere, non avviene per una condanna del destino avverso. Venezia affonda, sprofonda per un effetto naturale ma questo non può e deve diventare alibi per eludere. È l’Italia che sprofonda e che invece di mobilitarsi per trovare i rimedi preferisce accapigliarsi in uno sconfortante scaricabarile. È passato oltre mezzo secolo dall’alluvione di Firenze. Non abbiamo imparato nulla: siamo ancora sbigottiti e sommersi.