La Macroregione Mediterranea e l’Immigrazione Stampa
Domenica 27 Gennaio 2019 14:16

Il Mediterraneo rappresenta per il Mezzogiorno un’opportunità irripetibile. E la Macroregione Mediterranea, neonata, rappresenta una grande opportunità non solo di sviluppo per i paesi coinvolti, ma soprattutto per legittimarsi e assumere il ruolo, nonché onere, di “governare”  quello che negli ultimi anni è diventata una grande tematica sociale: l’IMMIGRAZIONE.

Da sempre, le coste del nostro Sud sono l’approdo e la speranza per migliaia di immigrati e costituiscono il ponte di passaggio verso una nuova vita nel continente europeo. I Paesi del Mediterraneo hanno una cultura dell’accoglienza, dell’incontro, della solidarietà e della condivisione, e la nascente Macroregione Mediterranea sarebbe titolata, a più livelli, nell’occuparsi e preoccuparsi di questi flussi migratori.

Il mare diventa un immenso cimitero dove a migliaia tra uomini, donne e bambini perdono la  vita e con essa la loro speranza.

In questo clima la persona comune diventa preda di fake-news, rassicurata da promesse di tutela e di difesa dal diverso, nella fattispecie dagli immigrati; giocando sulla percezione di insicurezza (smentita dalle statistiche e da atti trasmessi dalle forze dell’ordine) non riesce a farsi un’idea precisa del problema e dei valori in gioco. Di conseguenza individua nelle politiche ostili agli immigrati la soluzione a una situazione di proprio disagio o, peggio ancora, lascia correre e non prende posizione. Non a caso i sentimenti a corredo di questa situazione sono timore, chiusura difensiva, contrapposizione, rifiuto e indifferenza. Uno degli atteggiamenti ingiustificabili, tuttavia, è il silenzio e l’indifferenza. Forse peggio dell’odio e della paura perché lascia spazio alla diffusione di uno strisciante rigurgito razzista.

Per questi e altri motivi, è opportuno che intervenisse una Struttura istituzionale competente, che faccia da argine da un lato ad un incomprensibile rifiuto del diverso, e dall’altro proporre una seria azione politica rivolta all’integrazione dei migranti e una nuova cooperazione con i paesi da cui questi esseri umani provengono, riscattando gli orrori che la colonizzazione europea ha compiuto dalla fine del 1800 fino ai decenni successivi alla fine della II guerra mondiale, ponendo le basi ad una ragionevole risoluzione ad un problema che riguarda l’intero continente Europeo. Occorre palesare alle popolazioni europee che il fenomeno migratorio, oltre a consentirci un arricchimento culturale, non rappresenta una minaccia alle nostre conquiste economiche e politiche ma un’opportunità che le stesse siano assimilate dai migranti e esportate (non imposte) nei paesi di provenienza. Naturalmente, grazie e attraverso politiche serie e competenti, avvalendosi di ordinamenti nuovi, e di strumenti organizzati e strutturati quali sportelli di ascolto, centri culturali mediazione, accompagnamento.

Sicuramente un aspetto indiscutibile è rispettare, garantire e tutelare la libertà di emigrare.

Senza mai dimenticare, poi, che è un DOVERE INDEROGABILE nei casi di potenziali richiedenti asilo o quando si legittima lo status di rifugiato politico, nonché verso i soggetti deboli e indifesi.

L’assonanza immigrato = criminale è assolutamente illegittima e offensiva. Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione.

Vero è che attualmente l’Italia, e soprattutto il Sud, è  vittima di disoccupazione e povertà, ma questo non significa che non sia in grado di offrire una soluzione e una svolta per sé e per l’Immigrazione, grazie e attraverso la Macroregione Mediterranea, con miglioramento delle condizioni di vita di tutti.

Per questo, occorre capirne il Valore, il peso e le potenzialità, non consentendo a scetticismo, pessimismo e diffidenza di perdere questa nuova e importante occasione, per il Sud, per il Mediterraneo e per l’Europa.