La Conquista del Futuro Stampa
Giovedì 27 Dicembre 2018 20:26

Alla fine ce l’abbiamo fatta.

Il 23 dicembre è stato il 40° anniversario del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Nell’approssimarsi della data fatidica, sembrava quasi di essere tornati all’ anno 1000 d.C, quando il mondo doveva finire….

Sembrava che si fosse tutti pronti a celebrarne il funerale…la fine inevitabile dopo anni di stenti e misera esistenza…

Uno zombie, un residuato bellico, l’archeologia museale dello stato sociale…

Invece SSN ha resistito e nonostante tutto continua ogni giorno a fare il suo dovere.

Certo il mondo intorno a lui è molto cambiato.

E’ cambiato ad esempio quel numero che alla nascita ci indica l’aspettativa di vita.

Un numero che gli italiani hanno visto innalzarsi notevolmente in breve tempo, e che ci pone tra i popoli più longevi al mondo.

In se una cosa bella, ma nel tempo andava previsto che la popolazione sarebbe arrivata un giorno ad avere più bisogno di risposte ai problemi degli anziani,  che alle necessità dei neonati.

Avremmo dovuto comprendere che sarebbero incrementate patologie legate al logoramento del fisico ed alla degenerazione del sistema nervoso.

Avremmo dovuto capire che un “benessere” più diffuso, avrebbe modificato abitudini alimentari e stili di vita, incrementando inevitabilmente inquinamento ambientale e la diffusione di molte patologie.

Avremmo dovuto sospettare che aumentando la “paura di morire” per morbi sconosciuti o flagelli invincibili, la ricerca avrebbe prodotto farmaci più potenti e tecnologie più sofisticate, per vedere il prima possibile l’insorgenza del “danno d’organo”, e poterlo curare.

Divenuta più diffusamente ricca una parte di mondo, tutto questo armamentario di cura avrebbe avuto costi piuttosto alti, al limite della sostenibilità.

Una parte importante della garanzia di benessere, o “miglior qualità della vita”, passa per la cosiddetta prevenzione.

Ma noi italiani siamo culturalmente, più proiettati verso la gestione delle emergenze, e quindi di tutti i miliardi di euro, che costituiscono il Fondo Sanitario Nazionale, una percentuale oggettivamente molto bassa impegniamo in “prevenzione”, più o meno il 5%

Inoltre con le trasformazioni sociali ed economiche, dobbiamo fare i conti con il concetto di cronicizzazione di molte patologie, il che significa confrontarsi con un nuovo paradigma, la “riabilitazione” post malattia.

Bisogni nuovi, condizioni di vita diverse.

Ma il cittadino gravato da disabilità ha la stessa dignità del cittadino “sano”, ed è dovere di tutta la comunità garantire sostengo e diritti e pari opportunità.

A fronte di questo nuovo scenario , per esigenze di “ragioneria dello stato”, pensiamo ancora all’individuo come una somma di bisogni “on-demand”, invece che ad un unicum, il viaggio del singolo nel suo stesso “diritto alla vita”.

E così il nostro welfare e SSN, rispondono ai bisogni “on-demand” presi singolarmente dentro un sistema a compartimenti stagni.

Ciò impedisce l’affermazione di una cultura innovativa, di presa in carico globale.

Quello che invece competerebbe ad un Moderno Stato ispirato ai principi della Uguaglianza e della Solidarietà universali.

Da più parti si sente una sorda e monotona invocazione del ricorso a nuove forme di finanziamento, il cosiddetto  Terzo Pilastro, ovvero assicurazioni complementari obbligatoriamente legate al possesso di un lavoro.

Non è questo modello che può realmente garantire per altri multipli di “40”anni, il mantenimento ed il pieno godimento di un SSN gratuito ed uguale per tutti, e soprattutto funzionale ai bisogni di ogni individuo.

Noi dobbiamo avere il coraggio e la forza di ripensare le forme ed i modelli, di riprogrammare un progetto di vita di una comunità, intesa come comunione di persone indipendenti e portatrici di proprie specifiche caratteristiche, ma in continuo collegamento e cooperazione con le “comunità” circostanti.

Noi, singoli  cittadini, uomini e donne, giovani e meno giovani, dobbiamo riconquistare una supremazia pacifica, la supremazia delle scelte e delle responsabilità.

Dobbiamo tornare ad essere i veri protagonisti della nostra storia.