EDILIZIA E CONDOMINI; l'obbrobrio delle (inutili) reti verdi di protezione alle facciate Stampa
Mercoledì 17 Luglio 2019 06:50

In Italia sovente restiamo vittime di manie e mode superficiali, ingannevoli e anche pericolose, in particolare a Napoli, dove forse nasce la “lodevole” tendenza, si è caduti nell’errata convinzione che apporre una leggerissima rete in poliestere, possa scongiurare eventuali crolli di porzioni di stucchi, intonaci e copriferri dalle facciate dei nostri edifici. Niente di più infondato. Le reti che vengono generalmente impiegate, sono quelle verdi prodotte per la schermatura verticale dei ponteggi, a protezione quindi di polvere e calcinacci leggeri, nella fase di spicconatura degli intonaci.

Il peso, le tessiture e principalmente la tipologia di materiale di cui sono costituite, conferiscono alle reti specifiche capacità portanti, questo conferma che reti di peso circa 50 grammi al mq realizzate in polietilene monofilo, non sono assolutamente in grado di mantenere carichi significativi.

In buona sostanza queste reti, non sono affatto prodotto per questo scopo.

Anche le modalità di fissaggio delle reti, sono un importantissimo (fondamentale) parametro che va considerato.

Nel caso delle reti verdi da schermatura di ponteggio, sono previsti dei blandi occhielli di metallo leggero predisposti ai bordi delle stuoie, per consentire la legatura al ponteggio per un posizionamento verticale libero.

Questi occhielli hanno una tenuta sufficiente a contenere l’eventuale proiezione laterale di polvere e pezzi di intonaco, indirizzando questi verso l’apposita mantovana di protezione posta al di sotto, non altro.

Molto diversa è la prestazione di sostenere pesi in caduta verticale, che presuppongono reti ed  ancoraggi molto diversi, che andrebbero calcolati in sicurezza sul peso massimo previsto da contenere.

Questo aspetto strutturale, è stato completamente ignorato dal geniale operaio o imprenditore, che per primo inchiodò in facciata la banale rete verde, per sostenere l’imminente caduta, di fregi e decori di svariati quintali di peso.

Un puro azzardo quindi, che a Napoli (e oggi in quasi tutto il paese) ha preso piede in modo virale, forte del vantaggio dovuto alla rapidità di esecuzione ed alla estrema economicità intrinseca che il “sistema” assicura.

Il problema vero e che questo sistema non assicura null’altro e l’unica eccezione razionale di un intervento di questo tipo, potrebbe essere (ma non ne sono sicuro) quello della necessità “straordinaria” di coprire un brevissimo lasso di tempo, necessario ad organizzare, stabilire ed eseguire i necessari lavori di ripristino strutturale e di finitura.

Quindi uno o due mesi, da indicare nel certificato (CEP) redatto dal tecnico, non oltre.

Purtroppo la cosa si è diffusa molto rapidamente e oggi è possibile osservare reti che sono state posizionate 5 o anche 10 anni fa e che continuano disinvolte a mostrare una sicurezza effimera, finché un brutto giorno un cornicione, ben avvolto da quella cosi preziosa rete verde, decide di venir giù e uccidere un passante innocente, tragedia purtroppo accaduta il mese scorso qui a Napoli.

Quindi ATTENZIONE, l’assunzione di un presidio di sicurezza temporaneo come fosse definitivo, è un gravissimo errore che può risultare anche fatale e comportare conseguenze penali per amministratore e condomini.

Provocando, penso ad una immediata ordinanza comunale che OBBLIGHI tutti i condomini che intendono affidarsi a questa soluzione, di montare una mantovana di protezione in tubi e giunti al marciapiede di competenza, per garantire l’incolumità dei passanti.

A quel punto, dati gli alti costi delle spese comunali per l’occupazione di suolo pubblico, il condominio sarebbe gioco forza “costretto” a deliberare quanto prima i necessari lavori a farsi.


Arch. Stefano Lancellotti